Quarto va oltre quarto

Quarto va oltre quarto
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Come sempre accade nella politica, italiana e non, vi sono dei pretesti, dei casus belli, che sono soltanto un granellino rispetto alla più generale battaglia dei voti, della prospettiva di vittoria delle elezioni, della conferma o meno di un partito (sia esso il PD o il movimento 5 stelle), della conferma o meno di una caduta libera (FI), della consacrazione o meno del virilismo leghista, nazionalista, indipendentista e simil-razzista. Eppure questi pretesti sono disseminati nel terreno limaccioso della politica come bucce di banana capaci di disorientare o riorientare l’elettorato o hanno l’intento di condizionarne la libera scelta. Quarto è uno di questi casus belli.

Dico la mia, in proposito. Se la Capuozzo, campione della legalità all’atto dell’investitura a sindaco di quel comune napoletano, in una zona obiettivamente difficile e camorrizzata (mi si passi il neologismo), si fosse presentata subito all’opinione pubblica come dimissionaria sostenendo di essere la vera parte lesa e anche per evitare qualsiasi indebita allusione sul suo conto, si sarebbe potuta ripresentare e avrebbe rivinto le elezioni, smarcando sé stessa e il movimento a cui appartiene dal fuoco incrociato del Pd, che non vedeva l’ora di rilanciare la palla in campo avverso. Qui devo dire, anche per carità di patria, che la stampa filo-renziana ha fatto la sua parte, ingigantendo e distorcendo l’accaduto e facendolo apparire come una contraddizione in seno ai pentastellati, che non avrebbero diritto più a presentarsi come i paladini esclusivi del rigore morale.

Vedremo chi avrà avuto ragione.

Detto ciò, resto dell’avviso che Quarto vada oltre Quarto. Occorreva distogliere l’elettorato, frastornare e confondere quanti sono orientati a votare cinque stelle, che, pare, siano in odore di sorpasso sul PD, al punto che in un eventuale spareggio-ballottaggio alle prossime elezioni politiche, fra un De Maio e un Renzi, il primo potrebbe vincere addirittura a mani basse, approfittando, in quel caso, anche del voto dell’elettorato di centro-destra.

Questa partita da sola spiegherebbe tutte le energie investite per rendere il caso Quarto il punto storico da cui dovrebbe iniziare la caduta libera del movimento.

Ma la partita si allarga ancora. I dati sulla disoccupazione-occupazione restano molto incerti e il job act non ha dato lo scossone sperato e millantato. La precarietà è – ahimè – ancora il sale della nostra società, i giovani continuano ad andare all’estero a cercare fortuna e prospettive, il lavoro a tempo indeterminato sembra uscito fuori dalle categorie concettuali del nostro paese, la ricerca pubblica universitaria è sempre più ai minimi termini, i nostri assegnisti, dottori di ricerca sono malpagati e soprattutto senza prospettiva, le tasse restano alte e i servizi primari (pensiamo alla sanità) sono peggiorati a vista d’occhio, la corruzione è in noi, affianco a noi e noi siamo in essa tristemente immersi…

Potrei continuare a lungo questa litania, ma qui si vuole che in ogni occasione si dica “Tutto va bene, madama la marchesa”, sennò passi per nemico dell’Italia, non come corretto avversario di Renzi. Il pensiero di opposizione continua ad essere fastidioso e va costantemente redarguito, emarginato ed eliminato.

Machiavelli ci ha insegnato che un politico deve saper raccontare la verità che il cittadino vuole sentirsi dire, dissimulando, se necessario. Ma nessuno ricorda che egli equilibrava splendidamente il concetto con l’idea che il politico deve sapere intuire gli effetti delle sue stesse azioni. Come a dire, anche, non puoi dissimulare sempre. Prima o poi paghi il conto.

Ma molti, ignari, si fermano al primo aspetto.

* docente di Storia dell’Europa presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università di Salerno

In copertina, il vide presidente della Camera Luigi De Maio (Cinque Stelle)

redazioneIconfronti

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