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Primarie Pd. Bersani salva 10 ‘vecchi’, scoppia il caso deroghe e regole

Primarie Pd. Bersani salva 10 ‘vecchi’, scoppia il caso deroghe e regole

Avanti con le primarie per i parlamentari. La direzione nazionale del Pd ha approvato all’unanimitĂ  il regolamento della consultazione che si terrĂ  il 29 o 30 dicembre, a discrezione delle federazioni locali. Non ci sono stati i temuti scossoni anche perchĂ© è stato salvaguardato il bagaglio di esperienza come aveva chiesto Pier Luigi Bersani. Al segretario spetterĂ  la scelta di un 10 per cento di candidati, in un listino bloccato in cui entreranno persone di comprovate capacitĂ  o provenienti dalla societĂ  civile. Approvato anche un pacchetto di dieci deroghe per i parlamentari con piĂą di 15 anni di legislatura alle spalle. «E’ una procedura che non ha precedenti e abbiamo individuato anche un meccanismo che renderĂ  matematica una fortissima presenza di donne, a livelli sconosciuti in Italia e forse in Europa», ha sottolineato alla fine Bersani. Alle donne sarĂ  riservato, infatti, un 33 per cento di candidature in posizioni forti. Secondo una stima approssimativa, nel listino bloccato finiranno una novantina di persone, fra cui molto probabilmente diversi esponenti della segreteria e big del partito, il 10 per cento delle circa 900 candidature previste. Ci sono poi 47 capolista, alcuni dei quali saranno attinti dai listini bloccati e alcuni tra i vincitori delle primarie. In totale avranno posto sicuro dunque almeno 120 candidati, circa un terzo dei probabili eletti del Pd. “Salvati” dalla direzione nazionale anche alcuni esponenti di spicco del partito: Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Beppe Fioroni, Franco Marini, Cesare Marini, Giorgio Merlo, Maria Pia Garavaglia, Giuseppe Lumia, Gianclaudio Bressa e Mauro Agostini. Per loro si apre la porta delle primarie. La loro deroga è passata con tre voti contrari e qualche malumore. Anna Paola Concia, per esempio, ha preso la parola per ricordare Livia Turco tra quanti hanno rinunciato a chiedere la deroga e ha strappato un applauso della direzione. Di lĂ  dall’unanimitĂ  della direzione, non manca qualche preoccupazione per le primarie. Diversi parlamentari, che nelle ultime due legislature, grazie al “Porcellum”, erano stati di fatto nominati, ora rischiano di non essere piĂą candidati anche perchè, è l’osservazione fatta da diversi esponenti della minoranza, con tempi così brevi di fatto le candidature saranno blindate dai partiti a livello locale. Esclusi dalla competizione, salvo deroghe che saranno decise a livello locale, i sindaci dei Comuni con piĂą di 5mila abitanti, i presidenti di Province e Regioni, e i consiglieri regionali a meno che non vi sia stato uno scioglimento dell’assise. Bersani però è stato ottimista: «Oggi iniziamo un percorso totalmente inedito – ha sottolineato il segretario – dobbiamo condurre questo percorso in modo rigoroso e potrĂ  essere un grande lancio per la nostra campagna elettorale. Il Paese ha aspettative enormi verso di noi». Il Pd, poi, attende di sapere quale sarĂ  il quadro complessivo che si presenterĂ  agli elettori il 17 febbraio. Bersani ha visto oggi il premier Mario Monti che però non ha sciolto la riserva. «Noi siamo pronti, lui sta valutando e a noi va bene qualsiasi decisione prenderà», ha assicurato il leader del Pd.
Bersani ha dunque ostentato tranquillità, fiducioso che il Pd comunque vincerà le elezioni. Anche se certo, e lo ha detto più volte, preferirebbe che Monti restasse super partes e che insieme si disegnasse il futuro ruolo del premier. Ma di più non dice, nonostante l’irritazione che gran parte del partito non nasconde. Bersani tiene invece a far passare soprattutto un messaggio di apertura e cambiamento, sancito dalle primarie per i parlamentari. E la direzione ha segnato anche una ritrovata unità tra i due contendenti alle primarie di novembre. Matteo Renzi si è presentato alla riunione e ha approvato l’operato di Bersani: «E’ stata positiva la scelta di fare primarie», ha detto. anche se resta una riserva su date così ravvicinate. E non ha messo ostacoli neppure alla deroga ai “dinosauri” Fioroni e Bindi che pure avrebbe voluto rottamare. Il sindaco di Firenze se ne è andato però prima del voto.

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