Home
Tu sei qui: Home » Il logonauta » Quando il rigore diventa paravento di ciò che manca

Quando il rigore diventa paravento di ciò che manca

Quando il rigore diventa paravento di ciò che manca
di Roberto Lombardi

imageMaggio e Giugno, mesi di battesimi, comunioni, saggi ed esami di fine anno scolastico. Un intreccio che grava sulle spalle di bambini e genitori. Porta il figliolo a scuola, poi vallo a riprendere e il pomeriggio a danza, ma prima al catechismo per il corso di preparazione alla prima comunione. Ci sono sacerdoti che obbligano i ragazzini a frequentare tre incontri settimanali e chi persino sei. Ma oltre che un sacramento, ‘sti bambini devono prendersi pure una laurea in teologia? I genitori non osano rispondere a queste impertinenze; si limitano a inarcare le sopracciglia o a far spallucce: il prete ha detto chiaramente che una sola assenza esclude automaticamente i loro giovanotti dalla possibilità di battezzarsi (e qui sono i genitori a dover frequentare) o comunicarsi. C’è un certo atteggiamento terroristico in alcune parrocchie: o frequenti o sei fuori! E come si fa a ribattere? Pure le maestre, a scuola, non sanno come arginare il fenomeno che sta creando non poche interferenze anche con le attività scolastiche e parascolastiche. Ieri una ragazzina di quinta elementare di un circolo della periferia di Salerno non ha potuto prendere parte al saggio finale di musica, con la sua classe, perché il prete della parrocchia del quartiere la obbliga a frequentare un serratissimo corso di preparazione alla prima comunione. Mesi di studio nel coro della scuola, e alla fine una delle voci più belle deve saltare l’esibizione finale. Non è valsa a nulla neppure l’intercessione della dirigente scolastica. Trovo francamente eccessivo l’atteggiamento di alcuni sacerdoti che, nel nome del rigore, finiscono per rendere più formale l’approccio con un momento fondamentale della vita di cattolici dei loro parrocchiani. E, attenzione, potrei fare nomi di genitori che, agnostici, se non ostentatamente atei nel privato, spingono poi pubblicamente i loro figli al protocollo puramente formale dei sacramenti, solo per tenersi al riparo da critiche e, forse ancor più, per continuare a mantenere salde relazioni sociali che li obbligano al riflesso religioso, anzi cattolico. E sono anche quelli che spendono di più in abiti, ricevimenti e contorno di bomboniere firmate. Forse sarebbe bene, per chi guida una parrocchia, soffermarsi più su questi risvolti mondani, richiamando alla sostanza le loro pecorelle smarrite nel mercimonio. Voi sapete a cosa serve il sacramento della prima comunione? E mi chiedo anche a cosa serva frequentare così impegnativi corsi di preparazione (un giorno a settimana durante tutto l’anno, non basterebbe?), se prima e dopo la celebrazione del sacramento, spesso in pompa magna, né genitori né figli si fanno poi più vedere in Chiesa?

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 392

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto