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Persone naturali e strafottenti

di Rosaria Fortuna
 Quando nel 1975 venne pubblicato “Scende giù per Toledo”, storia di Rosalinda Sprint femminiello e prostituta per necessità e per gioco, Giuseppe Patroni Griffi era già commediografo della Compagnia De Lullo-Falk- Guarnieri-Valli; era stato allievo di Luchino Visconti e aveva all’attivo un numero impressionante di scritti oltre che la trasposizione cinematografica di “Metti una sera a cena” il cui tema musicale, una bossanova di Ennio Morricone, entra anche in questo libro. Questi  passaggi sono importanti per inquadrare un testo, qual è “Scende giù per Toledo”, ancora oggi attuale, viste anche le continue e quotidiane dispute sull’identità di genere, dispute che questo libro abbatterebbe all’istante.
“Scende giù per Toledo” è un romanzo di centotrentrasette pagine, antesignano dei romanzi che oggi leggiamo. Libri che fanno della brevità la misura necessaria per andare incontro a dei lettori a caccia di emozioni rapide, in tempi piccoli. Qui, più che questo, la brevità del testo è parente stretta del ritmo, un ritmo ricorsivo e dilatato, la bossanova di Ennio Morricone per intenderci, di una levigatura costante della parola  e di una capacità di teatralizzare la pagina, tale da far approdare il lettore, direttamente, sul palco e fargli prendere parte allo spettacolo, prima di Woody Allen e della sua “Rosa Purpurea Del Cairo”, spettacolo che Rosalinda Sprint, femminiello napoletano, bionda figlia della camonilla Schultz, mette in scena per noi, mentre sale e scende per Toledo. Già raccontato in questo modo, il libro parte velocissimo e polverizza qualsiasi stereotipo. Rosalinda è donna e femmina da subito, per questa capacità di Giuseppe Patroni Griffi di tratteggiarla così, in maniera inequivocabile e definitiva. Questo fa sì che quando verrà cacciata di casa dal padre, che scopre di non avere un figlio maschio ma una “uoma”, apprendista femmina, quel “ricchione” – urlato a scena aperta – diventi solo un espediente teatrale, un modo per rivelare un elemento, che niente toglie all’identità certa, ma non anagrafica, della protagonista e che non induce il lettore a dubitare del fatto che davvero Rosalinda sia femmina di testa, malgrado la carne.
Un romanzo di aggregazione umana. Le parole, come l’acqua, scorrono mentre abbelliscono la miseria e il degrado di una vita alla ricerca di un riconoscimento affettivo, da parte del mondo, per via di quell’urlo. Acqua, a cui fa riferimento anche Natalia Ginzburg nella prefazione al libro. Natalia Ginzburg era una che sapeva ben guardare alla bellezza, al di là della miseria, tanto più che la perdita di due mariti e la malattia della figlia Susanna, le aveva fatto prendere consuetudine con il dolore. “Scende giù per Toledo” ebbe anche una lunga gestazione. Ci vollero quindici anni per scriverlo e questo prova che l’esattezza della scrittura, non c’entra con la lunghezza del testo ma che pure per semplificare e rendere leggero ciò che non lo è, bisogna far decantare le parole.
Del resto l’accettazione dell’omosessualità, per Giuseppe Patroni Griffi, passa anche attraverso  la continua riscrittura di testi per il teatro, ambito in cui, il suo naturale anticonformismo e il suo sguardo sofisticato e limpido sul mondo, trovano il giusto approdo.

Patroni Griffi

Patroni Griffi

Non a caso di “Scende giù per Toledo” c’è poi un seguito teatrale dal titolo” Persone perfette e strafottenti” con medesima ambientazione e con Pupella Maggio.
A riprova che “Scende giù per Toledo” è una parte importante nella storia umana e professionale di Giuseppe Patroni Griffi.
Più efficace di qualsiasi outing, grazie al suo essere un inno alla femmilità. Inno che Giuseppe Patroni Griffi ha talmente accolto, da usare come pretesto letterario proprio un femminiello, il punto più alto della incarnazione del desiderio, in quanto desiderio potenziale.
Perché quello che insegna “Scende giù per Toledo” è che le donne sono un’idea, sospese nella caverna di Platone e come tali non definibili solo in virtù del genere.
La donna è perciò qualcosa verso cui tendere, non al punto di amputarsi o di modificare la propria condizione di genere, vista come condanna ma semmai di scegliere di essere donna malgrado il genere. Questo permette di non perdere di vista proprio il desiderio che di sé si vuole proiettare nell’altro.Una visione tutt’altro che passiva o scontata della femminilità. Perché l’amore per sé e per come si è, nell’intimo del desiderio, è il proiettore che ognuno orienta e niente conta se non questo. Oltretutto, il libro risente delle frequentazioni con il gruppo dei ragazzi di Chiaia, frequentazioni di cui si avverte l’eco, tra tutti quelli di Raffaele La Capria, Francesco Rosi, Antonio Ghirelli. Come c’è l’eco delle produzioni cinematografiche “on the road” italiane, vedi “La ragazza con la pistola” di Mario Monicelli con una Monica Vitti parente stretta di Rosalinda pure nel finale. Finale che nel caso di Rosalinda porta a le bianche scogliere di Dover, che fu anche un film, oltre che Eden letterario, mentre nel caso della ragazza con la pistola porta a Londra. E quindi la passione per il cinema, instillatagli dalla madre da piccolo, rientra e diventa parte della sua mappa testuale, vista anche la necessità di tingere di biondo Rosalinda e di darle come amiche delle Marlene. Tra l’altro, oltre a “Metti una sera a cena”, alla colonna sonora e alla canzone che ne scaturì, sempre scritta da lui e cantata da Florinda Bolkan e da Milva, c’è da ricordare anche la sua collaborazione ad “Identikit”, film con Elizabeth Taylor come protagonista e un cast internazionale. Perché Giuseppe Patroni Griffi, non voleva essere ricordato solo come regista teatrale ma anche e soprattutto come scrittore. Così “Scende giù per Toledo”, per tutte queste ragioni, è la sua opera di narrativa più importante perché è un’opera in cui la vita dell’autore diventa un grande occhio di bue sul mondo, mondo che non è né giusto né sbagliato ma vario, doloroso, velocissimo e soprattutto on the road. La ragione per cui “Scende giù per Toledo” non solo deve trovare posto nelle librerie ma deve accompagnare lo scandire del tempo di ognuno, visto che è un romanzo sulla vita, sull’amore e sulla dignità di stare al mondo indossando le proprie di scarpe, senza stare a pensare a quel “ricchione”, una parola non tesa a determinare l’identità di Rosalinda ma a farla accettare a suo padre, al punto da metterla alla porta, diversamente non avremmo l’urlo e consegnarla sola ma libera al mondo. Il suo.

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