Pirandello e il vero senso della morte

Pirandello e il vero senso della morte
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

In “Colloquio coi personaggi”, una famosissima novella del 1915, Pirandello giocando da par suo con ombre, personaggi e fantasmi ci fa entrare con grande maestria contemporaneamente sia nella sua inquieta coscienza, sia nel suo paradossale rapporto col tema della morte. Ricevendo nel suo studio di scrittore, come già aveva fatto in due precedenti racconti, i personaggi delle sue future commedie, s’avvede, con suo sommo sconcerto e, al tempo stesso, piacere, che tra questi c’è anche la carissima madre appena morta. Un anno decisivo, quindi, il 1915 per il vecchio Pirandello (è nato nel 1867), sul piano privato ma anche su quello pubblico. Infatti, in quell’anno tragico comincia la grande carneficina del primo conflitto mondiale che seminerà morti a milioni tra i giovanissimi soldati d’ogni nazione. Pirandello, che pure quella guerra l’ha fortemente voluta, considerandola come moltissimi altri intellettuali italiani, quale “quarta” e ultima d’indipendenza per affrancare definitivamente l’Italia dalle vecchie servitù, in quell’anno è troppo vecchio per andare al fronte. I suoi due figli maschi, invece, sono in età da soldato e saranno loro a partire per la trincea. Essi, saranno feriti e fatti prigionieri. Questo fatto, sconvolgerà il suo cuore e sprofonderà tragicamente quello già tanto angustiato della povera Antonietta, sua moglie. Quindi la visita della madre appena morta che viene a confortarlo, anche se solo in una cornice irreale e immaginaria, non può che essere una pausa di serenità per il suo cuore turbato. La madre non solo riesce a tranquillizzarlo, quanto anche a suscitare in lui, una di quelle particolarissime e paradossali riflessioni che saranno tra le principali caratteristiche di questo immenso scrittore. Con una sorta di “cannocchiale rovesciato” s’avventura, proprio grazie a quel colloquio così intenso e privato, in una iperbolica e “umoristica” riflessione sul tema della morte. Pirandello in sostanza sostiene che i veri morti siamo noi vivi, e questo perché mentre noi che continuiamo ad esserci riusciamo a pensare i nostri morti come vivi nel nostro pensiero, noi per loro siamo definitivamente morti, in quanto essi non possono più pensarci. In una parola, con uno tra i più classici rovesciamenti di senso questo maestro del brivido esistenziale ci porta sull’orlo dell’abisso. Ma dopo tutto in novembre spesso: “ ‘O sole è forte/ e pur’ fa friddo/ è ‘o mese d’’e muorte/ e nun c’è che fa.” ( questi versi sono miei. Li scrissi in un lontano novembre del 1980, quando la nostra terra tremò e terremotò uomini e cose.)

 

redazioneIconfronti

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