Prodotti agricoli 100% italiani, prima edizione di Cibi d’Italia

Prodotti agricoli 100% italiani, prima edizione di Cibi d’Italia
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A margine della la prima edizione di Cibi d’Italia, manifestazione organizzata dalla Fondazione Campagna Amica per promuovere i prodotti agricoli 100% italiani, tenutasi a Roma, è stato presente anche il Delegato alle Politiche agricole, del Presidente della Provincia di Napoli, già Rappresentante della Consulta Nazionale dell’Agricoltura, Rosario Lopa (foto). Iniziative di questo genere, posso rappresentare motivo di ulteriore conoscenza e rinnovata sensibilità sulle nostre produzioni agroalimentari per le città del nostro Paese. L’agricoltura campana e della provincia di Napoli in particolare, ha sostenuto l’esponente dell’Agricoltura, è un pezzo importante di questo nuovo modello di sviluppo perché crea lavoro e valorizza il territorio. Il modello di sviluppo della nazione ha nell’Agroalimentare questo grande pilastro. Va sottolineata l’importanza del rapporto dialettico che fin dal Medioevo, si è instaurato tra campagna intesa come area di produzione e città, vista come luogo di trasformazione. Grazie al loro rapporto dinamico e collaborativo oggi possiamo vantare di un patrimonio alimentare ricchissimo in tutto il territorio, e soprattutto in quello della provincia di Napoli. Gli elementi essenziali della cucina dei nostri tempi sono i concetti di tempo e spazio, ovvero di uso di prodotti stagionali e territoriali. Solo in quest’ottica è possibile sviluppare un discorso volto alla salubrità dell’alimentazione, ovvero relativo al gusto come benessere, al piacere del cibo come strumento di salute.Tutti i comuni italiani, ha ribadito Lopa,  e in particolare Napoli, dovrebbero avviare rapporti aperti, e non demagogici come sta succedendo in questi periodi, con questa realtà. I cittadini devono essere collegati con le radici agricole dei nostri territori, magari ipotizzando alcune iniziative come la riformulazione delle commesse per le mense scolastiche dove la certezza del chilometro zero è una realtà, ed individuare un luogo simbolo per la città per instaurare un presidio permanente di Farmer’s Market. Semplicità e leggibilità del piatto devono rappresentare i concetti di buono da pensare e da mangiare insieme a  piacere e salute, devono essere considerate unità complementari funzionali ad una gastronomia antidoto per la globalizzazione. Non si può più parlare di prodotti  alimentari status symbol, ma elementi di identità locale.Importante dunque è il senso d’innovazione culinaria che in cucina e cultura siano due termini fusi in un rimando reciproco. L’innovazione culinaria è dunque finalizzata alla salvaguardia della tradizione, della tipicità. L’alimento è da considerarsi come uno strumento di fede tramite il quale prendono forma i principi basilari della cultura gastronomica italiana. Visto che una buona Amministrazione e tale se  si annuncia al servizio del territorio, appena le condizioni istituzionali c’è lo consentiranno, avvieremo la creazione di una rete didattica finalizzata alla sensibilizzazione, attraverso la promozione, tutela e valorizzazione dei prodotti di eccellenza attraverso l’eno- gastronomia dell’area Partenopea, dove il territorio, diviene dunque il nucleo di valorizzazione di tutti gli elementi d’eccellenza della storia eno-gastronomica locale e nazionale. La cultura alimentare è da considerarsi, ha concluso Lopa, elemento base sul quale investire per restituire fiducia attraverso basi scientifiche alla cucina italiana, soprattutto ora, in un periodo di transazione storica, segnata dal tracollo economico.

redazioneIconfronti

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