Quel reazionario “maestro” d’utopia

Quel reazionario “maestro” d’utopia
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Con le “Fiabe” Carlo Gozzi intese contrapporsi in modo polemico al realismo goldoniano. Ammirato dai romantici e dallo Schlegel, in particolare, Gozzi fu il beniamino anche degli altri intellettuali del gruppo di Jena. Lo stesso, Goethe dopo aver assistito ad una sua messa in scena a Venezia nel 1786 osservava: “La tragedia di ieri mi ha insegnato parecchie cose. Ho capito anzitutto come gli italiani sanno trattare e declamare i loro giambi endecasillabi; ho poi compreso con quanta abilità il Gozzi sappia ottenere la fusione delle maschere con le figure della tragedia. È questo il vero spettacolo per questa gente, la quale vuol essere commossa dalle azioni atroci; non prova compassione, né sente tenerezza per gli infelici, ma gode soltanto se l’eroe parla bene; per questo tiene molto alla recitazione, ma, nel tempo stesso, vuol ridere e divertirsi anche a qualche facezia”. Gli aspetti allegorici, la dimensione spettacolare e fantastica nonché la ricercatezza del linguaggio delle sue opere, fecero del “conte reazionario” uno scrittore di primo livello, imponendolo alle élite culturali europee. L’alternanza di uno stile melodrammatico, sublime e comico restarono anche in seguito le caratteristiche che lo imposero presso gli innovatori degli anni appena successivi. Quanto, per fare solo un esempio, la drammaturgia di Gozzi abbia influito sugli avanguardisti russi del primo novecento per rompere l’egemonia imperante del realismo, è cosa risaputa. I non pochi lettori italiani che hanno avuto la fortuna di leggere l’affascinante libro di Angelo Maria Ripellino “ Il trucco e l’anima” sanno bene quanto i suoi testi in mano a gente come Vactangov e Mejerchol’d rappresentarono il punto massimo di rottura polemica contro il loro antico maestro, Stanislawskij. In realtà, il gioco teatrale esibito, le sottolineature ludiche, gli stilemi della gloriosa “commedia dell’arte”, costituirono gli strumenti più efficaci per lottare contro un’arte teatrale troppo assoggettata ai dettami di un realismo ormai imperante da alcuni decenni. Paradossalmente, fu proprio grazie al “reazionario” Gozzi che alcuni giovani rivoluzionari russi di quel primo decennio del novecento poterono costruire quell’utopia del moderno che fu radice di tutte le avanguardie.

redazioneIconfronti

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