Quarto, la scorciatoia della forca

Quarto, la scorciatoia della forca
di Massimiliano Amato
Massimiliano Amato
Massimiliano Amato

Nel disperato tentativo di certificare il carattere impolitico del suo Movimento, espellendo il sindaco di Quarto Grillo consegna i 5 Stelle all’ingrato (e a questo punto ineluttabile) destino di risultare identici agli altri. A “quelli là”. E’ così evidente, infatti, che la Capuozzo è stato il più comodo e scontato dei capri espiatori. E che il suo sacrificio è servito esclusivamente per salvare lo scalpo ai due big campani Luigi Di Maio e Roberto Fico: il potenziale candidato premier, nel cui appeal televisivo i pentastellati si specchiano nei sondaggi che li collocano stabilmente ad un solo punto percentuale dal Pd, e il presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai. Nel video pubblicato in rete appaiono, insieme al solitamente irruente Di Battista più confusionario e concitato del solito, come le tre scimmiette della celebre storiella: non vedo, non sento, non parlo. Suvvia… E’ su questo punto, allora, e non sull’eventualità (ancora tutta da dimostrare) che esso possa essere stato infiltrato dalla camorra flegrea, che il Movimento ha, di fatto, immolato la propria, sbandierata diversità. Non si tratta di un inusitato ingresso in politica, bensì di un improvviso rigurgito partitocratico, che regala alla scena pubblica italiana un mostro a due teste. Profondamente imbevuto di antipolitica e perciò solidamente innervato in un sentimento ormai maggioritario ma, al tempo stesso, pesantemente gravato di tutti i vizi dei partiti tradizionali. Una contraddizione che, almeno a Salerno, era già esplosa sotto altre forme qualche settimana fa. Chi si è permesso di sollevare qualche perplessità sulla regolarità delle cosiddette primarie per la scelta dei candidati al consiglio comunale si è scontrato contro difese d’ufficio vibranti, spesso costruite con lo stesso lessico utilizzato da “quelli là”: il Pd e quella democrazia dei partiti (o di quel poco che resta di essi) che da soli, con la loro inarrestabile deriva, giustificano l’esistenza in vita (e il crescente consenso elettorale) del Movimento nel momento di più acuta crisi della rappresentanza politica tradizionale. Che un giorno la Campania avrebbe rappresentato uno snodo pericolosissimo, una doppia curva a gomito lungo il tragitto trionfale di Grillo & Co., pur non trovandosi scritto nelle stelle, era abbastanza prevedibile. Qui a moltiplicare i rischi di inquinamento concorre quel viluppo inestricabile tra mondo degli affari, società criminale, poteri opachi e potere politico venutosi a creare nei decenni passati intorno al partito unico e trasversale della spesa pubblica. Dalle intercettazioni di Quarto pubblicate ieri da Repubblica emerge con chiarezza, per esempio, che i clan erano pronti a votare per un candidato del Pd. Partito che più di qualsiasi altro ha strumentalmente cavalcato le indiscrezioni trapelate nell’ambito dell’inchiesta di Henry John Woodcock, il pm castigamatti col nome di un austero gentiluomo del Sussex, la capigliatura fluente da teddy boy e la fama – consolidata – di arruffapopolo. Di fronte allo stillicidio dei verbali pubblicati dai giornali, Grillo avrebbe potuto sfidare in campo aperto il Pd e i suoi fiancheggiatori, a partire da certi giornali garantisti a giorni alterni. Cercare di stanarli dal loro disperante giustizialismo d’occasione e batterli, ricordando il caso della mancata applicazione della Severino in Campania, o lo sdoganamento silente e ormai pacifico dei tanti impresentabili che hanno contribuito all’esito delle ultime Regionali. Muovendosi solo d’istinto e scegliendo la scorciatoia della forca, ha ulteriormente dimostrato che chi punta su di lui per cercare di porre un argine all’irriformabilità della politica è vittima di una sorta di distorsione cognitiva. E che le percentuali con cui si nutre l’illusione dei 5 Stelle di contrastare Renzi e il renzismo, presto o tardi si trasformeranno in coriandoli di sogni.

(da Cronache del Salernitano del 13 gennaio 2016)   

In copertina, i cittadini di Quarto in piazza

redazioneIconfronti

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