Per l’autonomia della politica

Per l’autonomia della politica
di Luigi Rossi

CORRUZIONE: SPRINT COMMISSIONI CAMERA, IN AULA LUNEDI'Si è aperto il dibattito sulla scelta del nuovo presidente della repubblica, mentre in Campania ci si confronta circa l‘eventualità delle primarie per scegliere i migliori rappresentanti. Proponiamo a chi è coinvolto in questi processi di leggere il saggio di L. Canfora e G Zagrebelsky in La maschera democratica dell’oligarchia. Un dialogo, stimolante e feconda meditazione su alcuni aspetti del mondo politico nazionale e locale. I due autori individuano alcuni aspetti del progressivo affermasi di una pericolosa gestione oligarchica del potere in Italia ed in Europa, responsabile di una evidente involuzione democratica.
Zagrebelsky, facendo riferimento alle sue competenze di costituzionalista, ritiene che impoverimento generale, emarginazione sociale, riduzione dei diritti della maggioranza, scomparsa del lavoro e sua dislocazione dove costa meno sono effetti del connubio tra denaro e potere. Intanto, una frustra retorica allenta i lacci della responsabilità politica per proporre obiettivi parziali, sbandierati come vero interesse generale. Canfora afferma da storico che le oligarchie del passato per specifiche competenze tecniche divenivano classe dirigente, tuttavia da quando i capitani d’industria si sono trasformati in speculatori bancari globali questo ceto ha perso ogni eventuale parvenza di nobiltà. Intanto come funghi spuntano personaggi inconsistenti, meri esecutori della volontà altrui, tecnici pronti ad elaborare ricette anticrisi che si abbattono non solo sulle classi più deboli, ma colpiscono anche il ceto medio sul quale contano i partiti di governo delle democrazie occidentali.
L’insidia maggiore la corre lo stato sociale, giudicato sempre più un fardello insostenibile e dannoso per economie soffocate da un assistenzialismo origine di sprechi. A parlare é chi, investito di neutralità tecnica, difende i rapporti di forza esistenti e, quindi, sfuggenti dinamiche di potere prone al processo decisionale elaborato dalla lobby economica più forte. Da qui la riflessione dei due autori sul potere nell’attuale contesto. I suoi specifici caratteri antropologici e materiali aiutano a tracciare il profilo distintivo di una nuova oligarchia, pronta a trarre vantaggio dal nichilismo culturale che attanaglia la società liquida, contribuendo alla inedita confusione tra mezzi e fini, denaro e potere, dei quali l’uno diventa lo strumento per conquistare, garantire ed accrescere l’altro.
Nell’individuare concretamente questa minoranza di privilegiati occorre precisare che, per auto-conservazione, le oligarchie inneggiano agli aspetti formali delle istituzioni e difendono le procedure proprie del regime democratico, ma soltanto nel loro aspetto formale, perché quello sostanziale di fatto viene neutralizzato dalla rivendicazione di regole comuni di convivenza funzionali alla difesa di particolari interessi.
Risulta sempre più difficile individuare persone fisiche alle quali attribuire l’effettiva responsabilità di questa politica perché la nuova classe globale agisce all’interno di strutture finanziarie spersonalizzate. Essa é impegnata a mettere in atto progressive opzioni di finanza speculativa, mentre denuncia i rischi dell’instabilità monetaria statale, reiterato grido d’allarme utilizzato per accreditare opzioni sostenitrici della dismissione del patrimonio pubblico e dello smantellamento del welfare. Così si assiste all’impoverimento complessivo di frange sempre più vaste della popolazione, le quali contestualmente trovano crescente difficoltà a godere di una effettiva rappresentanza in un contesto che privilegia la cooptazione verticistica.
La matrice tecnocratica di tanti esponenti di questa oligarchia svolge un ruolo crescente nei circuiti deliberativi impegnandosi a neutralizzare dialettica politica e pensiero critico. Il processo consolida ancor più il trionfo di un ceto attento a difendere la prassi consociativa. Perciò, solo un effettivo mutamento di strategia in grado di garantire una riconquistata autonomia alla politica rispetto all’economia può consentire l’efficace irrobustimento delle istituzioni democratiche da impegnare per sanare preoccupanti e non più sostenibili disuguaglianze sociali.

redazioneIconfronti

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