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Quando nel 1812 Foscolo sbarcò nel porto di Salerno

Quando nel 1812 Foscolo sbarcò nel porto di Salerno
di Basilio Fimiani

(correva l’anno 1812)

Sbarcato nel porto di Salerno e, guidato fino alle rovine del castello longobardo, il poeta dei Sepolcri, già autore delle tragedie Tieste ed Aiace, rimase fortemente impressionato da quelle macerie e portò nel cuore, una storia d’amore forse udita dalle guide che, talvolta, sedie in spalla, a mo’ di carrozzelle umana, trasportavano i turisti, lungo sentieri impervi, fino agli spalti delle torri.
Qui, il mare infinito, da Capo Palinuro alle isole de Li Galli, a ridosso del seno di Positano, faceva perdere la testa ad innamorati e non.
Lontano, nell’orizzonte, onde simili a gabbianelle si sposavano con il cielo e, danzando, parlavano di infinito.
Lo spirito greco-latino tornò, poi, a Firenze, sulle colline di Bellosguardo, ma Salerno, rima d’eterno, rimase nel cuore.
E quella storia degli amanti infelici, nel golfo lunato, non poteva essere dimenticata. Così il 14 settembre 1812 il nostro scriveva a Cornelia Rossi Martinetti:
“La mia povera Ricciarda, che era la più bella, la più innamorata e la più disgraziata tra le principesse, mi aspetta. All’alba di domenica incomincerò; né la lascerò stare finché ella non sarà morta, e ch’io non avrò pianto e ripianto sovr’essa”.
(In realtà, sia la Martinetti che Maddalena Bignami ed Eleonora Nencini, venivano rappresentate, nelle Grazie, come sacerdotesse di Venere, Vesta e Pallade, simboleggiando la musica, la danza e la poesia. Tutte e tre furono folli amanti del poeta di Zacinto. Questi, capelli rossi al vento, giacca verde scuro, con la sua parola incantava e seduceva.)

