Quel 42,5% è l’inconsapevole suicidio del Pdl

Quel 42,5% è l’inconsapevole suicidio del Pdl
di Gigi Casciello

Non c’è da girarci intorno. Ridotti come sono, Pdl, Lega ed Udc, i primi due storditi prima dalle inchieste giudiziarie e poi da un’evidente crisi di
consensi e di identità, il terzo sempre più combattuto tra la presunta appartenenza postdemocristiana e una moderna posizione laico-moderata, pensano che per salvarsi non resti che aggrapparsi a Monti. La Lega fa finta di niente ma è chiaro che dietro la proposta di fissare al 42,5% dei consensi il premio di maggioranza ci sia la percezione di una sconfitta inevitabile e quindi il tentativo di evitare che altri passino per la cassa di una ripresa economica che dovrà pur arrivare anche per l’Italia.
E con un’inevitabile ingovernabilità per una maggioranza che non ci sarà nemmeno dopo il voto sarà inevitabile “riconvocare” Monti ed il suo governo di tecnici, magari con qualche ministro nominato dai partiti che lo sosterrebbero.
Quali? Gli stessi di ora: Pdl, Udc e naturalmente Pd che in nome del “senso di responsabilità” non potrebbe sottrarsi. Ragionamento persino banale ma che conferma l’assoluta mediocrità di ciò che resta dei vertici del Pdl, preoccupati di restare a galla comunque piuttosto che cercare una terza via, oltre il montismo e l’arroccamento berlusconiano.
Eppure il Pdl, proprio guardando all’errore fatale di Berlusconi, avrebbe potuto costruire un’alternativa. Berlusconi sarebbe ancora al Governo, nonostante Ruby, le olgettine e Lavitola, se avesse intuito che solo bloccando le smanine monopoliste tedesche sarebbe stata bloccata la speculazione. All’ex premier sarebbe bastato denunciare davvero l’inutilità di una Banca centrale che non ricorre all’acquisto di titoli di Stato creando così nuova moneta contenendo il costo del debito pubblico tenendo bassi i tassi d’interesse.Ma a Berlusconi è mancato il coraggio di portare al tavolo dell’Europa i fatti veri: che nel 2011 il surplus di bilancio dell’Italia era ed è superiore a quello della Germania, che il nostro Paese ha un tale patrimonio da garantire il debito nei confronti dei creditori, che gli italiani hanno una ricchezza fino a cinque volte superiore a quella dello Stato. Ma nell’estate del 2011 Berlusconi credette che il suo più grande problema era di guardarsi da Tremonti e quando la situazione precipitò si trovò isolato in Italia e beffeggiato dalla Merkel e da Sarkozy.
Se in quei mesi Berlusconi avesse infine chiamato Draghi alle proprie responsabilità avrebbe sparigliato i giochi nel resto d’Europa ed oggi il destino dell’Italia, e non solo, non sarebbe legato alle volontà ed agli appetiti tedeschi. Insomma, oggi il centrodestra avrebbe ancora un leader ed il Pdl non sarebbe un partito acefalo con personaggi improbabili alla ricerca di un ruolo e di un futuro politico.
E così, nel nulla che avanza, agli Alfano e soci non sembra vero di consegnarsi nelle mani di quel sistema di potere che non solo ha sottratto sovranità al Paese ma ha di fatto pensionato Berlusconi riuscendo dove aveva fallito anche la Procura di Milano. Ma raccoglieranno briciole perché il voto moderato guarda altrove deluso dal berlusconismo ed avvilito dal montismo.
Anzi, guarda nel vuoto e rappresenta quell’astensionismo che ormai supera il 50% degli elettori. Come è accaduto in Sicilia, prima roccaforte di un impero che è ormai è agli ultimi giorni. Insomma, ci vorrebbe un vero partito popolare. Quel partito che Forza Italia non è mai diventato, incapace di andare oltre l’intuizione populista berlusconiana. E che un Pdl acefalo ed autoreferenziale non potrà mai essere.

redazioneIconfronti

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