Quella fiducia che sa di sfiducia

Quella fiducia che sa di sfiducia
di Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

No, egregio signor Renzi, la fiducia sull’Italicum non la puoi proprio mettere. Se si trattasse di un provvedimento per il lavoro dei giovani correrei a Roma e starei lì per ore a inneggiarti e a convincere gli altri a sostenerti. Perché di questo avremmo veramente bisogno. Se fosse un sacrosanto accorgimento per far pagare le tasse ai furbetti che dilagano nel paese o ai ricchi che sono ancora garantiti da leggi ultra-favorevoli, se fosse un coraggioso decreto contro la casta, per togliere potere e arroganza ai politici abbarbicati ai propri privilegi, potrei iniziare seriamente a pensare di votarti. Allora sì che saresti degno ai miei occhi. E invece, si tratta di una miserrima legge elettorale, venduta per miracolosa, propinata persino agli ignari Americani come rimedio ineludibile per risolvere tutti i mali dell’Italia. E da lì, via con la consueta retorica delle trasformazioni epocali, dell’italica nazione che resuscita, che è capace di far ripartire l’economia, del mondo ottuso che dovrà accorgersi che ci siamo pure noi e bischerate del genere. Manca solo la retorica del milione dei posti di lavoro, degli aerei e ristoranti pieni e il quadro sarebbe tristemente perfetto. Tanto, le similitudini con i governi Berlusconi sono proprio tante.

No, egregio signor Renzi, l’economia non c’entra un piffero con questa tua bravata elettorale. Almeno non direttamente.

Oh! Intendiamoci, mica siamo stupidini! Sappiamo bene cosa c’è dietro. Ti fai la tua brava legge elettorale ad personam (come hanno fatto anche altri in passato, ma questo non può essere un’attenuante, semmai, per te, nuovo che avanza, rottamatore, è un’aggravante!), ti crei il Parlamento monocamerale a tua immagine e somiglianza, con tanti deputati servili e accondiscendenti, e ti fai votare tutti i provvedimenti che vuoi tu senza alcuna voce dissenziente, senza nessuno che ti freni, senza dialogo con chi non è d’accordo con te, senza alcuna concessione al dibattito democratico, senza alcuna persona che disturbi, come abitualmente si dice, il manovratore.

No! Egregio signor Renzi. Questa è una fiducia che sa di arroganza, perché vuole togliere alla democrazia qualche residuale valore di partecipazione, e che, nel profondo, come tutti gli atti prepotenti e arroganti venduti per miracolosi e modernizzanti, nasconde la totale sfiducia nelle proprie capacità di mediazione. È una fiducia che sa di sfiducia. È proprio qui che stai fallendo, egregio signor Renzi. Chi si trincera dietro al voto degli amici fidati e rinuncia quasi del tutto al dibattito e non accoglie alcuna proposta che possa migliorare l’Italicum sta rinnegando le radici democratiche del proprio essere politico, sta abiurando la sua stessa storia di uomo di un partito che dovrebbe essere dentro (sic!) la storia del partito socialista europeo.

È una fiducia che sa di sfiducia nella forma e ancor più nella sostanza. Vuoi tutto e subito, come la storia, vecchia quanto il mondo, della botte piena e della moglie ubriaca. Avrai pure la moglie ubriaca, sono fatti tuoi, ma non riuscirai a ubriacare tutti gli Italiani.

redazioneIconfronti

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