Basilio Fimiani

Basilio Fimiani

In sostanza, tra la collina del Bonadies e il ghetto dei mercanti, sopra le antiche rovine romane, con la Scuola ippocratica, i giardini pensili della Minerva, restava il ricordo vivo di un drammatico e luminoso amore.
Ancora una volta, Eros si fondeva col Thanatos;
rimaneva comunque l’amore portato in braccio nel vento, di corsa, sino al mare. Così, anche poetava, salernitano di pura razza, Alfonso Gatto, tra i protagonisti di Solaria e Campo di Marte.
Proprio nel castello, o meglio, nella sua cripta sotterranea, il poeta di Zante immaginò la sua più grande tragedia: La Ricciarda.
La giovane principessa, figlia del re di Salerno Guelfo, era follemente innamorata di suo cugino Guido.
Purtroppo, il giovane era figlio del peggior nemico di suo padre, il fratellastro Averardo.
Anche questi aspirava al trono di Salerno, che come regno, si estendeva lungo tutto il Sannio fino alla terra di Bari con la vecchia capitale Benevento, (il nome originario di questa splendida città, era Maloenton che, nel dialetto sannito-italiota, indicava la terra tra due fiumi, il Sabato ed il Calore, un po’ come la stessa Mesopotamia, culla di civiltà, tra il Tigri e l’Eufrate).
Lungo la valle del Sabato e, passando per Avellino, si confluiva nella valle dell’Irno fino al golfo di Salerno. La Langobardia Minor penetrava nel contiguo Cilento, nelle cui paludi venivano allevate le mucche longobarde, ovvero le bufale;
seguiva Elea e la scuola di Parmenide dell’Essere, fino alle coste calabresi.
Lo stesso Studium Salerni, già meta di molti cosentini, laici e chierici, annoverava tra i suoi, Tommaso d’Aquino, poi Santo e fratello di Teodora moglie del principe Ruggero Sanseverino.
Qualche secolo dopo, Tommaso Campanella, il padre de “La città del Sole”, avrebbe lasciato indelebili le sue tracce, pur rimanendo in carcere quasi trent’anni.
Ma torniamo a Guido e Ricciarda.
I rispettivi padri, erano intanto, in guerra fratricida ed Averardo, assediava le mura del castello ben difeso da un triplice ordine di mura, con una pianta originaria sannita e quindi romana. In verità, nel 774, Arechi II si proclamò legittimo successore di Desiderio, suo suocero, già sconfitto a Pavia. Lo stesso Arechi II, già diciassettesimo duca di Benevento aveva sposato la figlia del re dei longobardi, Adelperga, sorella di Ermengarda, già sposa di Carlo Magno e poi, con il placet papale, ripudiata.
Assieme alla giovane sposa era giunto dal nord, nel corteo, il suo precettore Erchemperto, monaco benedettino, detto Paolo Diacono.
Proprio lui, ci ha lasciato la Historia Langobardorum. Arechi, prevedendo la reazione del futuro imperatore del Sacro Romano Impero, già suo cognato, si era preparato per la difesa. (Carlo marito di Ermengarda, dalle morbide trecce, lasciata morire in convento) giunse a Salerno col suo esercito. Per evitare un’altra strage, il principe salernitano difese le sue ragioni e diede i suoi figli in ostaggio al re franco, promettendogli fedeltà.
Così Grimoaldo e Romualdo, i suoi figli, crebbero ad Aquisgrana, alla corte dell’imperatore. Divenuti adulti, furono restituiti al padre e tornarono a Salerno.
Ancora una seconda volta, nella storia di Salerno, visse un re nella capitale dell’Italia libera, dopo la operazione Avalanche del generale Clark.
Il re era Vittorio Emanuele III, già re di Italia e imperatore di Albania e di Etiopia con le colonie africane della Somalia, dell’Eritrea e della Libia suddivisa in Tripolitania, Cirenaica, Fezzan. Erano state, già dal 1911, annesse le isole del Dodecaneso e dopo la Prima Guerra Mondiale, i territori istriani e dalmatici, Fiume compresa. Quest’ultima città, era stata attribuita all’Italia grazie ai legionari di D’annunzio, che la occuparono nel Settembre del 19, in forma pacifica fino al Natale del 20.
Il nostro re, sciaboletta, collezionando monete antiche, viveva in quel di Raito a Villa Guariglia, la dimora del suo ambasciatore per gli affari esteri.
In quel periodo, vari ministeri, erano dislocati tra i palazzi di Cava e persino a Roccapiemonte. Qui era allocato, in Villa Ravaschieri, il Ministero degli Interni con il nobile Cesarini Sforza. La stessa villa, vantava, immense cantine con un torchio corredato di un pesante e robusto tronco di pino per la torchiatura delle uve.
Durante la guerra, le cantine, larghe e profonde e tali da comunicare attraverso segrete vie sotterranee col castello del monte Solano, erano state adibite a carcere dei nemici della Germania.
