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Quel misterioso Quizzy nella palude limacciosa del Cavaliere

Quel misterioso Quizzy nella palude limacciosa del Cavaliere
di Carmelo Currò

Chi ricorda il Quizzy? Quasi nessuno, credo. Eppure fu croce e delizia per molti consumatori, per gli ideatori e per gli “editori” fortunati. I quali ultimi fecero di uno tra i primi telecomandi un metodo interattivo per far sentire protagonisti i telespettatori e per rimpinguare le proprie casse di denaro multiuso.
Nacque nell’ottobre 1993, testimonial Mike Bongiorno nel corso della sua trasmissione “Tutti per uno”. Interagendo da casa con il programma televisivo, era possibile rispondere rapidamente alle domande dei quiz che sarebbero stati lanciati in diverse trasmissioni delle reti berlusconiane senza usare immediatamente il telefono. La scatola costava 38.900 lire, si sarebbe potuta acquistare in edicola e si garantiva un anno completo di uso, con la possibilità di vincere numerosi premi in palio, cominciando dal fortunato gioco “La ruota della fortuna”.
Purtroppo, dopo sette mesi di attività, il Quizzy terminava la sua carriera, ingoiato nei meandri del silenzio ufficiale, senza avere in alcun conto la promessa dell’anno di uso e le proteste degli utenti, e ripiegando sull’utilizzo di un mensile omonimo per continuare in qualche modo i giochi. La Edifin, società che aveva ideato il gioco, sostenne di non averne alcuna colpa, visto che per i suoi affari le vendite comprese fra i 200 e i 300.000 pezzi andavano anche benissimo. L’azienda invece rinviava in pratica a non precisati problemi di organizzazione.
Erano i tempi della scalata già allora contrastatissima di Silvio Berlusconi a un potere senza precedenti nell’Italia repubblicana; e le cronache erano piene dei tentativi di giudici e giornalisti di far luce sulle origini e la conduzione delle sue fortune economiche. Fatture false di Dell’Utri, sospetti che alle spalle di alcuni candidati di Forza Italia vi fosse la massoneria “deviata”, Paolo Berlusconi al centro di una vicenda sulle tangenti Cariplo, la notizia di una biografia del Cavaliere “sparita”  (“rastrellata”) dalle librerie sul finire degli anni ’80 non per successo editoriale ma perché acquistata in tre settimane da “mani ignote, il Milan nell’occhio del ciclone.
C’erano tanti motivi di preoccupazione e di dibattito per il pubblico. E il Quizzy sparì presto dalle cronache. Qualche giornalista che si fece i conti, aveva previsto che il gioco avrebbe fatto incassare una discreta somma con l’uso del telefono. I premi sarebbero toccati ai più veloci nel comporre i numeri. Dopo ogni puntata di trasmissioni, infatti, gli utenti del quizzy avrebbero dovuto telefonare tramite il 144 con tariffa maggiorata di 635 lire. Di queste, 307 spettavano alla società telefonica Sip, 164 alla Edifin, 164 ad Audio 5, società che per Berlusconi gestiva il 144. A sua volta, Audio 5 apparteneva alla Diakron, azienda incaricata di fornire i sondaggi a Berlusconi e di sua proprietà. Un giro di interessi (circa 15.000 telefonate dopo ogni trasmissione) che faceva scrivere al Manifesto  come il Quizzy fosse uno tra i metodi di Forza Italia per rastrellare danaro utile alle consultazioni elettorali.
Si disse poi come la mentalità aziendale non avrebbe consentito che un gioco potesse rimanere in campo senza un tornaconto immediato; e si pensò che il Garante avesse idea di conteggiarlo nella pubblicità. Ma è stato detto anche altro. Cioè che il Quizzy non aveva niente di interattivo, non c’era al suo interno un collegamento ad infrarossi, e vi si trovava solo un sistema di memorizzazione delle domande e risposte dei quiz, note già da mesi ai loro ideatori. Insomma, si vuole dire che era meglio che l’aggeggio sparisse?
Fu il primo lancio berlusconiano a sparire. Poi fu la volta del milione di posti di lavoro che il Cavaliere aveva promesso.

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Commenti (1)

  • cesare casale

    La memoria archivistica e le ricerche di Carmelo Currò costituiscono un grande servigio per la nostra mentalità critica che troppo spesso si lascia sedurre dalle parole dei politici

    Rispondi

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