Lun. Ago 19th, 2019

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Quei trentamila “ascari” al Sud che hanno scelto la Lega

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L'incredibile dato conferma lo sfregio alla frastagliata identità del Sud, che si piega ai "barbari" padani
di Gianmaria Roberti
Foto: loravesuviana.wordpress.it
Foto: loravesuviana.wordpress.it

In Campania sono 6.929 al Senato e 5.772 alla Camera. In Sicilia rispettivamente 3.279 e 2748. La Puglia invece ne sforna 1.469 per Palazzo Madama e 1.457 per Montecitorio. Sono circa 30.000 i voti meridionali per la Lega nord, contando anche Abruzzo e Molise, altri lembi del defunto regno e Due Sicilie, dove filtra il sole delle Alpi. “Ascari!” gridano i movimenti meridionalisti, in un rigurgito antisabaudo. Sono 30.000 sfregi alla già frastagliata identità del Mezzogiorno. Il Sud non capitola davanti ai barbari padani, questo no. Ma perché è già capitolato 150 anni fa, e non s’è mai più rialzato. E quindi camminano nell’indifferenza di tutti, quei 30.000 meridionali, forse ascari o forse “colonizzati”, nell’analisi più benevola, che nella cabina elettorale hanno messo una croce su Alberto da Giussano. Sindrome di Stoccolma di massa? Magari ingenue vittime della propaganda. Li avrà ipnotizzati la faccia baffuta di Maroni, che si vanta di aver dato la caccia ai mafiosi nelle terre dimenticate del Sud, dove avevano fallito tutti i predecessori, spesso meridionali. Quando perfino Roberto Saviano parlò di lui come bravo ministro degli Interni, salvo rimangiarsi tutto, e attaccarlo perché negava l’avanzata delle cosche al nord.
“Volendo forzare la mano per fare un esempio, è come se si fosse votato nei campi di concentramento e gli ebrei avessero votato in massa per i nazisti o comunque per la coalizione dei nazisti” osserva con rabbia la pagina Briganti su Facebook, altro bastione dell’irriducibile antinordismo. Se Maroni ricorda i successi nell’antimafia, del “modello Caserta”, con la sinergia tra forze dell’ordine, che non si pestavano più i piedi e acciuffavano i latitanti, bisognerà pur rammentare che boss e picciotti finivano dentro grazie a magistrati e uomini in divisa, se la Costituzione, e la divisione dei poteri, hanno ancora un senso. Ma intanto rimbalzano quegli oltre 700 voti lumbard, rastrellati in Basilicata, la patria di Giustino Fortunato. E suonano come ultimo sberleffo alla questione meridionale, rinnegata dagli stessi meridionali. Sepolta dalla crociata contro il Sud sfaticato e sprecone, a cavallo tra prima e seconda Repubblica. E ora cancellata dall’album di famiglia dagli stessi figli suoi, come si fa coi parenti impresentabili. In tanti ne hanno perso memoria. Alcuni infieriscono sulle sue spoglie, come i 2.200 calabresi elettori della Lega. Il movimento che ha come slogan “prima il nord”, e nell’agenda non mette la lotta alla povertà in Calabria, un abisso tra i più profondi d’Europa. Traditore, perfino masochista, chi vota per il Carroccio. O solo disilluso, di fronte all’immobilismo della politica. “Bisogna riflettere, noi per primi, sul dato evidente e cioè che il Sud soffre ancora di un gravissimo male culturale ed identitario” annota la pagina dei Briganti, sconfortata.

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