Presidente, ma lo sa che la politica non è marketing promozionale?

Presidente, ma lo sa che la politica non è marketing promozionale?
di Pino Grimaldi

CALCIO: CHAMPIONS; MILAN-ZENIT CON TALISMANO BERLUSCONIEgregio Presidente,
vorrei poterle dire che ha “quasi” vinto le elezioni perché “le piace vincere facile”. 
Ma non è così. Lei si è impegnato nella campagna elettorale, diversamente dai suoi avversari, con tutte le energie e l’intelligenza strategica che possiede.
 Ma vorrei poterle esprimere il mio punto di vista sulla Sua attività politica, con pacatezza e rispetto, poiché credo nelle istituzioni e non manco di riguardo a chi rappresenta democraticamente una parte importante di cittadini. 
Premetto solo che non sono Comunista.
 Credo che lei rappresenti una grande parte delle cause della crisi del nostro Paese, se non direttamente, certo con la sua attività, il suo lavoro, il suo esempio, la sua morale.
 Presidente, credo che Ella confonda (francamente non saprei se consapevolmente, colpevolmente o furbescamente) il Comandare con il Governare, l’Impresa con lo Stato.
 È Lei stesso a dirlo quando, esemplificando, racconta che dopo una notte di pensieri e riflessioni (i suoi avversari pensano invece che la notte lei faccia altro), la mattina seguente, va nella sua azienda e mette in pratica le decisioni che ha preso, così, in un sol colpo. 
Quando invece che dormire il sonno dell’imprenditore lei dorme il sonno del Premier, del politico e dedica altrettanta fatica a pensare al paese, la mattina dopo si reca in Parlamento e per realizzare le sue idee deve passare per lente ed estenuanti regole che imbrigliano la vita democratica. Sì, lei soffre – la capisco – i passaggi parlamentari, tra commissioni, Senato, ancora Parlamento, sono un estenuante calvario per chi ha delle buone idee e non riesce a farle condividere – a forza e rapidamente – da chi non è della sua azienda-partito.
Non vorrei darle una delusione ma la condivisione, quello che per lei è un calvario, si chiama Democrazia e non ha nulla a che vedere con l’azienda. Il parlamento non è la sua azienda, anche se lei ha trasformato i partiti in aziende nelle quali l’imprenditore decide chi lavorerà con lui e chi no.
Si chiama Democrazia Presidente, è complicata, noiosa, estenuante, ma è fatta proprio perché a decidere non sia lei solo. E questo contraddice sia le sue abitudini sia la sua esperienza di vita. Lei è uomo che decide tutto da solo. Naturalmente possiede l’intelligenza di contornarsi di consulenti molto esperti, in particolare in comunicazione, arte nella quale è già grande Maestro.
Ma lei non si rassegna, ha messo il nome al suo Partito-brand (mi piaceva di più “Forza Italia”) e dopo di lei, i suoi avversari come dei fedeli follower, hanno capito cha la sua idea non era male dal punto di vista del marketing politico: un nome, una marca, come succede nel mercato, tutti lì a copiare il suo modello nome-partito-marca.
Da quanti anni, grazie al suo rapporto di ferro con la Lega, noi cittadini siamo stati espropriati della scelta dei parlamentari? Guardi che anche gli altri partiti sono colpevoli come lei di aver favorito una legge elettorale che ha trasformato il parlamento in un’azienda, in questo non è solo. Anzi, lei si prende le colpe e gli altri, pensando che siamo tutti ipodotati, si prendono il beneficio di nominare gli “eletti”. Non ho visto barricate in parlamento per cambiare la legge elettorale da parte di nessuno.
Dopo “quasi” vent’anni nei quali lei ha dominato l’Italia, con la sua intelligenza, spesa prevalentemente per proteggere se stesso e ideare benefici e vantaggi personali, anche qui lei si prende la colpa e gli altri, che la imitano, fanno le vergini, oh, pardòn, le santarelline.
