Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Archivio » Primarie Pd, ora non si vanifichi la “transizione dolce” di Bersani

Primarie Pd, ora non si vanifichi la “transizione dolce” di Bersani

Primarie Pd, ora non si vanifichi la “transizione dolce” di Bersani
di Alfonso Conte

Molti hanno pensato e scritto di Primarie del Pd per i candidati parlamentari come di una rappresentazione esteriore di democrazia, funzionale a legittimare le scelte di un apparato ancora prigioniero delle logiche da Prima Repubblica. E non vi è dubbio che, a leggere i nomi dei candidati più votati, in molti casi tale interpretazione colga molti elementi di verità. Tuttavia, ora che si diffondono i primi risultati, appare altrettanto chiaramente come l’elemento di maggiore novità sia costituito dalle tante donne, in molti casi giovani e poco note, ai vertici delle varie classifiche provinciali. Un risultato ampiamente prevedibile in considerazione delle regole elettorali, ma che solo ora rivela con esattezza tutta la sua forza dirompente, in grado di mettere fuori gioco molti parlamentari uscenti e favorire un sostanzioso ricambio degli esponenti del PD alla Camera e al Senato. Corrispondendo in tal modo alla richiesta diffusa in gran parte dell’elettorato democratico, soprattutto tra i tanti i quali hanno sostenuto Matteo Renzi nella scorsa consultazione. E poco importa, evidentemente, se il sindaco fiorentino ha puntato sui giovani mentre adesso si scommette sulle donne, poiché in entrambi i casi si dimostra di perseguire lo stesso obiettivo.
Adesso tocca ai vertici delle segreterie provinciali tradurre il risultato delle Primarie nella composizione delle liste e l’operazione prevede margini di discrezionalità che, probabilmente, consentiranno qualche aggiustamento a vantaggio dei candidati più vicini all’apparato; ma non vi è dubbio che l’esito determinato dalla base non potrà essere stravolto, costringendo le consorterie legate ai notabili di periferia dominanti nel partito a ridimensionare il proprio peso. Si tratta, evidentemente, di un risultato imprevedibile fino a qualche mese fa, in grado di coniugare esigenze di conservazione ed istanze di cambiamento, di operare una sintesi tra il vecchio destinato a scomparire e il nuovo che emerge con forza. Il merito della direzione impressa ai processi interni al Partito Democratico è da ascrivere, senza dubbio, al segretario nazionale, un uomo dell’apparato il quale sta cambiando il partito togliendo potere all’apparato. Consapevole dell’urgenza di uscire definitivamente dalla Prima Repubblica, Pier Luigi Bersani sta guidando una transizione dolce, evitando, da un lato, proclami massimalistici e, dall’altro, fratture traumatiche. Emiliano pragmatico e di poche parole, poco incline a pose da leader carismatico, sta riformando nei fatti il partito che nella storia repubblicana è riuscito, al di là dei cambiamenti di nomi e simboli, a resistere più a lungo ai mutamenti, un dinosauro capace di sopravvivere nonostante le profonde trasformazioni del mondo circostante.
Si tratta, evidentemente, di un processo in divenire e numerose sono le tappe successive del percorso in occasione delle quali le forze schierate per la conservazione tenteranno la riscossa, sicché è fondamentale che l’opinione pubblica continui a far sentire il fiato sul collo a chi troppo a lungo si è chiuso nei palazzi, a chi ha dato vita a giochi di ruolo ormai usurati, a chi ha contribuito a portare il Paese sull’orlo del baratro.

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3640

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto