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Piccoli uomini crescono

Piccoli uomini crescono
di Nicoletta Tancredi

Un figlio maschio l’avrei voluto.
Non da sempre.
Anzi mai prima di adesso.
Eppure l’avrei voluto, ora lo so.
Per carità, le tre femminucce sono tre scintille scintillose, che mi incanto solo a guardarle.
Ma vuoi mettere un maschio?
Certo ho sempre pensato con più facilità a gonnelline, bambole e nastrini che a tute, robot e campi di calcio.
Ma ora sento che qualcosa mi manca.
Il rapporto madre/figlio maschio deve essere qualcosa di insondabile e meraviglioso.
Le femmine sì, indubbiamente sono vezzose, carine, garbate.
Ma noi donne non siamo più capaci degli uomini e quindi più indipendenti?
Ebbene, tutta questa voglia di far da sole allontana la madre.
E io, invece, mi sento mamma-chioccia.
Faccio un esempio: se dico alle mie figlie “venite qui, vi metto le scarpe”, loro, urlando come gabbiani plananti, si ribellano “no, lo faccio da sola”; “io sono grande, ho tre anni!” aggiunge di solito Camilla, tanto per essere più chiari.
E invece io li vedo i figli maschi.
Al parco giochi, tanto per dire, camminano e hanno le scarpe sciolte, corrono, i lacci sono sempre sciolti, ma non se ne accorgono, poi inciampano e niente non se le riallacciano finché la mamma non li chiama e gliele sistema.
Insomma è una dipendenza che sembra destinata a restare tale. Per sempre.
Certo poi si innamoreranno, ma non ci voglio neanche pensare.
Io ora vorrei un figlio maschio.
Ho deciso anche il nome. Lo chiamerei Marco.
E me lo immagino: viso pulito, fare pacato, un po’ restio alle novità.
E immagino la sua vocina, che solo nell’immaginazione posso sentire: “mamma, dove sono i colori, vorrei colorare?” che Paola e Camilla, invece, e fra un po’ anche Sandra, se vogliono qualcosa si arrampicano sui mobili, senza chiedere niente.
Sono femmine loro!
“Amore di mamma, devi vestirti!” E lui inerte che si fa infilare i pantaloni. Che qui, con Paola, Camilla e anche Sandra, io già non decido più cosa far loro indossare.
“Amore di mamma, ti sei sporcato la maglia, vieni qui che te la cambio!” Che qui invece Paola, Camilla e Sandra fra un po’ mi mettono la lavatrice.
“Amore di mamma, vieni qui che si pranza”. Che Paola, Camilla e Sandra apparecchiano loro, dalla tovaglietta di Frozen a piatti e bicchieri colorati, non sfugge nulla.
Insomma un figlio maschio lo vorrei.
Poi d’un tratto mi sento chiedere dalla cucina “é finito il latte?”
“Ma no, è in frigo!” rispondo io dallo studio.
“Questi pantaloni neri… si sono macchiati?”
“Sì, mettili nella cesta dei panni sporchi” rispondo io dalla camera delle bambine.
“Che si mangia stasera?”
“Arrivo, dammi solo un minuto” dico mentre metto il pannolino pulito a Sandra.
Che poi, ripensandoci bene … potrei anche cominciare a chiamarlo Marco … mio marito!

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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