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Quando l’emergenza diventa “norma”

Quando l’emergenza diventa “norma”
di Luigi Zampoli

terremoto-italiaChi l’ha vissuto, lo sa. È un vento caldo, dal suono sordo e poi, via via, sempre più poderoso, fin quando si mischia al rumore delle cose che cadono e crollano.
Il terremoto è un soffio devastante che dal ventre della terra arriva alla superficie abitata dagli uomini e ne fa scempio; noi italiani lo conosciamo bene perché, negli anni, ha fatto le sue apparizioni in diverse parti della nostra penisola, con effetti tragici e migliaia di morti.
Un fenomeno naturale non muta mai nel tempo, nei secoli, il terremoto di oggi non è diverso da quelli precedenti, può essere più o meno forte ma il fenomeno non cambia. Le conseguenze devastanti sulle nostre case, quelle si, dovrebbero mutare, essere ridimensionate dal progresso raggiunto nella tecnica delle costruzioni.
Ci sono lezioni evidentemente troppo difficili da imparare qui da noi; parole come prevenzione, manutenzione, ristrutturazione esprimono concetti che semplicemente non fanno parte del nostro modo di agire, del nostro bagaglio culturale. Adesso su giornali e media sono sulla bocca di tutti, esperti e non, tra qualche settimana andranno via assieme all’effluvio di parole che l’onda emotiva di questi giorni sta scatenando.
Siamo bravi a cavarcela nell’emergenza, nell’urgenza, a evitare l’irreparabile, a far sì che in qualche modo si possa andare avanti comunque, alla meno peggio, ma nella programmazione, nel lungo periodo, di interventi mirati, puntuali e in tempi rapidi e certi, non sappiamo far altro che affidarci a soluzioni tampone o al rinvio sine die.
In termini psicanalitici, adottiamo la rimozione del problema nella sua urgenza, pur non negandolo.
Poi quel maledetto giorno arriva ed è il giorno di una tragedia non certo prevedibile, perché il sisma non lo è, ma lo sono gli effetti sui nostri borghi antichi dell’Italia centrale che non hanno mai beneficiato di un piano organico di tutela da eventi catastrofici, pur essendo ubicati in zone ad elevatissimo rischio geologico.
In Irpinia nel 1980, in Umbria, in Emilia, all’Aquila, il soffio distruttivo della terra ci ha dato una lezione che non abbiamo ancora imparato del tutto e la natura, purtroppo, non smette di ricordarci quanto possano essere tragiche le conseguenze della nostra superficialità, approssimazione e noncuranza.
Macerie, distruzione, interi paesi e famiglie distrutte sono il prezzo salatissimo di eventi che disvelano non solo la nostra umana impotenza, ma anche l’atavica incapacità di prenderci cura delle nostre cose e, in definitiva, delle nostre vite.
Il vento che da sottoterra fa scempio di tutto il nostro mondo “di sopra” non conosce pietà, la natura fa il suo lavoro e restituisce sotto forma di un disastro l’affronto subìto da parte di chi l’ha violentata e sottovalutata.
Ora le inchieste giudiziarie costituiranno l’inevitabile e doveroso epilogo di questo ennesimo sisma devastante, accertando le responsabilità giuridiche di amministratori, imprese edilizie e tutti quelli che dovevano fare e che non hanno fatto e, se hanno fatto, hanno fatto male.
La terra e il suo soffio non conoscono premura, hanno già eseguito la loro sentenza e nel farlo non hanno fatto differenze tra colpevoli ed innocenti.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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