Mar. Lug 16th, 2019

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Primarie cs / Riparte la sfida, fair play e qualche sorpresa

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Scontro tra l’usato sicuro e la rottamazione. Il sindaco: «Noi abbiamo vinto nelle regioni rosse»

La voce meno squillante del solito come conseguenza di una lunga giornata di voto, gli abbracci commossi di supporter e staff, la moglie Agnese in sala. Così il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, si è presentato al comitato elettorale allestito alla Fortezza da Basso di Firenze, per commentare l’esito del voto. Al suo ingresso il sindaco è stato accolto da un lungo applauso e prima di raggiungere il palco è stato più volte fermato dai supporter che lo hanno stretto da abbracci commossi. Renzi ha poi parlato per una ventina di minuti, dopo di che sempre fra abbracci e strette di mano è salito alla guida di una Volkswagen, e con la moglie ed alcuni collaboratori, è andato via. La presenza della moglie è stata notata da molti dei presenti visto che sono rare le sue partecipazioni agli incontri pubblici del marito.
Pier Luigi Bersani, sigaro e cappotto, risponde sorridente alle domande dei cronisti. Matteo Renzi, camicia e maniche arrotolate, infiamma i suoi dal palco. Ecco, la sfida riparte da qui. A mezzanotte i risultati sono ancora parziali. Dato certo, il ballottaggio. Domenica prossima, Bersani e Renzi si giocano la candidatura a palazzo Chigi. Lo scontro tra l’usato sicuro e la rottamazione arriva al redde rationem. Senza dati ufficiali difficile dire con quanto vantaggio Bersani si presenti alla sfida finale. Un distacco di 10,8 punti o di 5, come rivendica il sindaco di Firenze, cambiano non di poco lo scenario. Anche dal punto di vista delle ripercussioni interne al Pd. Uno distanza su cui combattere, punto per punto, in quest’ultima settimana prima del secondo turno. Spartiacque decisivo sarà il confronto di mercoledì sera su Rai Uno. Intanto, prevale un certo fair play tra i due sfidanti. Bersani che manda un abbraccio a Renzi. Il sindaco che chiama due volte l’applauso per il segretario al suo comitato fiorentino. Sebbene Renzi non abbia mancato di rimarcare fino all’ultimo alcune critiche. La solita sulle regole. E poi l’insinuazione sui pochi seggi a Firenze, città in cui il sindaco è favorito, per creare appositamente ostacoli.
Altro dato piuttosto certo è che Bersani ha nettamente prevalso al Sud ma Renzi ha tenuto e anzi ottenuto ottimi risultati nelle storiche regioni rosse. «Vedendo i risultati si abbia il coraggio di chiamare le cose come sono. Dicevano, i renziani prendono i voti della destra. Noi abbiamo vinto nelle regioni rosse», rivendica Renzi. Bersani spiega così il risultato al Sud: «Posso dire che la sofferenza c’è in tutta Italia. Ma io giro spesso il Sud e là c’è una sofferenza particolare e io ho molto orecchio per i problemi quando sono acuti». E quindi esalta la scelta delle primarie: «Sono state primarie aperte, bellissime con un risultato molto forte a cui guardo con fiducia». «Finita questa prova, abbiamo un punto di forza molto difficile da scalfire», aggiunge Bersani. Rilancia Renzi: «Ora si riparte da zero a zero, no da 44 a 39». E conclude: «Facciamo la corsa per vincere, se non ci riusciamo saremo al fianco di Bersani per dargli una mano e insieme dimostreremo che il centrosinistra può andare a vincere le elezioni». E su quanto detto da Renzi emerge un dato: sadono le roccaforti rosse, gli storici baluardi del Pci, nella Toscana percorsa dal vento della rottamazione renziana. Il sindaco di Firenze vola a Castelfiorentino, di cui si ricordano “antichi” risultati bulgari del veccio Pci, mettendo a segno il 61,4% contro il 31,9% di Bersani mentre Vendola si ferma al 5,1%. Renzi conquista la maggior parte delle province toscane, tutte rosse, e si riafferma a Firenze. Bersani vince a Piombino, la città dell’acciaio dove gli operai, con al loro fianco il sindaco pidiessino Anselmi, lottano per la sopravvivenza della ex Lucchini, una delle più grandi industrie siderurgiche italiane oggi in mano ai russi.

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