Pina, il ritorno alla vita

Pina, il ritorno alla vita
di Anna Manzi
Anna Manzi
Anna Manzi

Pina usciva da una storia sentimentale logorante. Delusa e prostrata, tentava di rialzarsi dalla depressione che non le lasciava vedere l’azzurro del cielo e le restringeva gli orizzonti facendola raggomitolare in uno spazio angusto, privo di sfumature di colori.
“Devi ritornare alla vita” – le ripeteva la sua amica Giovanna – “Sarà difficile all’inizio perché ogni iniziativa che prenderai ti sembrerà faticosa ma questo sforzo sarà ripagato da una sensazione di benessere e di soddisfazione. Provaci!”.
Pina recepì i consigli affettuosi dell’amica e decise di concedersi un’occasione di svago. Telefonò ad un’agenzia di viaggi e chiese se fosse in programma qualche gita, uno di quei tour di una giornata, con rientro in prima serata.
“C’è un giro per le ville antiche e i castelli storici della provincia. Ne approfitti. Sarà un’esperienza indimenticabile”- le rispose l’impiegata.
Pina prenotò.
Il sabato mattina, si alzò presto, al primo squillo della sveglia. Indossò abiti e scarpe comodi, infilò nello zainetto una bottiglietta d’acqua e dei biscotti, e uscì di casa dirigendosi nella piazza dove si sarebbero ritrovati tutti i partecipanti alla gita.
Pina pensava tra sé al difficile impatto con i compagni di viaggio. Di certo si sarebbe trovata a disagio tra persone sconosciute, per cui, piuttosto che socializzare con il gruppo, avrebbe scelto la soluzione più semplice, isolarsi.
“Ho sbagliato” – si ripeteva. “Non dovevo iscrivermi. Sarà una giornata difficile. A casa sarei stata meglio. Perché fare questo sforzo?”
Un folto gruppo di gitanti era in attesa del pullman sull’ampio marciapiede. Pina salutò e si accodò. Scrutava ognuno, osservava gli zaini colorati, i cappelli a larghe falde, le macchine fotografiche e fu colpita dall’atmosfera spensierata dei compagni di viaggio.
Quasi tutti erano in coppia. Il pullman arrivò. Pina era in difficoltà. Aspettò che tutti prendessero posto prima di salire. Attraversò il corridoio guardando dove fosse un posto libero. Un signore, dai modi cortesi, richiamò la sua attenzione dicendo che il posto accanto a lui era libero. Tolse il quotidiano che aveva appoggiato sulla poltrona e disse: “Si accomodi”.
Pina rimase a lungo in silenzio. Era in difficoltà. Pensava che avrebbe dovuto scambiare qualche parola ma le sembrava di non avere argomenti o che magari potessero essere superflui o banali.
L’uomo prese l’iniziativa. Le fece qualche domanda e Pina iniziò a sentirsi più a suo agio anzi, incominciò ad interloquire e a discutere di argomenti diversi di attualità, provando interesse ad ascoltare e compiacimento nel sentirsi a sua volta ascoltata.
Si soffermarono sul programma dell’escursione e ritennero entrambi che sarebbe stata una giornata di immersione nella natura, una ricarica della mente e del corpo, più utile di una terapia medica.
Il pullman s’incamminò lungo un viale alberato. Gli alberi secolari avevano intrecciato i rami facendo barriera ai raggi del sole e diffondevano un delicato e penetrante odore, una fragranza che sprigionava dai fiori che, leggeri, si dissolvevano nell’aria, posandosi delicatamente al suolo.
Arrivato davanti ad un grande cancello, il pullman si fermò e fece scendere i passeggeri. Un custode aprì ed indicò l’ingresso per la visita alla villa. Era la prima sosta in programma, forse anche la più interessante.
Iniziò il percorso, illustrato dalla guida. Pina ebbe la sensazione di trovarsi in un’oasi incantata dove la grande protagonista era la natura. Si mise in ascolto per cogliere emozioni profonde. Si sentiva leggera come una farfalla.
“Non voglio parlare” – disse Pina, rivolgendosi al gruppo. “Ho bisogno di immergermi nel verde, di ascoltare il fruscio delle foglie, di cogliere l’armonia musicale che mi circonda”.