Questo, anche perché, il principe prussiano, Karl von Schoenburg, generale hitleriano, era stato marito di Ornella Fieschi Ravaschieri, proprietaria di immensi territori amministrati dai suoi guardiani, cioè i Grimaldi. Mentre lei, con la sua servitù andava a cavallo, con il diritto della mano morta, veniva salutata dai suoi coloni che le baciavano il piede.
Nello stesso periodo, facevano parte del Governo di Salerno capitale, Benedetto Croce e lo stesso Togliatti, quello del discorso filomonarchico di Salerno.
Proprio allora, segretamente, fioriva a Roccapiemonte la prima scuola politica del PCI. Tra i maestri della Istituzione si ricordano Giorgio Amendola, Maurizio Valenzi, futuro sindaco di Napoli e Giorgio Napolitano, in seguito Presidente della Repubblica.
Nel contempo, grazie al ministro Cuomo, nasceva la facoltà di Pedagogia e poi quella di Lingue, il primo ordine di colonne della attuale Universitas Studiorum con la rinascita della gloriosa Scuola Medica Salernitana.
Proprio con Arechi, si gettarono le basi per lo Studium Salerni, nato in una leggendaria notte di pioggia. Riparandosi sotto gli archi dell’antico acquedotto, si ritrovarono Ponto medico greco, Salernus medico latino gravemente ferito, Elino ebreo ed Abdela arabo. I quattro medici, scambiandosi conoscenze per la guarigione delle ferite, unirono le loro sapienze e costruirono le basi della Hippocratica civitas.
Nasceva, così, nel nuovo principato la prima università di medicina al mondo.
Aperta ad entrambi i sessi, (tra le mulieres salernitane si ricorda: Costanza Calenda, Trotula de Ruggiero ed Abella), medici e clerici, praticavano già allora, operazioni di alta chirurgia.
E Salerno cresceva nel mondo. Tanti i feriti delle crociate che si fermavano a Salerno, nota sede termale per la cura della scabbia e della lebbra con le sue acque sulfuree terapeutiche.
Quanto ai due amanti, Guido e Ricciarda si vedevano, segretamente, nel sepolcreto di famiglia, nei sotterranei del castello.
Proprio qui, ha inizio e fine, in cinque atti, in una sola giornata, secondo le unità aristoteliche di tempo, di luogo e di azione, in endecasillabi sciolti, la tragedia conclusa nel sangue.
Sul punto finale, i due fratellastri si incontrano ed Averardo propone a Guelfo di lasciargli il dominio di Salerno e del mare Tirreno mentre, lui stesso, avrà il governo di Avellino e Benevento. In tal modo i loro figli potranno coronare il sogno d’amore.
Guelfo, al contrario, dichiara la sua ferma opposizione e costringe Ricciarda a giurare che, mai e poi mai, si unirà a Guido.
Intanto, l’esercito di Averardo, grazie a numerosi traditori, sta occupando la città di Salerno.
Guelfo disperato, minacciando di uccidere la figlia, costringe il suo amante a venir fuori dal sepolcreto.
Guido, così, esce dal nascondiglio e davanti ai suoi occhi lo zio, padre di Ricciarda, la sgozza. Anche Guido davanti a tanta crudeltà a sua volta si lascia uccidere per unirsi, almeno nella morte, alla sua Ricciarda. Sopraggiunge Averardo per vendicare il figlio ma Guelfo, quale estrema offesa, si suiciderà con la stessa spada.
Si conclude una vicenda “terribile per contrasti di pietà e di ferocia e di affetti, d’amicizia, d’amore e di fraternità”, come il Foscolo scriveva all’amico Silvio Pellico, autore de “Le mie prigioni”, che valse all’Austria più di una battaglia perduta.
Come già nel castello di Salerno si rappresenta il Paradiso di Dante e nelle grotte di Castelcivita si ricorda l’Inferno, (con molti chilometri ancora da esplorare), come ancora il Purgatorio viene ricordato nel chiostro di Padula, così si potrebbe rappresentare la tragedia foscoliana nel castello di Salerno, utilizzando la sala grande, finemente rinnovata e capace di accogliere centinaia di spettatori.
È forse un sogno?
Salerno, svegliati ancora una volta e fa della cultura la tua forza così, dalla bellezza rinascano alti sentimenti e, dalla sapienza, la eternità dei valori di libertà, uguaglianza e fraternità.
E Salerno risorgerà, antico e sempre nuovo nido d’amore, dalle rocce solari del Nibbio, alle maliose passeggiate, mano nella mano, sotto la pioggia, lungo i giardini affacciati al mare.
Ancora una volta, Salerno offrirà la luce del Bonadies stellato, in un abbraccio a tante anime innamorate.

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