Perché Renzi ha già perso

Perché Renzi ha già perso
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Voglio utilizzare lo sguardo lungo dello storico e non l’occhio corto e magari smemorato del politico. Questa metafora non mi serve per esaltare il mio mestiere di artigiano della cultura, come amava ritenere gli storici un grande come Marc Bloch.

Voglio invece ribaltare un modo di pensare, anche in modo eretico, se volete.

Per me Renzi, pur vincendo il referendum, ha in realtà perso.

Certo la vittoria può esibirla come fiore all’occhiello, può dire, come ha già ampiamente fatto, che il popolo al 70% circa è con lui (ma tra gli astenuti c’è un’abbondante quota di apatici e menefreghisti), può lasciar trivellare quanto vorrà ancora, fregandosene dei territori, dei nove consigli regionali che hanno rivelato più sensibilità ecologica di quanto lui stesso potesse fare, può giocarsela ovunque quest’affermazione politica. Può ingrassare i petrolieri quanto gli parrà e gli aggraderà fare, dopo aver sorretto con danaro pubblico le banche e molti dei loschi figuri che si aggirano in quel mondo.

Renzi potrà gestire a suo piacimento questo successo. E so che lo farà.

Ma ci sono vittorie culturalmente non spendibili e che, alla lunga, si trasformeranno in gravissime sconfitte politiche e morali.

In fondo Renzi si è comportato come il sanfedista cardinal Ruffo, quello che risalì da Sud il regno di Napoli nel 1799 per sconfiggere gli uomini e gli ideali della rivoluzione del 1799, tutta basata (quale orrore!) su democrazia, sovranità popolare, partecipazione dei cittadini alla vita politica, abolizione della feudalità, uguaglianza giuridica e sociale tra gli uomini.

Pensate che scempio culturale rappresentavano tali idee in quel tempo storico!

Non passeranno che venti-trent’anni al massimo e la sua vittoria sulle trivellazioni del mare entro i dodici chilometri passerà alla storia come uno degli atti più conservatori e grotteschi assunti da un governo che si è pure di recente impegnato a ridurre l’uso delle tradizionali forme di energie per bloccare il pericoloso riscaldamento del nostro pianeta.

E allora condanneranno la protervia, la superficialità e la contraddittorietà di un atto politico che lo avrà portato solo ad una nuova epocale vittoria alla Pirro.

Egregio Renzi, le energie alternative vinceranno, è destinato che vincano presto, anche prima del tempo che io stesso ho prima immaginato. Perché non sono il futuro che verrà: in molti posti, Italia compresa, sono già il presente. La Storia condannerà senza appello il ritardo culturale di un politico troppo incline ad accontentare i poteri forti.

Anche Ruffo decise di aiutare i feudatari, i lealisti monarchici. Ma chi ha vinto, nel passo lungo? Ruffo o la democrazia? Ruffo o i diritti degli uomini? Ruffo o la sovranità popolare?

La Storia, sempre lei, ci insegna che non solo gli ideali sono destinati a fare breccia nel cuore e nella mente degli uomini più emancipati e coraggiosi, ma anche la gestione dei beni materiali del pianeta o di un singolo Stato non rappresenta solo un problema tecnico ma deve essere sorretta da audaci scelte politiche, dense di altrettanti valori.

Più che un popolo senza grandi ideali, come pure potremmo tacciare una buona fetta di Italiani, abbiamo una classe politica che si accontenta di quelli minimalisti e strumentali collegati al voto clientelare e all’appoggio ai poteri forti.

E non si azzardi, questa stessa classe politica, sull’onda referendaria, a toccare l’acqua come bene pubblico…

* professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

 

redazioneIconfronti

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