Quando i politici ignorano le vite degli altri

Quando i politici ignorano le vite degli altri
di Luciana Libero
Luciana Libero, giornalista e saggista
Luciana Libero, giornalista e saggista

Stamattina ci siamo visti in Piazza Alario. Qui c’è stata una festa per contrastare l’ennesimo progetto inutile e pericoloso, che sconvolgerà la storica piazzetta, abbatterà alberi vetusti, metterà a rischio l’assetto idrogeologico e costruirà box interrati a beneficio di qualche privato. Da qui partiamo per una piccola geografia delle emergenze, quella che va da sud a nord, da est a ovest della città, passando per comitati, gruppi, movimenti e azioni civili. Una geografia ignorata dalla fiera della vanità elettorale, tutta nomi e candidati. Mentre assistiamo infatti a questa kermesse di marziani a Salerno, il governo della città continua imperterrito ad ignorare le emergenze, lascia continue vicende irrisolte, spesso con gravi ferite aperte. Quella di Piazza Alario è l’ultima tra le tante mobilitazioni spontanee contro un’amministrazione che continua a perseguire i suoi scopi, indifferente e sorda alla volontà dei cittadini ma anche al buon senso, visto che a poca distanza dalla storica piazzetta vi sono spazi alternativi e più consoni. E il catalogo non può che mettere al primo posto le Fonderie Pisano, la cui storia data almeno dal 2004, stesso anno del primo esposto alla procura del Comitato Salute e vita. Anche qui un gruppo di cittadini per difendere la salute dall’inquinamento sempre più accertato e pesante mentre si sussegue lo sconcio balletto di responsabilità, delocalizzazione, certificazioni. Sempre a Fratte, quella che era nell’800 la Manchester del sud, un po’ più avanti delle Fonderie, lì dove erano le Manifatture Cotoniere Meridionali, è in corso un altro megaprogetto. Sulla vicenda MCM De Luca e Lettieri sono stati assolti perché “il fatto non sussiste”, ma sussiste la scomparsa di quella storia a vantaggio di un altro impianto commerciale, il tutto a pochi metri da un importante sito archeologico. Pochi mesi fa, in zona, bande in odore di camorra, si esercitarono in una sparatoria lasciando due morti per strada. Così anche le questioni della sicurezza e della vivibilità dei quartieri collinari, dove in questi mesi si sono susseguite rapine e atti vandalici, marciscono. Del resto, dietro la luccicanza della grande Salerno, che vita c’è da quelle parti? Modesta, a quanto pare. Dalle colline ci spostiamo alla zona orientale dove ci aspettano le foto del degrado del litorale cittadino, con le panchine con vista sui rifiuti, spiagge cedute ai privati, mentre, nell’unico spazio libero, si combatte con “Giù le mani dal porticciolo”, altro comitato che cerca di difendere quell’oasi marina anche essa minacciata dal progetto di un enorme porto di circa 400 posti barca, strutture ricettive, altri centri commerciali e i soliti box auto davanti alle case dei residenti. Ma è questo è il destino tracciato per i salernitani, avere il posto barca, mettere l’auto nel box interrato e andare nei centri commerciali? Non una sala di lettura, un centro per gli anziani, un museo civico, un cinema, una biblioteca di quartiere? Come ha detto qualche giorno fa Renzo Piano, le città non sono pietre ma luoghi di scambio e di incontro. Lo ha detto a proposito dei tanti giovani che stanno lavorando con lui a Parigi a progetti sulle periferie per diverse città italiane, mentre da noi si vogliono occupare con nuove costruzioni aree pubbliche di pregio o addirittura storiche o si eliminano risorse naturali come sorgenti termali per orrendi palazzi pseudo moderni e parcheggi. La città non ha più bisogno di questo ma di una rigenerazione ambientale e culturale, nella quale dirottare le cospicue risorse che hanno nutrito in questi anni sacche di benefici e privilegi parassitari. Ma soprattutto bisogna ripristinare un concetto caduto in disuso, senza il quale nulla è possibile e intorno al quale organizzare tutto il resto: la partecipazione dei cittadini intorno alle scelte che li riguardano. In questi giorni mancano all’appello liste della sinistra. Forse da qui bisogna partire per distinguersi nel campionario del delirio candidatorio: rovesciare la logica dei nomi per parlare delle vite degli altri, quelli che non sono interpellati ma che vivono ogni giorno le difficoltà di un potere che si fa beffa dei loro bisogni, anche quelli più semplici e normali, come sedersi sotto un albero nella vecchia piazzetta sotto casa.

(da La Città del 10 aprile 2016)

redazioneIconfronti

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