Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Quando “i supplici” erano cari al sommo Zeus

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Uno straordinario laboratorio teatrale di Pasquale De Cristofaro / di Francesco Tozza

A proposito di un laboratorio teatrale

a cura di Pasquale De Cristofaro

(Salerno, ex chiesa dell’Addolorata, 24/7/06)   

 

di Francesco Tozza
Francesco Tozza
Francesco Tozza

La più antica tragedia che il mondo greco ci ha lasciato in preziosa eredità – Le Supplici di Eschilo – divenuta oggetto di un laboratorio teatrale, durato appena otto giorni; una straordinaria “prova aperta al pubblico” del relativo spettacolo, che (miracolosamente!) appariva già perfetta nella sua efficace ed intrigante incompletezza; il gradito ritorno al “fare teatro” del responsabile di tale esperienza (Pasquale De Cristofaro), a testimonianza di una viscerale e mai sopita passione, giocoforza costretta ultimamente, fra mille problemi e le inevitabili contraddizioni, nei limiti di un’attività, di studio e pedagogia dello specifico, non sempre o del tutto collimante con le ragioni del palcoscenico; l’ennesima apertura alla fruizione teatrale, ancora una volta – però – sporadica e di breve respiro, di uno degli spazi più interessanti della città (l’ex chiesa dell’Addolorata), pervicacemente negato a più duraturi usi nell’ambito in questione, gli unici tuttavia che potrebbero far avviare i necessari lavori di perfezionamento (sostanzialmente acustico) della stupenda struttura. Tanti motivi d’interesse, dunque, la sera di domenica scorsa, nel segno del grande tragico greco: soprattutto giovani energie, magari qualche già significativo talento, fatti esplodere dalla intelligente maieutica di un provetto uomo di teatro, purtroppo quasi sicuramente condannati alla dispersione, se non addirittura allo spegnimento, dalla sordità non certo di una singolare struttura scenica…., ma da una ben più accorsata, si direbbe a questo punto feroce, macchina teatrale (quella, in anni più o meno recenti, prodotta in ambito amministrativo, dai sedicenti “uomini del fare”, più sensibili alle ragioni di un ottuso ‘consenso’ che alle esigenze di una vera e propria crescita culturale, soprattutto delle giovani generazioni).

Immutato il fascino di quell’arcaica tragedia, priva di reale svolgimento, ma grondante pathos nei versi interminabili messi in bocca alle Danaidi: vere e proprie partiture vocali, a volte austere e solenni, più spesso cupamente tragiche nell’invocare la sospirata ospitalità; e in quelle preghiere lente, maestose ma a volte anche gridate, nello smarrimento prodotto dall’incerto loro esito o dal ricordo di una precipitosa fuga, appare facilmente l’eco di più recenti inquietudini, di assai più dolorosi e incerti approdi, in un processo di metaforizzazione cui lo spettatore finisce, quasi inconsapevolmente, con l’aderire. Di fronte alle richieste delle antiche Supplici, fuggite ad ancora ipotetiche violenze (le nozze imposte con gli odiati cugini), quasi meraviglia, paragonata alle attuali resistenze, la generosa disponibilità del re Pelasgo, che da buon re costituzionale, vuole solo sentir prima il parere del suo popolo! Ottenuto il quale, l’ospitalità sarà comunque assicurata e le fanciulle, con l’inseparabile genitore, potranno stare al sicuro entro le mura della città; e la tragedia potrà chiudersi innalzando lodi agli dei.

Ma di quella nobilissima religione di giustizia, oggi, sembrano essersi perse le tracce. Le figlie di Danao innalzavano le loro preghiere abbastanza sicure del loro esito: del resto i “supplici” erano cari al sommo Zeus. Di più: con Eschilo, ai primi germogli della democrazia, la città era un organismo vivente e decisionale; già in Sofocle (nell’Antigone) diverrà appannaggio di chi la possiede; dirà infatti, con evidente sarcasmo, Creonte al figlio: “Sarà la città ad ordinarmi ciò che devo fare?”. Creonte non è più Pelasgo: la subitanea recrudescenza della tirannide rivela quanto intermittente e incoerente sia il percorso di crescita della democrazia.

Avranno i nostri profughi del teatro almeno una sala per ricordarle, queste cose, ai sempre più distratti spettatori di oggi?

In copertina, engramma – il mondo classico nella tradizione occidentale

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