Quanto è buio il nostro Medioevo

Quanto è buio il nostro Medioevo
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Per tanto tempo, troppo, direi, sui manuali delle scuole quando si parlava di Medioevo non si esitava a definirlo come il periodo storico più buio e incerto della storia dell’uomo, quello in cui la violenza delle popolazioni che migravano, le stesse relazioni sociali erano improntate sulla legge del più forte, in cui le tenebre dell’oscurantismo culturale e del fondamentalismo religioso, a partire da quello cristiano, avvolgevano gli uomini rendendoli simili alle bestie. Poi, con lo studio e la ricerca si è capito che le bestie hanno un loro codice comportamentale e anche quando uccidono lo fanno solo ed esclusivamente per mangiare, senza eccedere, e che questa è una delle regole che garantisce l’equilibrio in natura. E si è capito, ancor più, che il Medioevo non è stato affatto una stagione di violenze e barbarie, di sciagurate sventure per il genere umano e che andava invece rivalutato appieno, perché le positività e le luci di quel periodo storico erano largamente superiori agli aspetti negativi. Perché, come deve fare uno studioso coscienzioso e consapevole, tutto va contestualizzato e interpretato alla luce delle percezioni e delle sensibilità del tempo storico oggetto del proprio studio.
Se questi sono i canoni metodologici sul piano storico e storiografico, dovremmo anche chiederci come sia possibile che il nostro secolo XXI, che vede il continuo e straordinario trionfo della tecnologia, della rapidità negli spostamenti degli uomini e delle cose e nelle comunicazioni, del benessere (anche se non per tutti) e via discorrendo, presenti al contrario fattori di segno ampiamente negativo. Pensiamo al rapporto uomo-natura. Quel rapporto che proprio nel Medioevo era basato su un equilibrio eccellente, frutto di una sinergia e di un rispetto mistico e divino che l’uomo aveva con il proprio habitat, col paesaggio, con la natura, e che oggi è stato devastato, con la violenza quotidiana e la distruzione del territorio dovuta alla pesante e dissennata mano dello stesso uomo.
Ieri, per dire l’ultima, sono bastate poche ore di pioggia, solo a tratti intensa, per far saltare intere province, con straripamenti di torrenti, allagamenti devastanti, fiumi d’acqua che convergevano verso le case, le piazze, angoli di campagna e città. A Castel San Giorgio, San Severino, Penta, Lancusi, Baronissi, Salerno, per occuparci delle nostre zone, tutto si è trasformato in una desolata landa, con rigagnoli diventati improvvisamente fiumi dalla imprevedibile portata, con cascate d’acqua e fango che hanno paralizzato uomini e mezzi, con un fiume di macchine ferme e di automobilisti impotenti sulla tratta Avellino-Salerno, con l’Università bloccata e in cui sono stati sospesi i corsi.
No, non è inspiegabile, tutto ciò. È il buio di questo nostro Medioevo, più Medioevo del vero Medioevo, e, per giunta, senza attenuanti. Siamo infatti colpevoli di abusivismo, condoni dissennati, urbanizzazioni selvagge, piani regolatori non rispettati, alberi tagliati, cemento a iosa, aree di rispetto paesaggistico violate, piazze costruite su torrenti, fiumi coperti per parcheggi, perdita di contatto con la natura…
Il vero buio è in questa epoca, dopo mille anni da quello fasullo che la storia ha saputo però correggere. Qui non c’è proprio alcunché da rivedere e fra cento anni diranno di noi che siamo stati i veri vandali della storia dell’uomo, in nome del danaro, del profitto, dell’egoismo e della superbia arrogante dei potenti.

* Professore di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno

redazioneIconfronti

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