Per un cammino di conversione

Per un cammino di conversione
di Michele Santagelo

Composizioni_floreali_per_la_Quaresima_2011_html_214dee28Mercoledì scorso, con il rito cosiddetto delle ceneri, è iniziata la Quaresima. Con la cerimonia alla quale, probabilmente, non moltissimi fedeli hanno preso parte, svolgendosi essa in un giorno feriale, la Chiesa traccia, fin dall’inizio del periodo la linea lungo la quale i cristiani si devono muovere per prepararsi degnamente alla celebrazione del mistero pasquale, come ricordo e  riattualizzazione della passione, morte e risurrezione di Cristo. La semplice, ma anche suggestiva e coinvolgente liturgia, durante la quale il celebrante ha deposto sul capo dei fedeli un pizzico di cenere, richiama alla mente il duplice significato del materiale di scarto  della combustione del legno che, da un lato sta ad indicare la debole e fragile condizione dell’uomo, simbologia molto antica e molto usata nella sacra scrittura, dall’altro, le ceneri sono anche il segno esterno di colui che si pente del male eventualmente compiuto e decide di avviare un cammino di rinnovamento verso il Signore in modo da corrispondere più efficacemente all’iniziativa di salvezza di Dio. Tutti e due i significati sono ricordati anche nelle espressioni pronunciate dal sacerdote nell’imporre sul capo il pizzico di cenere: “Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai” e “Convertitevi, e credete al Vangelo”.

Per la verità, la prima formula sembrava sottolineare troppo la condizione di caducità e precarietà dell’uomo, invitato a considerare la propria miserevole condizione che poco spazio lasciava ad una tensione morale attiva, capace di operare efficacemente il bene, sia pure con l’aiuto della misericordia divina  che perdona sempre ma solleva anche nell’aspettarsi dagli esseri umani una fattiva collaborazione  al misterioso piano di salvezza dell’umanità. Aspetto, quest’ultimo, maggiormente sottolineato dall’introduzione della seconda formula che sottolinea piuttosto la necessità di un atteggiamento dinamico del cristiano che viene invitato a compiere il proprio cammino di conversione supportato dalla fede e dall’insegnamento della Parola di Dio, in spirito di gioia e con attenzione anche alle condizioni esistenziali dei fratelli. Quindi anche la Quaresima, che molte volte nell’immaginario collettivo è collegata ad un tempo di tristezza, di volti dimessi, di persone piegate sotto il peso del male, propense, forse a pensare più ad un Dio che castiga per i peccati commessi, piuttosto che assumere su di sé il male del mondo per redimerlo, è il tempo della fiducia perché Egli ci chiede di compiere il bene perché Lui ce ne ha reso capaci e ci assiste con la sua grazia. In questa direzione va anche l’insegnamento della parola di Dio considerata in questa prima domenica di Quaresima, a cominciare dal brano della Genesi che ci presenta l’immagine di un Dio preoccupato di presentare all’uomo, reduce dalla tremenda esperienza del diluvio, la propria promessa di alleanza secondo la quale nessun essere vivente insieme all’uomo sarà distrutto dal diluvio, né la terra tutta sarà mai più da esso devastata. A ricordo di questo patto di salvezza, di tanto in tanto il cielo sarà attraversato da parte a parte dall’arcobaleno, sempre auspicio di bene. E di un Dio paziente e magnanimo parla anche S. Pietro nella sua lettera, dove racconta di Cristo “morto una volta per sempre per  i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondur(ci) a Dio”. L’arca di salvezza per l’uomo di oggi è il battesimo che “non è rimozione di sporcizia del corpo, ma invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza – che fonda la sua speranza – sulla risurrezione di Gesù”. “Convertitevi e credete al Vangelo” continua a ripetere Gesù, ancora oggi. Dopo duemila anni di riflessione, di annuncio della sua parola, dopo che a migliaia i cristiani ne hanno parlato, su esso hanno pregato; ebbene, ancora oggi è necessario che agli uomini venga rivolto l’invito, forse perché non sempre è chiaro che ne vale la pena, anche perché “il tempo è compiuto”, non nel senso che di tempo non ce n’è più, ma nel senso che tutto quello che c’era da fare da parte di Dio è stato fatto; il Figlio di Dio ha pagato in anticipo il nostro riscatto, ed anche in sovrabbondanza. Tocca a noi ora, attraverso un cammino di conversione e di fede, rientrare in possesso di un tempo diverso, il tempo di Dio che è tempo di amore, di grazia, di pace, di comunicazione fraterna nella fede e nella carità.

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *