Quei silenzi del ministro

Quei silenzi del ministro
Si è svolta ieri presso l’aula magna dell’Università degli Studi di Salerno la cerimonia del contestato conferimento della Laurea Honoris Causa in Consulenza e Management aziendale a Raffaele Bonanni, segretario generale della CISL La presenza all’evento del Ministro Giannini ha suscitato le proteste di alcuni studenti universitari: uno dei loro rappresentanti ce ne spiega i motivi.
di Antonio Santoro*

Proclamazione Laurea Honoris Causa Raffaele Bonanni

Ieri, l’Università degli Studi di Salerno ha conferito la laurea honoris causa in consulenza e management aziendale al segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Al di là delle differenti considerazioni che si potrebbero fare su questa scelta, l’evento ha catapultato l’attenzione della comunità accademica e delle istituzioni locali per la partecipazione del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini.
La prima visita di un ministro in un’Università è sicuramente un’occasione importante, sia per l’attenzione mediatica che produce, sia, e probabilmente soprattutto, per il messaggio politico che il Ministro intende portare all’attenzione della platea universitaria. In particolare, la visita del Ministro genera aspettative negli studenti e nelle associazioni che si propongono di rappresentarli.
In effetti, proprio durante l’intervento del ministro, un gruppo di studenti si è organizzato per inscenare una sorta di protesta o attività di sensibilizzazione. C’è sempre molta discordanza sui modi in cui portare avanti le proprie idee, insomma sul modo in cui far sentire la propria voce. Ma, scendendo nel merito, di certo questo fatto sottolinea l’alto livello di attenzione della comunità studentesca verso alcuni temi che si ritengono fondamentali per il rilancio e la crescita del nostro territorio e del Campus: ci si riferisce al diritto allo studio; al diritto di accesso al sapere; agli investimenti strutturali per le università del Mezzogiorno ed ai parametri utilizzati per giudicarle, in relazione ad una valutazione che avviene attualmente in un sistema che non sembra tener conto di una serie di debolezze e criticità storiche legate ancora oggi alla questione meridionale.
Temi, peraltro, su cui negli ultimi mesi ci sono già state varie discussioni pubbliche a livello nazionale e locale e su cui era legittimo e giusto aspettarsi delle considerazioni, una visione politica e, in minima parte, degli impegni. Con forza si è sottolineata l’esigenze di una riflessione seria sull’Università e il Mezzogiorno, sullo stato del loro rapporto e sulle prospettive dei prossimi anni.
giannini_tommasettiEbbene, tutto ciò è stato disatteso. Non una parola da parte del ministro sulle disastrose condizioni del diritto allo studio in Campania, maglia nera in questo settore. Basti pensare al dato sulla copertura delle borse per i corsi di laurea universitari: solo il 27 per cento degli studenti aventi diritto riceve il beneficio economico; oppure, ai fondi aggiuntivi derivanti dall’aumento dalla tassa regionale per il diritto allo studio, per legge vincolati nella spesa per le borse, che da due anni vengono impiegati per coprire buchi di bilancio: quasi 14 milioni di euro.
Non un accenno al finanziamento e al sistema di valutazione che penalizza le università meridionali; solo un passaggio veloce sulla questione del diritto all’accesso ai corsi di laurea a numero chiuso (soprattutto Medicina), senza rimarcare la preferenza per il modello francese di selezione, che non prevede un test di ingresso, bensì uno dopo il primo anno di libero accesso per tutti. Oltre alla solita sensibilizzazione sulle scarse risorse messe a disposizione del Governo e la guerra dei poveri che si fa in Consiglio dei Ministri… Ma, insomma, molto di meno di quello che ci si poteva attendere.
Per di più, sembra alquanto beffarda la sottolineatura sull’aumento delle borse di Scuole di Specializzazione da 3500 a 5 mila operato dal Governo, che comunque non soddisfa l’intero fabbisogno nazionale, in un’Università in cui l’attivazione delle Scuole è ancora un problema molto serio per gli studenti e per l’Azienda Ospedaliera. Infine, sono doverosi da segnalare i tanti giusti passaggi sulla questione dell’abilitazione scientifica, sulla necessità di semplificare e sul valore della ricerca.
Tuttavia, non cambia il giudizio su un intervento che poteva dare molte più speranze, quantomeno rilanciare pubblicamente una serie di problemi rilevanti per il Sud e per il suo sistema universitario. Mentre, invece, il dato che emerge è una visione politica ancora troppo insensibile o, in alcuni casi, inconsapevole delle enormi sofferenze e difficoltà dell’Università nel Mezzogiorno, degli studenti con pochi mezzi e dei giovani laureati costretti a costruire il proprio futuro altrove.

* 
Consigliere nazionale degli studenti universitari

redazioneIconfronti

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