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Primarie cs, è ufficiale Vendola vota per Bersani

Primarie cs, è ufficiale Vendola vota per Bersani

Pier Luigi Bersani sceglie la strategia del silenzio, Matteo Renzi, invece, riscalda l’oratoria già dal mattino. Così i due sfidanti si preparano al big match tv. Chi non ha votato domenica potrà, via mail o fax, fare richiesta di registrazione, un’agevolazione che fa esultare i renziani e spinge il sindaco a prevedere che domenica ci saranno 200mila nuovi votanti, pari alla distanza tra lui e il leader Pd. Solo domenica si capirà se il faccia a faccia tra Bersani e Renzi, la prima e unica di tutta la campagna delle primarie, avrà spostato voti per uno o per l’altro candidato. Non ha aspettato, invece, la sfida tv per scegliere chi votare al ballottaggio Nichi Vendola. «Bersani sta dicendo parole di sinistra», è l’apprezzamento del leader di Sel che rompe gli indugi a sostegno del segretario Pd prima della manifestazione insieme domani a Napoli. Appoggio che sembra non preoccupare il sindaco di Firenze per il quale una cosa è Vendola, un’altra i vendoliani che, a suo avviso, «se sono contro l’apparato non possono votare Bersani per avere in omaggio nel pacchetto anche D’Alema, Bindi e Casini?». Tempi serrati, ricette diverse, molti punti di convergenza e ancora una volta distanze siderali e scintille soprattutto sulle alleanze. Il confronto tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi scorre per le quasi due ore di diretta con un sostanziale rispetto reciproco, diverse stoccate e molti sorrisi alle battute l’uno dell’altro. Il tema che ha ancora una volta diviso, in modo strategico, i due contendenti delle primarie del centrosinistra, sono state le alleanze per il dopo voto. Porte aperte per Bersani a Nichi Vendola e Pier Ferdinando Casini, strada sbarrata ad entrambi per Matteo Renzi. Su questo tema gli animi si sono surriscaldati.
Invece del “profumo di sinistra” chiesto da Vendola, «sento profumo di inciucio» quando si parla del leader Udc, ha detto Vendola. Poi ha messo in guardia da un bis del fuoco amico della sinistra radicale verso i governi di centrosinistra, più volte citati per i loro errori. Ma Bersani lo ha liquidato con una battuta: «Quando siamo andati da soli ha vinto Berlusconi». Eppure la partenza era stata soft, con qualche stoccata morbida. Se Renzi ha proposto di aumentare gli stipendi di 100 euro al mese a chi ne guadagna meno di 2000 e di «mettere in po’ di soldi in tasca al ceto medio», Bersani ha replicato chiarendo che non prometterà «venti miliardi» ma punterà su cose concrete. Divisi anche in politica estera: Bersani ha chiesto il sì dell’Onu alla richiesta dell’Anp di un seggio da osservatore, Renzi si è mostrato tiepido e ha ricordato che Usa e Gb hanno già detto no. Se Bersani ha proposto di ricontrattare l’accordo sugli F35, Renzi lo ha invitato «a non fare demagogia». Se Renzi ha promesso un governo con soli 10 ministri, la critica velata di demagogia è arrivata da Bersani che ne ha proposti 20. Poi il clima si è riscaldato. Renzi è tornato su un dei leit motiv della sua campagna: il taglio dei vitalizi e dei costi della politica. E dei finanziamenti ai partiti. D’accordo su quasi tutto Bersani, tranne che sui fondi alla politica. «Da Clistene a Pericle, in Grecia decisero che in democrazia la politica prendeva un sostegno pubblico», ha ricordato, «non mi rassegno che la politica la possano far solo i ricchi…». Tagliente la replica di Renzi: «Ho rispetto per Bersani, ma passare da Pericle a Fiorito…». Il sindaco ha più volte attaccato il segretario per il suo passato di ministro e di big del Pd: «Hai governato 2547 giorni» gli ha ricordato, per poi rinfacciargli di essere stato ministro di un governo che non ha fatto la legge contro il conflitto di interessi e di essere non “colpevole” personalmente ma parte integrante di un gruppo dirigente che, con Sel, ha affossato per due volte il governo Prodi. Ma il segretario non si è fatto mettere nell’angolo e da metà del dibattito le parti si sono invertite. «Non tutti gli ultimi vent’anni sono uguali. Certo nessuno è perfetto, ma se avessero lasciato alcune misure fatte da noi, la crisi sarebbe stata diversa». Poi la stoccata a Renzi: «Attento a non usare gli argomenti dell’avversario. Garantiamo all’Europa e al mondo che siamo in condizioni di governare, questo non può essere messo in dubbio». E anche quando si è parlato di cambiamento, con Renzi che si è definito «figliolo coraggioso» e ha chiamato lui «zio prudente», Bersani ha respinto al mittente le critiche. «Dove sono stato ho sempre cambiato», ha ricordato. E se diventerò premier, ha assicurato, «guarderò il Paese con gli occhi dei cittadini». Come quelli della piccola Lucrezia, figlia di un’infermiera dell’Idi che rischia il posto di lavoro, che per Natale gli ha chiesto «una bambola rossa e lo stipendio per la mamma». A lei Bersani ha dedicato la sua corsa a premier.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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