È vero che ha “quasi” vinto Presidente ma è accaduto perché da sinistra hanno pensato che lei fosse finito, come al solito la sottovalutano, non vincono perché il PD – denso dell’arroganza delle primarie, avendo già piazzato i propri uomini al sicuro, ha fatto una campagna all’inseguimento del cavaliere. Lei è bravissimo. L’Agenda è la sua, le promesse sono le sue, le idee del marketing da largo consumo (sconti, promozioni, bundle, ribassi e tre per due) sono stati la sua ricetta e gli altri a inseguirla, perfino il Professore con il cagnolino! Che avversari patetici in comunicazione che ha avuto Presidente, pure l’idea del cagnolino le hanno copiato. Consulenti davvero dilettanti hanno i suoi avversari. È lei il più grande. L’idea della lettera sulla restituzione dell’Imu è stato il suo capolavoro. Ma questa, “mi consenta” Presidente, non è Politica, è marketing promozionale, come i finti saldi. Lei mi dirà: “si, ma ha funzionato, ho vinto”. Quasi. Ma credo che questa non sia la Politica che mi hanno insegnato le persone che hanno segnato la mia vita, tra le quali, negli ultimi vent’anni, faccio fatica ad elencarne più di una dozzina, nel nostro paese.
Forse ha vinto anche perché in Italia ci sono oltre 20 milioni di analfabeti funzionali (persone con titolo di studio che non capiscono ciò che leggono); è un dato triste Presidente, non alludo al suo elettorato, ma in una segmentazione li avrei considerati, come lei ha, acutamente, sicuramente fatto con consapevolezza.
Poi, forse i suoi consulenti non l’hanno avvertita, ma i Comunisti non esistono più. Eppure a lei funziona sempre. Anche i giudici, Comunisti! Per quanto lei possa avere perfino qualche ragione di lamentarsi, non trova logoro questo format? Chi non è con lei è Comunista. Eppure anche questo ha funzionato.
A sinistra – o giù di lì – esiste un partito, il PD, che non è riuscito a nascondere l’arroganza del “noi siamo migliori” con un claim “l’Italia giusta”, quasi che solo in quel partito ci potesse esistere giustizia, legalità, eticità. E neppure loro sono santi, lo sappiamo bene. E poi il faccione del leader che, uscito dal simbolo, pur di copiarla, rientra con una foto da seminarista un po’ anziano e con il suo marchiettino “Bersani 2013” (come una bella casa discografica inglese). Le piace vincere facile Presidente?
Malgrado questo io ho votato per Bersani, perché pur sbagliando molto (primarie, comunicazione, linguaggio) parla di politica, da democratico, non è senza responsabilità, ha sbagliato tutta la campagna elettorale, ma almeno è un politico autentico, un uomo di cui fidarsi, con cautela, anche se ancora per poco.
 Non ho bisogno di ricordarle di non mantenere le sue promesse, perché mi auguro che non riuscirà a Comandare il paese, ma dia seguito – per quanto potrà – alle poche povere urgenze che chiunque vorrebbe si facessero in questo paese, non so più se sono di sinistra o di destra, ma sappiamo tutti che servono all’Italia.
Una urgente Legge elettorale. Una legge sul Conflitto di interessi (non solo per lei). La Riduzione dei parlamentari e degli apparati politici di tutti i livelli, tutti costi esorbitanti della politica, perché questo è Il vero vulnus che ha reso una classe politica così odiata. Una completa revisione del regime fiscale, oggi il più vessatorio d’Europa. E non ho bisogno di continuare perché chiunque, veramente chiunque oggi in Italia, Presidente saprebbe continuare.
Non me ne voglia Presidente e si goda la vita invece di perdere tempo con chi non le rende neppure difficile giocare alla Politica.
Un suo rispettoso non elettore.

(www.blurdesign.eu/chi-siamo/pino-grimaldi/)

redazioneIconfronti

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