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Precari della scuola tutti uniti in un vasto fronte online

Precari della scuola tutti uniti in un vasto fronte online
di Damocle

Se si deve lottare per il posto fisso nella scuola, lo si faccia online. Ad annunciare battaglia in rete è uno dei tanti prof precari, il nostro lettore, Vincenzo Pane, il quale, in mezzo a tante lamentele, pur sicuramente fondate, è uno dei pochi a muoversi con spirito fattivo. Guardando all’America, Vincenzo Pane considera che lì i blog stanno riscrivendo la storia. E allora propone di provarci anche qui, con I Confronti, per tentare di risollevare la situazione stagnante della classe docente, soprattutto in una situazione di crisi generale, che rischia di prendere il sopravvento su tutto, inclusi i diritti degli insegnanti a tempo determinato. “Ormai siamo persone senza più speranza – scrive Pane – perché non tentiamo anche noi?”. Ma le “adesioni” arrivano caute. “Per fare quello che dici – risponde Rossella – dovremmo essere in tanti a farci sentire e, fin quando i nostri colleghi sgomiteranno per uno o due punti da inserire in graduatoria, ogni tentativo sarà vano!”.
Eh, sì. Perché uno degli aspetti caratterizzanti della classe docente è che lo spirito di corpo non è così sentito come in altre professioni. Se dei vigili del fuoco lavorano nella stessa squadra, spalla a spalla, agiscono allo stesso scopo, salvaguardando la vita propria e del collega oltre a quella di eventuali altre persone in pericolo. E così si potrebbe dire dei medici dei vari reparti ospedalieri o di tanti altri professionisti. Ma se degli insegnanti lavorano nello stesso consiglio di classe, troppo spesso, sono portati a chiudersi dietro le spalle la porta dell’aula ed aprirsi agli allievi più che ai colleghi. Ed anche se tutti i docenti perseguono lo stesso fine, che è la formazione culturale ed umana dei ragazzi, raramente riescono a farlo in maniera corale, pur essendo fissati nel calendario scolastico diversi momenti per creare omogeneità didattica ed educativa. Ogni prof hai i suoi metodi, i suoi modi, le sue conoscenze. Ognuno di loro si nasconde dietro quella che considera la “sua” materia. E se c’è situazione di guerra, più veloce dello spirito di solidarietà, scatta la legge di sopravvivenza “mors tua, vita mea”. Eppure “abbiamo bisogno di visibilità” sostiene Rossella, “la realtà contingente ci ha messo dinanzi a un sistema al quale non possiamo e non dobbiamo assolutamente sottostare”. La sola carta vincente su cui converrebbe puntare per creare coesione, reale e virtuale, può essere risvegliare lo spirito di missione dell’insegnante, che è sicuramente vivo in molti lettori. “Se noi precari di terza fascia facciamo tutto questo – scrive Paola – è perché amiamo un lavoro che ci guadagniamo con fatica, ma spinti da una grande passione. E la vera riconoscenza è degli alunni”.
Sull’altro piatto della bilancia, però, capita che oltre alla precarietà economica molto spesso ci sia un sacrificio che coinvolge anche le famiglie e allora è facile sentirsi sfiduciati. Margherita Stimolo, docente di matematica e scienze di terza fascia, scrive che lavora a 1.500 chilometri lontana dai suoi figli e dalla sua famiglia. E, nonostante tutto l’impegno profuso, dice di sentirsi una “perdente”. Soprattutto quando, come scrive sulle pagine del nostro blog Amalia Farina, “abbiamo dovuto subire l’ennesima umiliazione: sottoporci a test ridicoli ed essere trattati come neolaureati alle prime armi. Dopo anni di umiliazioni e sacrifici – si rammarica Farina – ancora non riconoscono la nostra attività ed il nostro contributo per la scuola italiana”. “Test nozionistici ed assolutamente inutili” li definisce Barbara, la quale si augura che “tutti coloro che fino ad ora hanno fatto gli struzzi alzino la testa per dare dignità agli insegnanti di terza fascia, che tanto fanno, spesso con supplenze brevi o brevissime, per mandare avanti il complicato mondo della scuola”.
(n.t.)

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Commenti (3)

  • maria de paola

    Oggi tutto mi sembra diventato precario: la vita, la famiglia, le piccole e grandi sicurezze che avevamo perfino la fede è diventata precaria…l’unica certezza è che un giorno o l’altro i precari della scuola diventeranno finalmente stabili, dovranno combattere contro le leggi emanate dai nuovi ministri della pubblica istruzione che di solito non sanno nulla della scuola e se sono entrati nelle classi è perchè volente o dolente dovevano pur far finta d’istruirsi …bene la certezza è questa prima di andare in pensione entreranno …aiutiamoli come possiamo, combattiamo le storture delle varie leggi e leggine forse ce la faranno ad entrare prima! Ex precaria della scuola, ma non della vita.

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  • Donatella Venosi

    Apprezzo molto l’animo combattivo di Vincenzo Pane, ma devo anche dire che le cose che dice Rossella sono assolutamente vere! In realtà, quella che viviamo oggi è l’era di una grande povertà culturale, che ha danneggiato o meglio distrutto il nostro paese! Le showgirl, dovrebbero ballare e cantare e non giocare a fare le ministre! E ai nostri ministri andrebbe ricordata la storia del nostro paese! Chiedo scusa per lo sfogo ma certi argomenti mi feriscono l’anima e mi fanno tanto tanto arrabbiare!Mi schiererò al vostro fianco xchè è nostro dovere fare in modo che ai nostri figli venga almeno data la speranza di vivere in un paese migliore!

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