Dom. Lug 21st, 2019

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Presidenti di Provincia e sindaci: basta mezzucci per candidarsi

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Espedienti per non mollare il potere, e in Germania un ministro si è dimesso per aver copiato la tesi di dottorato!

Foto: paganinotizie.it

di Giuseppe Fauceglia
Foto: paganinotizie.it

Trovo davvero irrispettoso per le popolazioni locali e per il valore delle istituzioni, o almeno di ciò che ancora resta, le operazioni para-giuridiche che, a destra come a sinistra, sono state immaginate da Presidenti di Provincia o da Sindaci di comuni importanti, per potersi candidare alla Camera o al Senato: queste vanno dalle dimissioni alle apparenti mozioni di sfiducia (queste ultime conservano, poi, il notevole tasso di democrazia di consentire la nomina alle massime funzioni rappresentative di soggetti neppure passati per il vaglio elettorale !!!) . Se fossimo un Paese serio si dovrebbe non candidare questi signori !!! In Germania un ministro si è dovuto dimettere solo perché aveva copiato la sua tesi di dottorato!!! In Italia finanche i professori universitari violano il diritto d’autore, e non accade nulla. Figuriamoci per un Presidente di Provincia o per un Sindaco, quando così palesemente tradiscono il mandato elettorale!!! Mi chiedo, allora, che senso ha ricoprire ruoli così rilevanti in un ente locale, proporre programmi, accendere  illusioni e speranze di cambiamento. La risposta oggi è “nulla”, se non per favorire la crescita della più supina ed insignificante classe politica locale che abbiamo conosciuto nell’ultimo trentennio. In verità, penso che siamo troppo indietro per apprezzare davvero la democrazia, per percepire la politica come un “servizio”, per amare davvero il proprio territorio!!! Non è possibile con questi personaggi immaginare di costruire un percorso di rinnovamento delle istituzioni. Resta solo la libertà di espressione, che in un contesto di giornali senza opinioni e di televisioni serve del potere, è ben poca cosa, pure perché di fronte al bisogno il livello di disperazione è alto, e quando bisogna “avere il pane”, anche la dignità per qualcuno diventa un bene secondario, se non superfluo.

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