Lun. Ago 26th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Quando la modernità muore in fondo alla miniera

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di Ernesto Scelza

Ernesto Scelza

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Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Sono terribili le immagini di morte che i fatti di questa settimana hanno impresso nella nostra mente. A Soma, in Turchia, 301 corpi di minatori sono stati estratti dalla miniera di carbone in cui un corto circuito aveva innescato un incendio. La protesta è dilagata nel Paese, il Premier Recep Tayyip Erdogan ha reagito con scomposta violenza, e con volgarità, alle critiche: è la politica delle privatizzazioni la causa della tragedia. Le strade di Ankara e di Istanbul sono tornate a riempirsi dei giovani della rivolta di ‘Gezi Park’ dello scorso anno. E intanto, nel mondo intero, si diffondevano le immagini delle mogli e delle madri che attendevano all’ingresso della miniera che emergessero i soccorritori con i corpi dei minatori, sperando di coglierne ancora un respiro. Temendo di scorgere il volto immobile del loro congiunto. Noi Italiani non potevamo non andare con i ricordi alla tragedia di Marcinelle, in Belgio. Alla miniera di carbone di Bois du Cazier, dove morirono oltre 600 minatori: la metà italiani. In questi ultimi sessant’anni sono state migliaia gli ‘incidenti’ nelle miniere. Dalla Cina al Cile. E sempre quelle immagini che ci riportano ad un tempo antico: di bisogno, di lavoro, di sofferenza. Quando è la vita degli uomini che si offre allo sfruttamento. In cambio di un salario che consenta almeno di sopravvivere. Quando la disperazione spinge a scendere nel buio. A centinaia di metri sotto la terra. Per un lavoro ai limiti dell’umano. Eppure, per questo lavoro, si è pure costretti a lottare. I nostri minatori del Sulcis Iglesiente, hanno condotto una lotta dura e inutile -disperata, appunto- perché non venissero chiuse le loro miniere. Perché almeno quel lavoro non gli venisse tolto.

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