Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Portiamo con gioia la nostra croce, sintesi del Vangelo

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di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

croceLa liturgia della domenica XII per annum dà voce a Zaccaria che per noi profetizza lo spirito di grazia e di consolazione, una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità senza alcuna distinzione, come precisa Paolo, perché non possono esistere rivalità etniche, ingiustificabili divisioni tra schiavo e libero e la giustizia deve essere garantita senza differenza di sesso. Tutti hanno diritto ad una vita serena perché figli di Dio grazie alla fede in Gesù.
Perciò, se apparteniamo a Cristo siamo eredi della promessa, e quale promessa! Il passo del Vangelo ne chiarisce dimensione e portata mentre ci invita a momenti di silenzio, di preghiera, di solitudine, occasioni per scoprire la propria identità più profonda. In queste circostanze possiamo comprendere, chiara e tangibile, la verità e rispondere alla domanda posta da Gesù: Chi dite io sia?
La risposta presuppone il coraggio di andare oltre quanto hanno sostenuto gli altri; infatti, non si tratta di mera conoscenza, ma della necessità di scoprire il rapporto personale con lui, i sentimenti e le azioni che si è capaci di dedicargli. Più che ripetere evocazioni fatte da altri in passato, è richiesto un continuo riferimento ad una coinvolgente dimensione del presente per attestare finalmente la verità del Messia. Egli é il braccio e la bocca del progetto di Dio proiettato nel Figlio dell’uomo, il quale sperimenta la passione che non si conclude con la tomba per la morte in croce. Infatti, nessuna prigione può contenerlo. Le modalità di realizzazione di questo progetto di Dio per l’uomo non richiedono di abbracciare la croce di Cristo, ma accettare la propria, consapevoli che se il disegno è unico, le modalità di realizzazione sono tante quante le strade che gli uomini percorrono. La croce diventa allora la sintesi del vangelo che noi dobbiamo prendere e portare collaborando con Gesù convinti che, nonostante le apparenze ed alcune esperienze difficili, la vita risulterà sempre buona perché nella sua creatività collaboratrice dona letizia, la perfetta letizia della semplicità di chi confida in Dio sentendosi veramente suo figlio.
I primi cento giorni di ministero petrino di Francesco hanno ricordato al mondo proprio questa prospettiva.
Azioni e parole del papa esaltano il progetto di Dio per l’uomo grazie all’azione di Gesù testimoniata dalla sua chiesa. È un programma che si incentra sulla misericordia come annuncio della bellezza di Dio, esperienza che obbliga a porre al primo posto gli altri da ricercare soprattutto nelle periferie per condividere con loro la gioia, unico autentico stile possibile al seguace di Gesù, opportunità per essere partecipi della sua magnanimità, che fa veramente grandi coloro che il mondo considera piccoli e insignificanti ed, invece, sono oggetto costante dell’attenzione della Chiesa pronta a chinarsi sul povero. È la tenerezza di Francesco che riempie piazza san Pietro ogni settimana di una umanità che in lui cerca l’impronta di Dio e la trova perché egli è capace di discernimento spirituale e di un magistero affettivo che sa riempiere il vuoto di anime stanche.

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