Dom. Set 15th, 2019

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Pomigliano, Fiat allo stremo: dal 26 novembre nuova Cig

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La riassunzione degli operai Fiom provoca, intanto, nella stabilimento una “guerra tra poveri”

Nuova cassa integrazione per i 2.200 lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. La produzione sarà ferma, infatti, dal 26 novembre al 9 dicembre prossimi. Uno stop di due settimane che coinvolgerà l’intera area produttiva del “Gianbattista Vico”. La comunicazione è stata fatta ai sindacati motivando l’ennesima Cig per “esigenze di mercato”. Le tute blu della fabbrica che produce la nuova Panda hanno già subito una settimana di cassa integrazione a luglio, un’altra a settembre e due settimane a cavallo tra fine settembre e inizio ottobre. Attualmente gli operai sono al lavoro, ma dal prossimo lunedì 29 ottobre cominceranno altre due settimane di stop con il rientro il prossimo 12 novembre.
Al momento nello stabilimento di Pomigliano c’è una vera e propria “guerra tra poveri”: il via libera della Corte d’appello di Roma all’assunzione, secondo i tempi previsti dalla legge, di 145 operai Fiom di Pomigliano d’Arco, infatti, potrebbe costare la cassa integrazione ad altrettante tute bianche che già operano lungo la linea di montaggio dello stabilimento Fiat. Non lo escludono i sindacati e non lo escludono fonti industriali. Dentro loro, dunque, e fuori gli altri. Del resto, la fabbrica che produce i modelli della famiglia Panda, allo stato attuale lavora al di sotto delle reali potenzialità a causa del crollo delle vendite di auto in Italia e della situazione difficile che il gruppo Fiat sta attraversando in Europa. Ecco perché il numero degli operai è commisurato, in questo momento, alla domanda di auto, peraltro scarsa, del mercato. All’interno di Fabbrica Italia Pomigliano lavorano meno di 2.200 persone, a cui si aggiungono 600-700 addetti alle prove dei veicoli, alla qualità e allo stampaggio. In attesa di rientrare sono circa 1.400 persone, che beneficiano della cassa integrazione straordinaria (ogni mese percepiscono tra 980 e 1.050 euro, rispetto ai 1.500 euro in media di chi è già stato reintegrato). Tra questi 1.400, ci sono i 145 della Fiom «riassunti» dai giudici di Roma. L’ipotesi del «travaso» ovviamente preoccupa e da qualche giorno è partita, all’interno dell’impianto, una petizione contro la sentenza che però non ha fatto che aggravare la situazione. Non tutti, infatti, intenderebbero firmare il documento.

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