Quel teatro in casa evocando Ugo Marano

Quel teatro in casa evocando Ugo Marano
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Le stagioni teatrali in città sono quasi tutte cominciate e dai primi dati sembra che in tutte le sale sia cresciuto anche il numero degli abbonamenti venduti. Tutto ciò potrebbe far pensare da una parte ad un ritorno di interesse verso il teatro e lo spettacolo più in generale, dall’altro ad una crisi economica che sta lentamente lasciando il campo ad un futuro meno ansiogeno. Può essere che questo sia vero. In realtà, se analizziamo la cosa più da vicino non si può non costatare quanto il teatro e con esso la società tutta vivano una crisi profondissima. I teatri si riempiono di nuovo ma spesso non sono altro che cerimonie vuote che hanno perso qualsiasi effetto di necessità e vitalità. I repertori sono sempre gli stessi e una totale indifferenza sembra serpeggiare tra il pubblico. In questo clima, ecco che gli uomini di teatro più sensibili stanno cercando nuove strategie per rendere daccapo necessario il loro operare. Una di queste, da un paio d’anni a questa parte, sembra essere il teatro fatto nelle case di privati. A Napoli come in altre città questi spettacoli sono molto richiesti e stanno ottenendo un buon successo. Certo si tratta di piccoli numeri ma la cosa funziona non fosse altro perché il poco pubblico presente non è occasionale ed indifferente ma motivato e maggiormente partecipe. A tale proposito vorrei ricordare che un esperimento in tal senso fu fatto già una quindicina d’anni fa proprio grazie alla collaborazione tra la mia compagnia e un artista straordinario scomparso da qualche anno, Ugo Marano.  Per me Ugo aveva qualcosa di mitico. La sua figura alta, severa; il suo volto scarno, con una bella barba folta e non curata lo rendevano ai miei occhi una figura senza tempo. Un tipo da romanzo russo perso nelle nebbie di Pietroburgo a cercare la vita o un pescatore siciliano rimasto di fronte al mare inseguendo le sue correnti marine. Ugo amava molto la vita, le arti e il teatro. Ricordo una serata bellissima a Capriglia, dentro la sua casa museo. Mettemmo in scena in quel magico spazio, le Elegie Duinesi, con Michele Monetta, Rosanna Di Palma e Geppino Gentile. I versi di Rilke, tra le sue opere apparvero agli ascoltatori, nuovi. Alla fine, con una grazia contadina d’altri tempi, Ugo offrì agli spettatori piccole cassatine fatte apposta per l’occasione e vino “Passito”. Quel gesto, nobile e naturale insieme, donarono a quella serata un che di esclusivo ed indimenticabile.

Dal 7 dicembre 2014 al 1 marzo 2015 la figura di Ugo Marano sarà ricordata attraverso una mostra di sue opere, curata da Massimo Bignardi presso il FRAC di Baronissi.

 

redazioneIconfronti

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