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Quarto d’ora di fuoco

Quarto d’ora di fuoco
di Nicoletta Tancredi

Terrible-TwosAvanzo disinvolta sul bordo piscina, tenendo per mano Paola, seria e silenziosa, leggermente frou-frou nel suo costumino azzurro, decisa nel suo incedere militaresco. Dall’altro lato, non per mano, ma sotto il braccio, non a braccetto come una coppia anni Cinquanta, ma sotto il braccio, per intenderci, come si può tenere un pallone da rugby, e con lo stesso sforzo di chi vuole raggiungere una certa posizione, magari lontano dagli occhi fissi di tutti i bagnanti del lido, tengo Camilla. La creatura urla e strepita. Ottanta centimetri di altezza, neanche trenta di circonferenza toracica, per una potenza del suono da record. La piccola, rossa in viso, bocca spalancata, occhi chiusi, un misto tra bava, lacrime e sudore dalla fronte al mento, sta protestando, perché le ho impedito di lavarsi la faccia nella vasca predisposta a sciacquarsi i piedi dalla sabbia.
In lontananza, vicino alla piscina dei piccoli, due mamme che conosco. Una in attesa, bella rotonda; l’altra, serafica, con i suoi due maschietti che giocano felici in acqua.
Mi avvicino. Saluto. Mi fermo a chiacchierare. Camilla ancora piange.
Ma la mia tattica è sempre la stessa: lasciare che le passi. Anche se, certo, qui c’è il rischio che venga la guardia costiera…
Ad ogni modo, le mie aspettative non restano deluse. Camilla d’improvviso smette di frignare. Si mette la cuffia e si immerge in piscina. Dove va a lavarsi la faccia! (Anche se, ci tengo a precisare, io a casa la lavo).
Peccato, però, che neanche tre secondi e Paola inizi a piangere. Stavolta è lei che non vuole stare in piscina. Continuo a parlare, come se niente fosse. E Paola continua a piangere. La tattica è sempre la stessa: aspettare che le passi. E infatti dopo un po’ anche lei si rassegna.
“Fortuna che non c’è Sandra qui con noi oggi – commento con le altre mamme – di solito – spiego – una finisce di capricciare e un’altra comincia. A volte sembra non esserci sosta. Ma io l’ho detto – faccio col tono di chi la sa lunga – l’ho detto alle bambine e anche a mio marito, qui dobbiamo fare il quarto d’ora del capriccio. Tutte e tre a piangere insieme quindici minuti e poi silenzio il resto del giorno”.
E niente, ho detto questa cosa, che non mi sembra un’idea tanto male, ma le mie interlocutrici sono rimaste di sasso, pietrificate, giusto un attimo prima che io dicessi “d’ora”, fermandosi a “dobbiamo fare il quarto!”

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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