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Piccoli prodigi incompresi di mamma

Piccoli prodigi incompresi di mamma
di Nicoletta Tancredi

image“Senti, senti” dico tutta entusiasta a Gianpiero, dandogli il mio cellulare.
Su whatsapp (e per fortuna che esiste, altrimenti nessuno ci crederebbe che Paola parla così bene) c’è registrata la poesia che la mia piccina ha imparato per Natale.
Certo ha solo due anni. Non si creda che abbia imparato chissà che cosa. Giusto quattro versi: “Arriva il Natale/la festa speciale/speciale davvero/per il mondo intero”. Ecco tutto: un concentrato di emozioni e tenerezza.
In realtà, questo va detto, io l’aiuto un po’.
Perciò si sente anche la mia voce “arriva” e Paola che continua “atale”. Poi io aggiungo “la festa” e lei “peciale”. “Speciale” faccio io, “abbeeeelo” . “Per il?”, con tono interrogativo e festante. E lei: “ondinnnnnteeeeelo”, in una chiusa trionfale per una dizione quasi perfetta. Ma che tenera!
Giampiero prende il telefono. Lo mette all’orecchio. Poi lo scosta. “Non si sente?” chiedo io.
Faccio ripartire la registrazione. Mi attendo grandi complimenti: è tenerissima! A due anni già la poesia. E, invece, niente!
Vabbè, sarà che Giampiero non ama molto i bambini.
E allora passo il telefono a Rosario. Lui sì che mi darà soddisfazione: è sempre tanto carino con Paola!
Intanto Roberta chiede: “è la registrazione in cui Paola dice ‘vino bianco’?”
“Ma, no – ribatto fiera, quasi che mia figlia avesse vinto l’Oscar come migliore attrice protagonista – questa è la poesia di Natale!”
Intanto Rosario prende il telefono, ascolta, poi resta perplesso.
“Forse non si è sentito bene?” dico io.
E che vuoi? Dopotutto siamo in un ristorante, con tutto il chiacchiericcio di fondo che c’è…
Cioè, chiacchiericcio. A guardarmi intorno siamo rimasti solo noi.
Ma sai, anche noi, si chiacchiera che si chiacchiera. Insomma, in uno studio radiofonico sarebbe diverso!
Lo faccio sentire a Massimiliano. Non è giusto che lui non ascolti la poesia. Che non apprezzi Paola mia. Che come recita lei le poesie non c’è nessuno! Ed ha soltanto due anni, amore della mamma!
Gli porgo il telefono.
“Senti, senti qua che brava Paola” e faccio ripartire i ventidue secondi di audio.
Ma non c’è niente da fare. I complimenti non arrivano. Non si deve sentir bene. È l’unica spiegazione.
Allora io, che brava che sono, ripeto la poesia tutta d’un fiato!
E sul viso dei miei amici leggo l’espressione della rivelazione, come quando fai la civiltà enigmistica e, dopo aver ragionato e ragionato, vai dietro a sbirciare la soluzione del rebus.
“Ah ecco cosa voleva dire!”
“Ma allora non si era sentito?” chiedo.
“Solo l’ultima parte non si capisce” risponde garbato Massimiliano.
“Ma come l’ultima parte? È quella più chiara!” ribatte mio marito, sorridendo, anzi ridendo.
“Le altre parole le ripeteva Nicoletta” fa Massimiliano.
Ma no! Non ripetevo, l’aiutavo, solo una parola si ripete, solo “speciale”.
“In verità io non ci ho capito niente” sbotta allora schiettamente Giampiero.
E, sentendosi incoraggiato, ancora più sinceramente Rosario dice: “io pensavo che la poesia dovesse ancora cominciare e invece era già finita!”
Tutti si divertono.
“Ma allora non si capisce!” dico io sconsolata.
Eh no, non si capisce proprio. Ma poi, che vuoi, ha solo due anni, un file audio di un telefonino, pure breve. E poi tutto questo chiacchiericcio.
E mentre mi arrovello in tutti questi pensieri, mio marito, senza lasciare spazio per nessuna attenuante, sentenzia, ancora più sincero di Giampiero e Rosario messi insieme: “A dire il vero, io a Paola, per come parla, non la capisco mai!”
E io che mi rammaricavo di non aver fatto in tempo a registrarla mentre dice “supercalifragilistichespiralidoso!”

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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