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Mazze, Pezze e Panelle

Mazze, Pezze e Panelle
di Nicoletta Tancredi

suora-fustigatriceLo ammetto.
Se mi avessero detto “tua figlia andrà a scuola dalle suore”, io avrei risposto “non è mia figlia”.
E invece, per questo e quello e anche per codesto, che non sto qui a specificare, Camilla va a scuola proprio dalle suore.
Che poi, diciamoci la verità, si parla di un’educazione rigida.
Ma tutto sommato, forse, è proprio quello che ci vuole per Camilla, ci siamo detti un giorno io e mio marito.
Camilla molto spesso si impunta sulle cose.
Per carità, ben venga la determinazione, però è bene avere delle regole, essere scolarizzate, sapere che questo si fa e questo no o non in questo momento.
Insomma, disciplina!
Me la rimanderanno a casa nuova di zecca.
Obbediente ed educata.
E allora ben venga il velo nero, se contribuirà a sollevarci un po’ dalle fatiche di persuadere Camilla a comportarsi in una certa maniera invece che sdraiarsi a terra piangendo e sbattendo i piedi.
E soprattutto che mi coadiuvino un po’ nell’arte di inventare strategie educative, perché poi non è che uno abbia sempre voglia di inventare.
La campanella è suonata. E Camilla, Milly Milly come si chiama lei, ha varcato la soglia dell’asilo cattolico.
Nella prima settimana pare non abbia battuto ciglio.
Ogni giorno è andata a scuola con i codini e mi è tornata a casa con delle treccine che le fa una delle suore.
Piccina com’è, esile, e delicata nel volto, mi pare una mini studentessa di un collegio svizzero.
Acconciatura perfetta.
L’apparenza inganna direte voi, ma non è questo il caso.
Lei va a scuola dalle suore.
Quelle sì che sono rigide con i piccoli.
Inflessibili! Lo dicono tutti.
Certo un po’ mi dispiace tutta questa rigidità.
Povera piccola.
È pur sempre una bambina.
Avrà pure diritto ai suoi momenti.
A fare un capriccio ogni tanto.
E invece se ne sta lì buona buona.
Non ha pianto una volta finora.
Quando vado a prenderla, mi dà la mano felice e sorridente.
E sale in macchina di buon grado, lei, le treccine e lo zainetto di Pippi Calzelunghe.
Piccola mia, penso mentre vado all’uscita di scuola.
Siamo ormai alla fine della seconda settimana. E guarda com’è cambiata. Amore della mamma.
E io che pensavo fosse una discola. Che scherzando con mio marito dicevo che le suore a fine anno scolastico, se non prima, si sarebbero spogliate tutte.
Che madre ingrata!
Mi sento in colpa.
E al citofono, con voce quasi commossa per tutto questo meditare, dico: “sono la mamma di Camilla”.
“Prego”.
Le suore aprono il cancello.
fatinaIo cammino a passo svelto per tutto il giardino. Amore della mamma, sto arrivando.
“Camilla, ma che cos’hai ai piedi?”
“Signora – mi spiega mortificata la suora – ha sia gli antiscivolo che le scarpe, perché non voleva togliersi i calzini ed ora non vuole togliersi gli antiscivolo!”
Ah, rispetta le regole, penso tra me e me.
“Ah signora – continua un’altra suora, dandomi lo zainetto – Camilla, dopo pranzo, non ha voluto lavarsi i denti!”
“Ah no?” – faccio io sorpresa, visto che Camilla va nel bagno liberamente a lavarsi i denti e non solo.
Anche i piedi.
E se non sto attenta si fa anche la doccia. E comunque mi allaga il pavimento alla prima distrazione.
“Piccolina – continua la suora – aveva paura, forse la pressione dell’acqua era troppo forte e si è spaventata!”
“Ah!” dico io, pensando ai momenti di acqua-fun quotidiani che si vivono a casa mia.
Rispetta le regole, tutte, continuo a pensare tra me e me.
No, dico: le suore, tutte, rispettano le regole. Quelle che ha imposto Camilla, in quindici giorni!

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

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