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Pietro e Paolo, radici di cristianità

Pietro e Paolo, radici di cristianità
di Michele Santangelo
San Pietro e Paolo

San Pietro e Paolo

Con questa domenica, termina la lunga parentesi liturgica nella quale la Chiesa, prima con il tempo quaresimale e poi con la celebrazione della Pasqua e degli altri grandi misteri, sempre in qualche modo legati a quello fondamentale della morte e risurrezione di Cristo, ha arricchito di contenuto la vita spirituale di tutti coloro che si sono avvicinati all’ascolto della Parola di Dio con cuore sincero ed animo aperto ai suoi  insegnamenti. Ora riprende la seconda fase delle domeniche del tempo ordinario e terminerà prima dell’Avvento con la solennità di Cristo Re dell’universo, che cade, quest’anno, il 23 di novembre. La prima fase era iniziata la domenica dopo il Battesimo del Signore per finire con quella prima del mercoledì delle ceneri. Tempo ordinario, quindi, ma non tempo privo di significato, in quanto non viene mai meno l’impegno del cristiano ad incarnare nella vita quotidiana il mistero che in maniera così suggestiva è dato contemplare nelle grandi ricorrenze dei tempi cosiddetti forti dell’anno liturgico e legati alla celebrazione del Natale e della Pasqua. Allo stesso modo, non viene mai meno, anche in questo tempo, il riferimento alla Pasqua attraverso la celebrazione della domenica, “Pasqua settimanale”, in cui la Chiesa continuerà a manifestare ad ogni generazione  “ciò che costituisce l’asse portante della storia, al quale si riconducono il mistero delle origini e quello del destino finale del mondo”, dice San Giovanni Paolo II.

In questo 2014, la domenica XIII del tempo ordinario coincide con un’altra solennità, la festività dei SS. Pietro e Paolo, a cui la Chiesa ha attribuito, ab antiquo, grande importanza e significato  spirituali. Infatti, dal punto di vista liturgico, nella celebrazione sacra, quest’ultima ricorrenza prevale sulla domenica e quindi la Messa è quella propria della festività con brani di sacra scrittura dedicati. La solennità odierna è molto antica; la tradizione, infatti, ne attesta l’esistenza ancora prima di quella del Natale. Nel secolo IV, per sottolineare  l’importanza della ricorrenza, si celebravano tre messe, in tre posti diversi di Roma: in S. Pietro sul monte Vaticano, in san  Paolo fuori le mura  e nelle catacombe di San Sebastiano dove, con  molta probabilità, all’epoca delle invasioni, vennero tenute nascoste le spoglie dei due apostoli. Al ricordo di questi due apostoli la Chiesa dedica un solo giorno anche perché, nel comune sentire dei fedeli di tutti i tempi, essi vengono accomunati nell’unico grande ruolo di aver costruito le radici dalle quali continuamente si alimenta la fede cristiana. Diversa la provenienza e diverso anche il cammino per giungere alla sequela di Cristo.  Simone, il nome Pietro gli fu attribuito dallo stesso Gesù, originario di Betsaida, si era stabilito a Cafarnao dove praticava il mestiere di pescatore. Ad introdurlo al seguito del Maestro fu il fratello Andrea. Visse in prima persona tutte le vicende della passione e della morte di Gesù e fu tra i primi a constatare la tomba vuota, dopo la Risurrezione. Paolo, invece, originario di Tarso, prima persecutore dei cristiani, incontrò il Risorto sulla via di Damasco e qui avvenne la grande trasformazione. Viene definito apostolo delle Genti perché in quattro, o forse cinque viaggi, percorse tutte le regioni che si affacciavano sul Mediterraneo per annunciare a tutti la buona novella. Tutti e due ricevettero la corona del martirio: il primo fu crocifisso a testa in giù e sepolto sul monte Vaticano, il secondo fu trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. Fecondarono così con il loro sangue la Chiesa e in quel sangue è fondata l’universalità e la saldezza delle fondamenta di essa. Sono passati regni, popoli, culture, nazioni, potentati, solo la Chiesa fondata da Cristo e su Cristo dura per sempre.

 

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