Sab. Lug 20th, 2019

I Confronti

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Quando Zeffirelli mi portò al Metropolitan

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Un ricordo del grande regista di Corrado Prisco, ideatore e promotore del premio internazionale "Italia nel mondo" che Zeffirelli vinse nel 1994.
di Corrado Prisco

L’appuntamento era con Luciano Pavarotti, al Metropolitan di New York nella pausa tra “La cavalleria rusticana” e “I pagliacci”.
Franco Zeffirelli e io andavamo a incontrarlo per concordare la sua partecipazione alla serata dei “Premi Italia nel Mondo”.
Era il 13 settembre 1994.
Eravamo partiti da Londra con il Concorde, l’unico aereo di linea che superasse la velocità del suono e che consentisse di arrivare a New York “prima ancora di partire da Londra”.
Cioè partendo al tramonto da Londra, il Concorde, collimando fusi orari e velocità, arrivava a New York nel primo pomeriggio con un tempo di volo di appena 3 ore e mezza. E difatti la pubblicità diceva: “Arriva prima di partire”.
Dovemmo partire con il Concord, perché Franco era impegnato a Londra, credo stesse girando “Diario di una capinera” e si liberava appunto solo la sera del venerdì.
“Vieni, passiamo di qua, evitiamo la folla della prima”, mi disse Zeffirelli, conducendomi nei sotterranei del Metropolitan di New York, il più grande teatro lirico del mondo. E la sensazione fu di un viaggio negli inferi, guidato da Virgilio.
Gli confidai la sensazione e Franco rise sorpreso: “Analoga sensazione la ebbi anche io, la prima volta”.
Franco mi conduceva con passo sicuro, come di chi ben conosceva ogni angolo recondito di quel fitto reticolo di passaggi semibui che si intersecavano nei sotterranei, tra ombre che si allungavano sulle pareti, voci soffuse che si rincorrevano. Erano ballerini, coristi, musicisti, scenografi, maestranze. E tutti salutavano Franco con familiarità e anche sorpresa per l’incontro inaspettato: “Wow. I can’t believe Franco Zeffirelli!” “How are you Franco?”, “Welcome back Franco!”, “You know Franco!”
Franco di tanto in tanto si girava verso di me, e sorrideva. E forse anche per controllare che c’ero ancora e non mi fossi perso.
Qualcuno si dilungava a una breve confidenza: “Ciao Franco, I got married”, “Bravo, was now”; “You know Franco all still remember your Turandot”; “Franco You’ve been great!”, esclamò un corista.
Si è vero. Quel corista aveva ragione.
Franco è stato il più grande.
Addio caro Franco, con immensa gratitudine.

New York 1994. da sinistra: Antonio Martino, all’epoca ministro degli Esteri, consegna il Premio Italia nel Mondo a Franco Zeffirelli. Sulla destra Corrado Prisco.

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