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Pronto provvedimento per “salvare” 30 portaborse parlamentari

Pronto provvedimento per “salvare” 30 portaborse parlamentari

montecitorio1Siamo in un momento di vacatio. Per la Chiesa, viste le dimissioni del Papa, ma anche per la politica visto che siamo in attesa della formazione del nuovo governo.
Nel frattempo, giusto per intrattenerci e per non farci annoiare, ne stiamo già sentendo di tutti i colori. Da una parte c’è la vecchia componente della politica, quelli che c’erano prima delle elezioni, che starebbero tentando, con una mossa disperata, di buttare dentro, in Parlamento, con contratto a tempo indeterminato, trenta persone tra fidati assistenti, collaboratori e segretari. La notizia la dà il Fatto Quotidiano, a cui una fonte più che attendibile avrebbe spifferato la notizia. Ci sarebbe un provvedimento da esaminare il prossimo 5 marzo che mirerebbe a sistemare in extremis i portaborse. Un provvedimento che, se dovesse passare, porterebbe il personale di supporto alla Camera a quota 580; una cifra mai toccata prima, per un totale di 3 milioni di euro in più all’anno in un momento di spending review. Le trenta persone da “sistemare” avrebbero lavorato per i diciotto componenti dell’ufficio di presidenza nella passata legislatura e adesso, se il provvedimento di cui scrive Il Fatto dovesse andare in porto, saranno inseriti nell’organico a disposizione dei prossimi gruppi parlamentari.
Se da un lato la vecchia politica fa ancora parlare di sé, i nuovi arrivati non scherzano. I grillini, le nuove leve della politica e del Parlamento italiano, non sembrano essere molto ferrati in materia, e stanno già facendo parlare il web e l’Italia intera per la loro scarsa preparazione. Il riferimento è a due senatori del Movimento 5 Stelle che negli ultimi giorni hanno candidamente ammesso, nel corso di due diverse trasmissioni radiofoniche, di non essere preparati né sul numero di deputati e senatori, né sul nome del Palazzo del Senato, né sulla sua collocazione lungo le vie del centro di Roma.
Prima ci ha pensato la senatrice aquilana Enza Blundo che, nel corso della trasmissione radio “Un giorno da pecora”, pur confermando di voler dimezzare il numero di parlamentari, ha candidamente dichiarato di non conoscerne il numero esatto. Poi è stata la volta del neo senatore napoletano Bartolomeo Pepe che, intervistato dalla trasmissione radio “La Zanzara”, non ha risposto alla domanda “Ma come si chiama il Palazzo del Senato?” e ha ammesso – tra l’altro – di non conoscere dove si trovi. “Ma non è un problema, lo troviamo” – ha replicato ai conduttori che lo incalzavano. Alla domanda “Come si elegge il Presidente della Repubblica?”, il novello senatore a 5 stelle ha annunciato di avere un’altra telefonata in linea. “Non mi va di essere preso per i fondelli, studieremo e vi faremo sapere”.
Siamo senza Papa, senza governo, senza soldi e senza speranze – ha ironizzato qualcuno nei giorni scorsi. Ma la meraviglia, lo stupore, lo sbalordimento – aggiungiamo noi – quelli non mancano mai!

(b. r.)

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