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Pietro Ichino: “Gli abusi sono tutta colpa dei dirigenti che non vigilano”

Pietro Ichino: “Gli abusi sono tutta colpa dei dirigenti che non vigilano”

Da “La Repubblica” del 08/01/2017

Il giuslavorista, senatore del Pd: “Nel pubblico non vengono rispettati i paramenti del privato. Occorre un sindacato che difenda i diritti dei lavoratori anche criticando gli abusi”
di Rosaria Amato

ROMA. Dieci anni fa nel libro I Nullafacenti Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Pd, denunciò il tasso di assenze altissimo nel settore pubblico rispetto a quello privato.

Professore, la stessa sproporzione si registra anche rispetto all’abuso di certificati medici per godere di particolari benefici sul lavoro?
“Sono aspetti diversi dello stesso problema: il settore pubblico vede sempre molto dilatato l’abuso dei benefici, perchĂ© i dirigenti non svolgono la propria funzione, non motivano adeguatamente i dipendenti, non fanno i controlli dovuti”.

Quindi non è un problema di norme?
“Qualche norma un po’ piĂą generosa, soprattutto per i dipendenti statali e degli enti locali, c’è. Ma la differenza è dovuta per una parte largamente maggiore a un difetto della dirigenza pubblica”.

Nel privato proprio il fenomeno non esiste?
“Certo che sì, ma si tratta di casi singoli, isolati. Nel pubblico, invece, la tolleranza generalizzata ha consentito che l’abuso divenisse un malcostume diffuso”.

In fondo però non stiamo parlando di assenteismo, ma di comportamenti leciti, giustificati dall’ordinamento. PerchĂ© il datore di lavoro privato riesce ad arginarli e il pubblico no?
“In realtĂ  non si tratta sempre di comportamenti leciti. Per esempio, la legge 104 non consentirebbe che il lavoratore, ottenuto il permesso, invece di assistere la vecchia zia ottantenne, si dedichi a un corso di canottaggio. Pensiamo anche ai permessi elettorali: non è ammissibile che in un servizio pubblico si dimezzino gli organici in occasione delle elezioni. Nel settore privato il dirigente verifica che chi ne fruisce sia veramente un militante del partito, vada a fare davvero il rappresentante di lista; nel pubblico nessuno si cura di controllare”.

Quindi è solo una questione di incapacità dei dirigenti?
“Innanzitutto di irresponsabilitĂ  dei dirigenti. I vertici politici, da Brunetta in poi, hanno varato diverse norme anti-assenteismo, ma non hanno mai fatto l’unica cosa efficace: imporre ai direttori del personale l’obiettivo di allineare il tasso di assenze rispetto a quello di aziende private comparabili, entro un termine ragionevole, sotto pena di perdere l’incarico, come previsto dall’articolo 21 del Testo Unico”.

Come è possibile che leggi in sé giuste come la 104 si trasformino in favolose opportunità per i nullafacenti?
“La legge, anche se si basa su di un principio giusto, contiene sempre in sĂ© il germe dell’abuso quando non si preoccupa di istituire controlli adeguati e, soprattutto, gli incentivi giusti perchĂ© i controlli funzionino. Nel settore privato la dirigenza
questi incentivi li ha; nel settore pubblico no. E poi…”.

E poi?
“… occorrerebbe un sindacato del settore pubblico consapevole del fatto che i diritti dei lavoratori si difendono anche e soprattutto contrastandone gli abusi”.

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Commenti (1)

  • Franco Pelella

    Caro direttore, commentando un’indagine giornalistica che ha evidenziato un assenteismo molto maggiore nel settore pubblico rispetto al settore privato il giuslavorista e senatore del Pd Pietro Ichino ha dichiarato: “…il settore pubblico vede sempre molto dilatato l’abuso dei benefici perché i dirigenti non svolgono la propria funzione, non motivano adeguatamente i dipendenti, non fanno i controlli dovuti” (ROSARIA AMATO: Ichino: “Gli abusi sono tutta colpa dei dirigenti che non vigilano; La Repubblica, 8/1/2016).
    Le affermazioni del senatore Ichino ricalcano la ricorrente opinione, che è diventata ormai un luogo comune, seconda la quale quando emerge un comportamento non corretto da parte della popolazione italiana la colpa è sempre della classe dirigente, sia che si tratti dei politici sia che si tratti della dirigenza amministrativa. Quello di cui non tiene conto il senatore Ichino è che spesso i dipendenti della pubblica amministrazione italiana appartengono alle categorie più disparate; essi sono anche delinquenti, nullafacenti, malati, disagiati, ecc. ecc. Queste persone negli scorsi decenni sono state assunte anche grazie alla complicità dei politici ma sono diventate dipendenti pubblici soprattutto per alleggerire una pressione sociale ed economica che altrimenti sarebbe diventata insostenibile; è naturale, adesso, che un personale pubblico di tale qualità produca un alto tasso di assenteismo ed è normale anche che spesso la classe dirigente (politica ed amministrativa) non riesca a frenare questi comportamenti scorretti. Non si può addossare la colpa dei comportamenti distorti dei dipendenti pubblici (che hanno molteplici cause) solo alla classe dirigente.

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