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Pontili in odore di camorra, i denunciati inguaiati dalla pubblicità

Pontili in odore di camorra, i denunciati inguaiati dalla pubblicità

Agostino Amato con il bracciale di Balotelli ritrovato

Il pm della Procura di Napoli Giovanni Corona ed Henry John Woodcock hanno ordinato il sequestro di alcuni pontili del porticciolo di Mergellina a Napoli. Il sequestro è stato eseguito dalla polizia giudiziaria che ha rilevato che una parte di questi pontili era occupata abusivamente da pregiudicati che non avevano alcun titolo a svolgere l’attività di ormeggiatori. I pontili occupati abusivamente sono a fianco a quelli dove attraccano gli aliscafi dell’Alilauro. L’indagine dei pm Corona e Woodcock ha avuto inizio nei mesi scorsi ed ha avuto un primo approdo oggi con i sequestri.
Le persone indagate nell’inchiesta sui pontili di Mergellina sono cinque, accusate di due distinti episodi di occupazione abusiva di spazio demaniale marittimo. Si tratta – come rivela l’agenzia Ansa – di Adolfo Dello Russo, Antonio Siciliano, Gaetano Pollio, Carlo Amato e Agostino Amato, ritenuti vicini al clan camorristico dei “Piccirillo” attivo nella zona di Mergellina. Secondo l’accusa, a gestire gli ormeggi erano i pregiudicati Adolfo Dello Russo e Antonio Siciliano, i quali non avevano i requisiti previsti dalla legge e dalle disposizioni antimafia. Il sequestro è stato disposto dal gup Paola Piccirillo. Due i sequestri di pontili operati dalla polizia giudiziaria su ordine della Procura. Tra gli imprenditori indagati vi è anche colui che due anni fa durante la visita a Napoli di Mario Balotelli, giocatore del Manchester City, ritrovò il bracciale d’oro che il calciatore disse di avere perso a mare. L’imprenditore non era proprio uno sconosciuto alla giustizia: nel ‘95 fu arrestato per traffico di cocaina. L’indagato risulta subconcessionario della locazione di una parte dei pontili non autorizzato però dall’autorità portuale in quanto non in possesso dei titoli. L’indagato però nonostante il divieto ha operato ugualmente a Mergellina. Con lui è stato denunciato anche un altro imprenditore con il quale operava con una società di gestione. Gli altri tre indagati appartengono ad un’altra società gestita da prestanome, ma dietro alla quale operava un pregiudicato, già titolare di un’altra società che gestiva i pontili a Mergellina ma che subì l’interdittiva da parte dell’antimafia. Motivo dell’interdizione, il titolare aveva collegamenti con i clan della camorra della Torretta, zona molto vicina a Mergellina. Dopo l’interdittiva, l’indagato, con altre due persone, costituì una nuova società pensando di passare inosservato.
Per l’indagine sugli ormeggi abusivi gestiti dai clan in via Caracciolo la Procura di Napoli si è servita anche dell’apporto di un professore universitario della Federico II, esperto in rilevamenti satellitari, il quale ha individuato delle boe nel golfo di Napoli, in una zona demaniale e quindi abusive. «Noi ad occhio abbiamo visto che c’erano zone che sforavano, e di molto, i limiti imposti – spiega il comandante della Capitaneria di Porto, ammiraglio Picone – ma per avere la certezza piena abbiamo chiamato un esperto». Così questa mattina nell’area antistante l’ambasciata americana c’erano sistemi sofisticati di ultima generazione che hanno permesso agli uomini della Guardia costiera di accertare abusi di decine di metri che in alcuni casi rendevano particolarmente difficili anche le manovre per gli aliscafi.
Nell’insegna pubblicitaria, che evidenziava i prezzi per noleggi a breve e lungo termine di gommoni e barche da diporto, non c’erano nomi di riferimento ma solo un numero di telefono cellulare. Una utenza che non apparteneva al gestore ufficiale della “Caracciolo ormeggiatori srl”, ovvero Gaetano Pollio, ma a quello occulto, Adolfo Dello Russo, uomo legato al clan Piccirillo della zona della Torretta per i pm napoletani che hanno ottenuto il sequestro di alcuni campi boa a Mergellina. Non solo questo particolare ha aiutato gli investigatori a risalire ai veri gestori degli ormeggi. Ci sono stati pedinamenti e appostamenti che hanno dimostrato che in realtà la persona alla quale era stata affidata la concessione non se ne occupava. Così i carabinieri hanno accertato che Pollio «era il mero intestatario formale della concessionaria relativa al campo boa, e che questo – scrive il giudice per le indagini preliminari di Napoli Paola Piccirillo – risulta invece ancora gestito dalla Dello Russo insieme ad Antonio Siciliano. Tale conclusione si fonda sull’esito di servizi di osservazione ed appostamento, che hanno consentito di accertare come i due hanno curato tutta l’attività di montaggio del campo boa». Il decreto di sequestro emesso dal gip Paola Piccirilo su richiesta dei pm Giovanni Corona ed Henry John Woodcock, coordinati dall’aggiunto Nunzio Fragliasso, riguarda le società Caracciolo Ormeggiatori srl e Mafra sas. La prima è in odore di camorra, essendo, per i pm, solo una copertura per aggirare l’interdittiva antimafia legata alla srl Marina di Sant’Antonio srl, di cui era amministratore Adolfo Dello Russo, che ha accertati legami con il clan Piccirillo. Formalmente la Caracciolo ormeggiatori era amministrata da Gaetano Pollio, ma in realtà il controllo dell’attività era ancora di Dello Russo, che aveva messo nella compagine societaria il suocero; in più la società, per offrire un attracco più agevole ai natanti dei clienti nel suo campo boe da 80 posti, utilizzava abusivamente una parte del pontile destinato agli aliscafi Alilauro spa. La Mafra sas, poi autorizzata a gestire una parte del pontile C9 del porticciolo turistico di Mergellina, aveva affidato la gestione dell’attività di ormeggio alla Jr srl, ma questa, in maniera illegittima per i magistrati, l’aveva ceduta all’Amago srl di Carlo Amato. A portare avanti l’azienda l’imprenditore Agostino, suo figlio. Ora la gestione degli ormeggi e’ affidata al custode giudiziario.

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