Postille a “Sulla natura delle cose”

Postille a “Sulla natura delle cose”

Il libro “Sulla natura delle cose” sarà presentato venerdì 5 febbraio 2016 a Salerno presso la libreria Imagine’s book (Corso Garibaldi 142). Con l’autore Angelo Giubileo, ne parlerà il giornalista Andrea Manzi. Sarà presente l’editore Michele Citro.

 

di Angelo Giubileo
La copertina del libro di Giubileo
La copertina del libro di Giubileo

Il libro è incentrato sul pensiero di Parmenide di Elea (515 a.C./510 a.C.[1], 544 a.C./541 a.C.[2] – 450 a.C), autore di un Poema sulla natura, giunto fino a noi solo in parte, ognuna delle quali compone un frammento.

Il frammento 3, tradotto[3], dice che “… Lo stesso è capire ed ‘essere’”. Altri traducono “Lo stesso è pensare che essere”, ma la traduzione di Cerri per il termine greco nel testo chiarisce meglio il significato proprio dell’attività di pensiero che è rivolta a capire ciò che è l’essere e più propriamente ciò che appartiene al passato. Questa relazione tra pensiero ed essere si comprende meglio attraverso quanto dice Heidegger a proposito dei filosofi pre-socratici, da lui definiti “pensatori iniziali”, e tra questi in primis Parmenide. I pensatori iniziali sono coloro che pensano l’inizio e quindi coloro che, correttamente, pensano l’essere.

Il frammento 2 aggiunge, in sintesi, che l’essere è e il non essere non è. Qui ci troviamo di fronte alla caratterizzazione delle famose due vie; quella dell’essere e quella del non-essere. Ma, in realtà, il testo del frammento 2 dice anche che la via dell’essere è impossibile che non sia, così come la via del non-essere non è possibile che sia. Questo significa che non solo l’essere è ma anche che non può essere diversamente da quello che è. Questa forma dell’im/possibilità, o meglio della possibilità che non può non essere quella che è, mediante Parmenide, è determinante e decisiva per l’impostazione e lo sviluppo della logica. Non a caso, e viceversa, Aristotele distingue tra potenza e atto, creando una frattura che, nel discorso logico, si rivela insanabile. Un esempio, contenuto nel testo del mio libro, dimostra che è scorretto, dal punto di vista sia logico che esistenziale, dire che l’embrione è potenzialmente un uomo. Argomentare in maniera siffatta, significa rapportare l’essere a un cambiamento, che non appartiene all’“essere” ma al “divenire”.

Attraverso l’uso della logica di Aristotele, nasce anche la falsa tradizione di pensiero in base alla quale si ritiene che Parmenide abbia negato il divenire e quindi la molteplicità delle cose. Ma, a tale proposito, in senso opposto alla tradizione, il testo del frammento 9 è inequivocabile, laddove in particolare è detto che “tutte le cose si chiamano tenebra e luce, ciascuna secondo efficacia di queste sull’una o sull’altra …”. Questo significa innanzitutto che occorre abbandonare il modello di un sistema di relazioni cosiddetto antropocentrico, immaginando che le cose siano fuori di noi e viceversa indagare – dentro un sistema complesso, che è l’essere – la relazione delle cose. E quindi, la natura delle cose. Così, sgombriamo anche il campo dall’ipotesi, viceversa errata, che il pensiero di Parmenide rappresenti un modello di relativismo etico.

Il pensiero di Platone e, nella forma del sillogismo logico, il pensiero di Aristotele soppiantano la logica dei pensatori iniziali. Si compie cioè quello che la piùantica tradizione chiama parricidio o nel caso di specie parmenicidio. Il linguaggio della logica di Aristotele si sostituisce al linguaggio del mito. A ridosso del crollo della polis – che seguirà a opera dell’Impero Romano tra il IV e il III sec. a.C. -, tra il 600 e il 300 a.C. fiorisce la cultura della cosiddetta Grecia classica. Nasce un nuovo tipo di linguaggio che è espressione di un linguaggio scientifico e rappresenta le origini del pensiero scientifico moderno (G. De Santillana, 1961).

Questo modo di pensare e questo linguaggio dimostreranno presto limiti intrinseci, e tuttavia la logica aristotelica sarà considerata strumento di pensiero praticamente perfetto (corretto, dal latino correctus, significa per l’appunto chi scrive o disegna con molta perfezione) e quindi inattaccabile; ma, fino all’avvento di I. Kant (1781), il quale sostiene che le categorie “di” Aristotele non appartengano genericamente all’essere e quindi alle cose, ma sarebbero piuttosto categoriedell’intelletto. In scia al kantismo, il matematico George Boole (1815-1864) sviluppa un nuovo sistema di logica algebrica, Un sistema che consentirà, come dimostrato poi dai progressi della scienza e della tecnica, di svolgere un maggior numero di operazioni e di attività. Oltre che risolvere il paradosso di Epimenide il cretese, rimasto nel frattempo insoluto in base ai principi della logica aristotelica, mediante l’introduzione al sistema algebrico, formale come quello della logica identitaria di Aristotele, dei numeri cosiddetti immaginari.