Era presa dal percorso delle foglie gialle che si staccavano dai rami e si adagiavano sull’erbetta dalla quale spuntavano ciclamini che, sulle zolle più esposte al sole, erano di un rosa carico e profumavano intensamente.
“Mi sento tanto fragile al cospetto di questi alberi secolari” – osservò Pina, rivolgendosi a Gianni, il compagno di viaggio che le si era accostato.
“È un posto incantevole” – annuì Gianni.
“Stiamo camminando da più di un’ora, tanto l’area è vasta, ma non avverto la minima stanchezza. È un incanto, direi un luogo dell’anima” aggiunse Pina.
Il tempo sembrava fermarsi tanto il gruppo era coinvolto in quell’atmosfera. Tutti si attardavano, felici di scoprire, di osservare, di verificare e approfondire le notizie offerte dalla guida.
Le gradazioni di verde si alternavano alle sfumature dei fiori, le fragranze impregnavano l’aria, un rigagnolo scorreva tra le zolle formando piccole cascate. L’acqua era pulita, trasparente e portava una frescura refrigerante, sollevando un odore di erbetta bagnata che trasmetteva energia e vitalità.
Pina scattava fotografie degli angoli più suggestivi. Voleva fermare quelle sensazioni e attraversava i viali immortalando statue, cespugli, uccelli.
Gianni, con fare cortese, le chiese se avesse voluto farsi scattare delle foto e Pina acconsentì.
Le indicava dove fermarsi. La fotografò accanto alla fontana della Primavera, dinanzi all’ingresso del castello, sulla sponda del laghetto, vicino ad un roseto spettacolare.
“Sarà un bel ricordo. Ho cercato di prendere gli angoli più suggestivi. Spero di aver fatto un buon servizio fotografico”.
“La ringrazio tanto” disse Pina. “Mostrerò le foto alle mie amiche. Saranno curiose di visitare questo luogo incantato”.
“Mi fa piacere” aggiunse Gianni.
“Questa escursione mi ha dato la sensazione di vivere in simbiosi con le foglie, i fiori, gli alberi, i profumi, di ascoltare le voci, i fremiti, i palpiti della natura” commentò Pina.
Gianni disse: “Cerchiamo di mantenerci in contatto con l’agenzia viaggi in modo da rimanere aggiornati sulle proposte e potere cogliere altre occasioni per effettuare escursioni rigeneranti come quella di oggi”.
“È una buona idea” – rispose Pina – “in questo modo si è spronati ad uscire e si ha la possibilità di conoscere posti interessanti e, soprattutto, di trascorrere delle ore in compagnia. Chiederò all’agenzia il programma completo delle gite per questa stagione e mi iscriverò a quelle più interessanti e in linea con i miei gusti”.
“Se non ha niente in contrario, possiamo sentirci e, magari, partecipare insieme alle gite così avremo modo di stare insieme, di parlare e scambiarci idee” disse Gianni a Pina.
“Sì. E’ vero. A fine giornata ci scambieremo i numeri di cellulare”.
Pina aveva superato l’iniziale difficoltà di relazionarsi e, pertanto, il contatto con il gruppo di gitanti era diventato spontaneo. Comunicare era adesso non solo più facile ma sicuramente anche piacevole. Quei volti sconosciuti, che ella, all’inizio della gita, aveva osservato quasi con diffidenza, erano ormai sembianze amiche. Pina si sentiva inserita nel gruppo, riusciva ad aprirsi al sorriso, si lasciava andare a battute scherzose.
“Alle ore tredici, ci ritroviamo all’ingresso dell’agriturismo “La valle verde” per il pranzo” annunziò il capogruppo.
Puntuali, si ritrovarono tutti nel posto indicato.
Un lungo tavolo era stato preparato in giardino. Abbondanti antipasti, assaggi di prodotti locali, un tripudio di piatti da portata e, poi, i primi piatti, i secondi, i contorni di ortaggi e verdure dell’orto, trionfi di frutta e crostate appena sfornate.
Il capogruppo invitò gli ospiti ad affrettarsi perché bisognava ripartire per raggiungere la seconda meta in programma.
Il digestivo e il caffè furono serviti sotto una cupola di glicini.
Gianni ne raccolse uno e lo porse a Pina dicendo: “Questa giornata segna l’inizio di un’amicizia che avrà sviluppi interessanti”.

redazioneIconfronti

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