Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Processo alla Parola / “Imputata Madre Lingua in piedi!”

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Processo trasmesso a reti unificate. L’imputata appare stanca e vecchia, ma distinta. I capelli grigi raccolti in uno chignon, l’abito scuro. Nessuno la crederebbe colpevole di nulla ad incontrarla per strada. Eppure è lì. Seduta a capo chino. L’aula del tribunale è tutta un vociare. In prima fila i suoi figli, ma anche in seconda fila e in terza. Sono tutti figli suoi. L’imputata è la Lingua Madre. Il reato? Mancanza di par condicio. Il genere maschile predomina e le parole femminili/femministe si sono fatte sentire. Per non parlare dei termini nostalgici del neutro, che hanno fondato un movimento a sé.

Processo trasmesso a reti unificate. L’imputata appare stanca e vecchia, ma distinta. I capelli grigi raccolti in uno chignon, l’abito scuro. Nessuno la crederebbe colpevole di nulla ad incontrarla per strada. Eppure è lì. Seduta a capo chino. L’aula del tribunale è tutta un vociare. In prima fila i suoi figli, ma anche in seconda fila e in terza. Sono tutti figli suoi. L’imputata è la Lingua Madre. Il reato? Mancanza di par condicio. Il genere maschile predomina e le parole femminili/femministe si sono fatte sentire. Per non parlare dei termini nostalgici del neutro, che hanno fondato un movimento a sé.
Le telecamere sono pronte. All’ingresso dei giudici il vociare si smorza piano. Poi nel silenzio la voce del primo teste. È la parola “Donna”. “Sono stanca di non essere pronunciata a sufficienza; sui libri compaio per un decimo del mio analogo “Uomo”. Pare che dipenda tutto da lui e da lui soltanto. È lui l’homo erectus, lui l’homo sapiens. Lui tutto. Come se io non sapessi reggermi sulle mie gambe o non fossi capace di ragionare! E poi la Lucy ritrovata in Etiopia non era forse donna?”. “Ma è una convenzione” mormora piano la povera imputata. “Una convenzione da sradicare – controbatte pronta Donna, che incalza – e i bambini? Vi pare giusto che “per convenzione” siano classificati come maschi prima della nascita?” “Ma una volta era così – afferma la Lingua Madre con voce più alta – ora si sa da subito il sesso e …”. “Non da subito e poi – si incattivisce Donna – le parole “embrione” e “feto” non sono forse di genere maschile?”.
“Eppure “lingua” è un sostantivo femminile – si sente dal fondo dell’aula – dovrebbe privilegiare noi!” “Una madre queste cose dovrebbe sentirle” fa eco qualcun’altra.
Poi è il turno di “Matrimonio”. La povera imputata lo guarda: “Anche i miei figli maschi si ribellano?” “Cara Lingua Madre, sono qui perché ho avuto un diverbio con “Patrimonio”. “Cosa è successo?” domanda la tapina, rammaricata e affettuosa. “La questione è tutta etimologica:  io derivo dal latino mater madre e munus compito, dunque compito della madre e tutte queste donne, stanche di badare alla casa e ai figli si sono messe in sciopero. “E perché mai?” “Protestano perché “Patrimonio”, valga poco o molto, appartiene al padre, dunque al maschio”. Il giudice scuote la testa. “Fandonie”  bisbiglia l’imputata.
“Il potere è tutto al maschile – si sente una voce dalla seconda fila – dei figli si occupa la donna, eppure si dice “patria potestà”. “Obiezione – si alza in piedi Lingua Madre – dal ’75 si parla di potestà dei genitori!” “Obiezione accolta” fa prontamente il giudice.
Quindi è la volta di Architetto. “Le donne iscritte all’Ordine si ribellano, vogliono distinguersi dai colleghi maschi. E lo stesso dicasi per i medici e gli ingegneri”. “Meglio non avere una desinenza apposita che la terminazione in –essa, che, si sa, in origine era usata con valenza dispregiativa”. A parlare è Poetessa, sostenuta da professoressa e avvocatessa. “Sappiamo tutti che questo suffisso è uno sfottò! Come a dire voi donne non potete ricoprire certi ruoli! Eppure quante professioniste donne ci sono? È ora che Lingua Madre accolga le nostre richieste e riservi a noi la stessa dignità di Medico, Architetto e Ingegnere!”.
Infine, un ultimo teste. I capelli scuri, la faccia cupa, curvo nell’aspetto, cattivo. Avanza a passo lento, pesante nei movimenti. Tutti sanno chi è: “Uxoricida”. Le donne si spaventano, cominciano a tremare tutte quelle che hanno qualcosa di muliebre nella loro etimologia. “Voglio una compagna – dice tremante Uxoricida, destando lo stupore di tutti – per par condicio, voglio una compagna! Non è giusto che sia io ad indicare chi uccide la moglie – in latino uxor – e sia sempre io ad essere usato se è la moglie a sbarazzarsi del marito. Perché, cari miei, accade anche questo. Anzi qui in aula vedo parecchie potenziali “viricide”.
(n.t)

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