Primarie Pd? No, faida di capibastone

Primarie Pd? No, faida di capibastone
di Gianmaria Roberti

primarie-pd-renzi-cuperlo-civati_980x571La mistica delle primarie demolita dal ciclone Renzi, piombato al governo con una capriola da prima Repubblica. E il “caro leader” di Salerno sullo sfondo dell’ultima notte dei lunghi coltelli Pd. Un ruolo immanente per De Luca, nella doppia veste di possibile ministro, da renziano dell’ultima ora, ma assai stimato, e da signore dei consensi, pronto a incoronare la deputata Tartaglione segretario della Campania. Una competizione destinata all’ennesima ordalia bulgara, relegando in una riserva indiana i pasdaran delle primarie, che oggi celebreranno una già stanca liturgia. Uno strumento svuotato di senso e distorto nei fini, nell’eterna faida tra i capibastone democrat. Ridimensionato anche da filosofi come Massimo Cacciari (“un’arma ideologica”) e Aldo Trione (“un mezzo retorico”).

“Mi chiede se funzionano? – dice l’ex sindaco di Venezia – Sono un’arma leggera. Renzi le ha usate quando gli servivano, ma poi è diventato premier senza usarle, non mi pare siano sacre per lui”. E a questo punto, dopo “aver già creato problemi al Pd, speriamo lui non ne crei anche al Paese”. Cacciari, con disincanto, tuttavia esclude che stavolta le primarie in Campania inneschino la rituale scia di veleni, con accuse incrociate di brogli. “Questo può accadere – spiega -quando c’è competizione. Non quando si vince col 70%”. Purché dalla narrazione delle primarie cada il velo che le avvolge da sempre. “Sono state usate come arma ideologica, anche da Renzi quando voleva far fuori la vecchia nomenclatura – afferma Cacciari – Altra cosa sarebbe se fossero un elemento istituzionale, contemplate nel meccanismo elettorale”. Per ora, insomma, restano una competizione senza valore legale. Un gioco grande, ma retto da un semplice gentlemen’s agreement. E col contorno di risse e contumelie. “Anche l’incompatibilità è un’arma ideologica – aggiunge il filosofo veneziano – Quando nacque il Pd, tutti si stracciarono le vesti al solo parlarne. Poi si è visto come è andata: uno vince le primarie, e fa il segretario ed il sindaco di Firenze”. Un discorso speculare a quello di De Luca, grande elettore di Renzi. “Lui ha dato un contributo importante in Campania e verrà premiato nei futuri assetti del governo – sostiene Cacciari –, facendo finta che l’incompatibilità non esista. In politica si fa così, piaccia o non piaccia”. Eppure, c’è chi non si rassegna a questo scenario machiavellico. “L’avvento di Renzi al governo mi ha lasciato un’impressione negativa e sono rimasto sorpreso – confessa Trione – Avrei immaginato che la vicenda del governo si risolvesse con passaggi istituzionali più seri e responsabili”. Dal sindaco di Firenze ci si poteva aspettare un impegno a “raccogliere consensi, ad aggregare. Mi è parso sia arrivato con un modo da vecchia repubblica, non immaginavo che la lotta politica potesse diventare così brutale, superare ogni regola”. D’altro canto, neppure le primarie in Campania lasciano “ben sperare, la situazione è quantomai affastellata – osserva l’accademico salernitano – e vedo giovani rampanti, ma non rappresentativi di un’area democratica. Dall’ultima volta e da altri episodi raccapriccianti credo si siano fatti pochi passi. Anzi vedo che si va indietro”. Eppure, al Pd Trione aveva dato credito. “Lo dico con la malinconia di chi – racconta – ha creduto che la cultura democratica potesse avere ascolto. Ma il quadro, con le dichiarazioni che si leggono e le minacce a cui si assiste, mi deprime”. E a costo di gelare il popolo dei gazebo, Trione giudica le primarie uno “strumento retorico. Sono d’accordo con la mobilitazione, ma mi pare che ci sia un’enfasi eccessiva, utile a molti dirigenti mediocri, legittimati – afferma – a fare tutto”. Semmai, “bisognerebbe ridefinire il contesto con nuove regole e meccanismi”. Per adesso, i dominus restano lontani dall’iconografia della rottamazione. “Mi auguro che De Luca non diventi ministro – sbotta il filosofo salernitano –, peggio per Renzi se lo dovesse promuovere. La sua figura è invasiva, mi lascia incredulo la cultura delle offese personali, e glielo ho detto, conoscendolo personalmente”. La forma, talvolta, coincide con la sostanza. E lo stile contrassegna un’era. Fino a generare paradossi. “Ad uno come Caldoro – esemplifica Trione – non mi sento legato politicamente, ma lo ritengo una persona seria”. Insomma, De Luca “non avrebbe neanche dovuto aspettare le sentenze, appena nominato viceministro si sarebbe dovuto dimettere”. Lo ha fatto Letta per lui, se non altro.

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