Mar. Lug 16th, 2019

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Primarie cs / Renzi avverte tutti: il mio partito vale il 25%

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Bersani giovedì sarà sullo stesso palco a Napoli con Nichi Vendola

Pier Luigi Bersani non punta un cent sulla vittoria del rivale Matteo Renzi. Ma, siccome l’obiettivo non è strappare il risultato ma raggiungere quota 60 per cento per avere un’investitura tonda alla premiership, il leader Pd corteggia gli elettori di Nichi Vendola e giovedì sarà sullo stesso palco a Napoli con il leader di Sel. Il sindaco di Firenze, però, spera “nel sorpassino dell’ultimo tuffo” e, pur tornando a negare in caso di sconfitta una scissione dal Pd, avverte leader e elettori per il futuro: «Un mio partito potrebbe arrivare al 25%». Le proteste dei renziani non hanno convinto i garanti: al ballottaggio voteranno i 3 milioni e 100 del primo turno e chi convincerà i coordinamenti provinciali della sua impossibilità a votare al primo turno. Chiusa di fatto la platea, la caccia è agli elettori del primo turno e ai supporter dei tre sfidanti esclusi. Bruno Tabacci ha già detto di avere “affinità” con Bersani, Laura Puppato deciderà ma sembra tentata da Renzi, Nichi Vendola di fatto ha già scelto il leader Pd ma aspetta a dirlo chiaramente. «Oggi mi occupo di completare un concetto: faccio un endorsement a sfavore di Renzi», afferma il leader di Sel che forse scioglierà del tutto la riserva giovedì sera, quando sarà sullo stesso palco con Bersani a Napoli. Oltre a coprirsi a sinistra, il segretario Pd manda segnali chiari anche agli alleati futuri, i moderati di Casini e di Italia Futura, tornando ad escludere come “improbabile” l’alleanza con Antonio Di Pietro. Renzi, invece, snobba “gli apparati” e il risiko delle alleanze e, nonostante le scelte di Vendola, è convinto che le sue «chance di vittoria derivano dal fatto che mi voterà chi ha scelto Vendola contro gli apparati». Analisi che trova qualche conferma nei dati che girano in ambienti vendoliani: il 50 per cento degli elettori del leader di Sel pensano di votare Bersani, il 35 per cento starà a casa e il 10 potrebbe scegliere il sindaco. Per convincere, Renzi confida molto nelle sue capacità mediatiche domani nel big match tv contro Bersani. «L’altra volta c’è stato forse anche troppo fair play», è lo spirito agguerrito con cui si presenterà negli studi Rai. E l’arma che usa per affondare il rivale è sempre la rottamazione delle persone come delle idee di una vecchia sinistra. «La rottamazione – dice citando il premio Nobel Aung San Suu Kyi – è una rivoluzione della gentilezza: vuol dire che non ne possiamo più di quella classe dirigente». Ma è soprattutto l’accusa di aver fallito nelle riforme che scotta di più a Bersani: «Non accetto lo stereotipo di essere uno che non sa cambiare, portate le prove perché dovunque sono stato ho cambiato le cose, come ministro e come segretario del Pd». In realtà, Renzi sa di partire svantaggiato e che non sarà facile colmare i 9 punti di svantaggio. Ma i voti peseranno eccome per il futuro. E, pur garantendo lealtà al Pd, il sindaco di Firenze fa aleggiare un suo partito che secondo i sondaggi avrebbe tra i 12 e i 15 punti. «Matteo ha il tic dei ‘noi e loro’ ma fa parte della squadra», respinge la minaccia Bersani consapevole però che il sindaco in futuro vorrà dire la sua. «Io non voglio nulla ma noi abbiamo il 36%: che facciamo con chi sta con me, li cancelliamo? E’ chiaro che no», è l’avviso che il rivale manda non solo a Bersani ma ai vari big che gli remano contro e che il giorno dopo le primarie vorrebbero cancellarlo dai radar dei giochi di potere.

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