Sembra di assistere e partecipare al gioco dell’oca, ma si tratta del “gioco” dell’essere.

La categoria dell’immaginario ci rimanda alla possibilità che una cosa sia o non sia. Kurt Godel, matematico austriaco, ci dimostra, con i suoi due teoremi dell’indecidibilità (1931), che una proposizione non è dimostrabile all’interno di un sistema formale dato e che è sempre possibile dimostrare, invece, la sua in/coerenza. Non è possibile dire se una proposizione è vera o falsa ma è possibile dire se è incoerente. La scienza e il pensiero scientifico, in fine, assumono nel proprio ambito il cosiddetto principio di falsificabilità (K. Popper). Il termine “coerente” deriva dal latino cohaerente(m) e nel caso di specie è usato in forma di aggettivo (e non quindi di participio). Un uso siffatto del termine, aggettivante, presuppone una relazione con la cosa di riferimento, tale che il significato diventa “essere unito a qualche cosa”.

Per gli antichi greci, il termine verità, inteso come “certezza”, non esisteva nel lessico. Il termine con-fac-ente è a-letheia ed era usato nell’ambito di una conversazione dialogica allorché un interlocutore riferiva a un altro l’esperienza da sé medesimo precedentemente vissuta. Ritorna dunque anche la storia dell’inizio. Che è anche la storia, a ritroso, del linguaggio del mythos. Del dio che da architetto diventa fabbro (Enki/Ea in Mesopotamia, Ptah in Egitto, Tvastr in India, Tane/Kane in Polinesia, Efesto, Wielang, Goibniu, etc.) e quindi, immediatamente dopo l’inizio, dell’architetto che ordina il Caos dell’inizio primigenio (Esiodo, Teogonia v. 116). Per gli antichi greci, il Caos è lo spazio aperto che non ammette confini. Che è cosa ben diversa dal non ammettere una fine, e quindiinfinito (cfr. Semerano, 2001). In questo spazio, nasce e si sviluppa una logica e un linguaggio. Di uomini antichissimi ma nuovi, non più moderni ma postmoderni. Nel 1967, George Spencer Brown fissa definitivamente, nella sua opera non ancora tradotta in italiano, Laws of form, il primo principio della logica: “Opera una distinzione, Chiamala prima distinzione. Chiama lo spazio in cui opera tale distinzione lo ‘spazio che mediante tale distinzione viene separato o diviso’”.

A questa nostra ri-costruzione, o meglio ri-scoperta, manca però ancora un ultimo tassello. Il pensiero può assolvere alla funzione di capire l’essere, il cui de-stino(E. Severino: lo stare dell’essere e l’essere dello stare medesimo) comunque si compie secondo la natura delle cose. Infatti, anche scientificamente, l’essere si caratterizza oggi mediante “un’interdipendenza”. Francisco Varela (1946-2001) – biologo, filosofo, neuroscienziato ed epistemologo -, ci dice che: “questa interdipendenza si rivela nella misura in cui in nessun punto è possibile cominciare con la pura descrizione dell’uno o dell’altro, e dovunque si scelga di iniziare ci si trova come di fronte a un frattale, che riflette esattamente l’atto che io compio: quello di descriverlo. Mediante questa logica, ci poniamo in rapporto col mondo come con uno specchio, che non ci dice come il mondo è; e neppure come non è. Ci rivela solo che è possibile essere nel modo in cui siamo e agire nel modo in cui abbiamo agito. Ci rivela che la nostra esperienza è praticabile”. Questa, è la logica sistematica dell’evoluzionismo, un modello che rappresenta l’essere e le cose in uno stato di perenne oscillazione tra un dentro e un fuori sistematici.

Angelo Giubileo

Per acquistare il libro:
http://www.edizionipaguro.it/?mc_tk=Q1NcQloFa211Sl9pDiwiLw0oIwAdOCp5HSQvCSNmND8VYjQBbi04AiMRPAkVGQAzXlk=&goo=53

[1] Platone in Parmenide, 127a-c

 

[2] Secondo la cronologia di Apollodoro di Atene

[3] Le traduzioni dei brani del Poema riportati all’interno di quest’articolo sono di Giovanni Cerri (1999)

redazioneIconfronti

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