Prospettive nere per i laureati, è un’odissea trovare lavoro

Prospettive nere per i laureati, è un’odissea trovare lavoro
di Barbara Ruggiero

disoccupazionePer i laureati è sempre più difficile trovare lavoro. E non è solo questione di specializzazione: anche per medici e ingegneri è difficile trovare occupazione dopo gli studi. A quanto pare neanche la riforma dell’Università ha aiutato i giovani a inserirsi nel mondo del lavoro. I dati emergono dal XV rapporto di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati. L’indagine ha coinvolto oltre 400mila laureati post-riforma di 64 atenei italiani.
I dati grossomodo sono sotto gli occhi di tutti quotidianamente: il tasso di occupazione dei laureati nel corso dell’ultimo anno è calato ulteriormente. Le difficoltà di inserimento riguardano non solo i freschi di laurea ma anche tutti coloro che hanno terminato gli studi in tempo meno recenti. Ma le novità non finiscono qui: tra i fortunati laureati che riescono a trovare un impiego si registrano stipendi bassi e una riduzione della stabilità lavorativa che si associa a un aumento particolare di lavori non regolamentati da alcuni tipo di contratti. È la piaga del lavoro nero che riguarda il 7% dei laureati di primo livello e degli specialistici e il 12,5% dei laureati a ciclo unico.
Le retribuzioni a un anno dalla laurea superano di poco più i mille euro mensili. Rispetto all’ultimo quadriennio le retribuzioni sono diminuite del 16/18%.
Per i laureati triennali, la disoccupazione nell’ultimo anno è passata dal 19% al 23%; per i laureati a ciclo unico (medici, architetti, veterinari, giuristi) l’aumento è del 21% a fronte del 19% dello scorso anno.
Prospettive nere per i laureati, ma sempre meglio dei diplomati: i dati evidenziano che la laurea “paga” comunque più del diploma. Fonti ufficiali, come per esempio l’Istat, hanno evidenziato come nell’intero arco della vita lavorativa in Italia i laureati hanno presentato un tasso di occupazione di oltre 12 punti percentuali maggiore rispetto ai diplomati. Le stesse fonti confermano che la retribuzione ha premiato i titoli di studio superiori: tra i 25/64enni risulta più elevata del 50% rispetto a quella percepita dai diplomati.

Barruggi

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