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Perché la Campania è più a rischio morti bianche

Perché la Campania è più a rischio morti bianche
di Gianmaria Roberti

incidenti-lavoroSpesso la vita di un uomo vale meno di 150 euro. Il prezzo di un’imbracatura anticaduta, che non viene acquistata dall’impresa. Specie se questa non è esattamente amante delle regole, e il profitto si massimizza tagliando i costi della sicurezza. È il prezzo anche di altre misure previste dalla normativa sui Dpi, i Dispositivi di Protezione Individuali, obbligatori se si lavora in un cantiere ad un’altezza superiore a 2 metri. Una serie di prescrizioni inghiottite nel buco nero dell’edilizia in Campania. Il feudo invincibile del lavoro sommerso, con l’asticella fissata al 63%. Più di un operaio su due è cittadino della terra di nessuno, dove il diritto è una concessione, l’impiego un regalo, da contraccambiare con la svendita della propria incolumità. E chissà a quale mondo apparteneva, l’uomo di 61 anni seppellito dalla sabbia in un cantiere di Castellammare di Stabia, dopo la caduta in una vasca utilizzata per la costruzione di blocchi di cemento. Per estrarne il cadavere ci hanno messo 20 minuti. Per capire come siano andate le cose, ci vorrà molto di più. Se sia l’ultimo omicidio bianco da lavoro, o sia stato ucciso da una fatalità, se fossero state prese tutte le precauzioni, o fosse uno dei migliaia edili-fantasma, lo stabilirà la magistratura. Sperando di incontrare collaborazione e non un muro di omertà.  Ma intanto ci avevano detto che la Campania stava facendo passi da gigante, sulla prevenzione degli incidenti. A novembre l’ultimo rapporto Inail annunciava la migliore performance su scala nazionale, con un -11,09 per cento di infortuni nel 2011 rispetto al 2010. Il resto d’Italia si attestava sul -6,5%. Strette di mano e pacche sulle spalle. Invece, la Fillea-Cgil afferma sconsolata che sono circa 300 gli infortuni dall’inizio dell’anno, dai più gravi ai più lievi. “Nell’edilizia, a livello nazionale, abbiamo perso 11.000 posti – dice Ciro Nappo, segretario generale Fillea-Cgil Campania – Con una perdita secca del 26,5% di impieghi, vuol dire che che l’incidenza aumenta, non diminuisce”. Come non detto. Va preso con cautela il dato degli ultimi 7 anni, gli anni del vortice della crisi: in Campania gli infortuni sul lavoro sono calati del 34%, a fronte di una media nazionale del 22,8%; quelli mortali sono passati dai 72 del 2010  ai 58 del 2011 (- 19,44%). Insomma, meno si lavora, meno ci si fa male, questo è innegabile. E non è tutto: chi subisce un incidente sul lavoro, e sarebbe in condizioni di denunciarlo, perché non ci ha ancora rimesso la pelle, viene dissuaso dal parlarne alle autorità. Le aziende non vogliono troppe grane. Magari quel lavoratore non è inquadrato secondo le leggi. Vuoi mica perderlo, questo posto? Pazienza. Tocca stringere i denti. In fondo, i sacrifici toccano a tutti. Anche a quelli che vorrebbero un lavoro eseguito a regola d’arte, secondo standard di qualità. O almeno secondo decenza. “Nel settore costruzioni ormai c’è il massimo ribasso – dichiara Nappo -. Quando c’è un’offerta per la gara d’appalto, si arriva al 50% di ribasso, vuol dire che le imprese, da qualche parte, devono risparmiare. E lo fanno sulla qualità della struttura e sulla sicurezza”. E il massimo ribasso non colpisce solo i cantieri periferici, gli appalti per lavori condominiali, la buca stradale. “Anche nel grande progetto Pompei, per gli scavi, tanto pubblicizzato – spiega il segretario Fillea-Cgil – l’azienda che ha vinto la gara lo ha fatto ribassando al 52%”. Il diktat del risparmio si propaga come un virus, e avvolge con le sue spire tutto il comparto. E non di rado scarica le sue tossine sulla carne viva dell’operaio, lasciando il segno. “In Italia sono 13 i morti da gennaio, bisogna attrezzare e potenziare gli Enti di controllo e di prevenzione – insiste Nappo -, bisogna rendere esemplare le repressioni per contrastare la filosofia di chi pensa, che depenalizzando le norme sulla sicurezza, zavorra da buttare giù, ci sia più sviluppo nel settore delle costruzioni.” Un alibi depennato dal crollo del settore: anche violando sistematicamente le leggi, la Campania ha perso il 20% dell’occupazione.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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