Lun. Set 16th, 2019

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Pizzul: Lotito è l’uomo giusto per il riscatto del calcio salernitano

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È la ‘voce’ più famosa d’Italia. Da calciatore ha marcato Omar Sivori, da telecronista ha seguito la Nazionale per cinque mondiali. Eppure si schernisce: “Parlavo di ventidue uomini in mutande che rincorrevano un pallone”. Bruno Pizzul (foto) è così: schivo, riservato, colto. Telecronista per caso e professore per amore.
di Caterina La Bella

È la ‘voce’ più famosa d’Italia. Da calciatore ha marcato Omar Sivori, da telecronista ha seguito la Nazionale per cinque mondiali. Eppure si schernisce: “Parlavo di ventidue uomini in mutande che rincorrevano un pallone”. Bruno Pizzul (foto) è così: schivo, riservato, colto. Telecronista per caso e professore per amore.

Ha nostalgia dei microfoni? Tornerebbe a prestare la voce per Euro 2012?
Nostalgia no, non l’ho mai avuta, neanche subito dopo aver smesso. L’ho fatto per tanti anni, negli ultimi non ero più animato da quello spirito battagliero che serve in questo mestiere. Sono un pantofolaio e amo godermi i grandi eventi internazionali senza la fatica del lavoro.
Cosa pensa delle vicissitudini che sta attraversando il calcio?
I tempi sono cambiati. Il calcio, anche in passato, non è mai stato esempio di trasparenza e correttezza, ma l’ultimo scandalo ha proporzioni inquietanti. Prima esisteva il piccolo imbroglio tra giocatori, oggi parliamo di un calcioscommesse che coinvolge la malavita organizzata, il riciclaggio di denaro sporco, un vero trauma per chi ha, come me, una visione forse anche edulcorata del mondo dello sport.
Il premier Monti ha proposto di bloccare il calcio per qualche anno. Cosa ne pensa?
Sono contrario. Quella di Monti è stata una provocazione corredata peraltro da affermazioni non condivisibili. È vero, il calcio sta attraversando un momento di grande crisi ma il premier ha accompagnato la sua affermazione parlando di sperpero del denaro dei contribuenti e questo non è vero. Anzi. Il calcio finisce per dare, ogni anno, alle casse dello Stato, milioni di euro: bloccare i campionati sarebbe un guaio serio.
Lei è stato calciatore, poi professore, giornalista e telecronista. A quale “Pizzul” è più legato?
Le esperienze giovanili come calciatore non mi hanno riempito di troppo orgoglio, non ero un campione anche se quando ho giocato l’ho fatto sempre con grande passione. Sicuramente il periodo più bello della mia vita è stato quello dell’insegnamento: lì veramente avevo la sensazione di fare un lavoro importante, creativo, di guidare questi ragazzini in un momento fondamentale della loro vita. Poi sono stato catapultato nel mondo della comunicazione televisiva in maniera del tutto casuale e mi sono ritrovato a fare un tipo di lavoro gratificante sul piano della vanità personale ma tutto sommato non stimolante come quello dell’insegnamento.
Adesso continua in qualche modo ad insegnare, ma non più latino…
Incontro sempre molto volentieri i giovani, cerco di trasmettere loro i valori dello sport. Nonostante gli esempi poco edificanti, esiste un calcio diverso da quello degli scandali e dei miliardi facili.
Secondo lei i giovani sono illusi da false speranze?
Un dato deve far riflettere: l’elevatissimo numero di abbandoni precoci di quanti praticano il calcio. I ragazzi, anche giovanissimi, smettono perché non si divertono. Spesso vengono trattati come piccoli professionisti, costretti a seguire tattiche e disciplina ferrea. I genitori finiscono per essere un ostacolo ulteriore perché avviano i propri figli allo sport come fosse un investimento economico. Al calcio mancano, oggi, i calciatori di strada. Al sud la situazione è diversa. I giovani hanno più stimoli ma riescono sempre a mantenere quella capacità di divertirsi anche quando, ormai, sanno di non poter più diventare campioni assoluti.
Ha avuto modo di seguire le vicende della Salernitana, oggi Salerno calcio?
Le ho seguite con interesse anche se da un osservatorio molto lontano. Ho conosciuto bene la realtà salernitana, ho tanti amici da quelle parti, e della città ho sempre amato il calore e la passione popolare dei tifosi, un senso di orgoglio e di appartenenza che difficilmente ho ritrovato altrove. In un clima di generale disaffezione al calcio, Salerno è sempre andata in controtendenza, e lo ha dimostrato anche in serie D. Adesso speriamo che il periodo buio per la città sia finito.
Cosa pensa di Lotito?
È una di quelle personalità del calcio che ha una spiccata capacità a gestire circostanze non facili – si pensi ai problemi che ha ritrovato alla Lazio – e credo sia la persona giusta per venire a capo di una situazione che si era fatta terribilmente complicata.
Nel libro “Una voce Nazionale” viene ripercorsa la sua carriera. A quale episodio è più legato?
Al libro guardo ancora oggi con un po’ di rossore. Non credo di meritarmi una biografia. Forse sarò ripetitivo ma amo molto il periodo dell’insegnamento, forse perché ho iniziato a fare il giornalista sportivo senza alcuna vocazione personale, con una sincera antipatia per i giornalisti che non erano teneri con me quando giocavo al calcio.
Lei è da molti definito un anti-personaggio. Si sente tale?
Quando ti capita di avere una professione che ti espone molto alla visibilità è facile perdere il senso della dimensione, però mi attribuisco un piccolo merito: ho fatto il meglio possibile senza prendermi troppo sul serio.
Finiamo con una domanda più leggera: chi vincerà gli europei quest’anno?
Fare pronostici è difficile. Io penso che se la vedranno Spagna e Germania.

 

Di’ la tua: #brunopizzul

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