Quell’antimafia corrotta che puzza di mafia

Quell’antimafia corrotta che puzza di mafia
di Andrea Manzi
Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia
Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia

L’antimafia ha cambiato pelle e sembra stia per fare una brutta fine.

Nel suo nome ormai si combattono false battaglie, si consumano delitti, si pianificano carriere, si alimentano scandali degni di quella cultura mafiosa che, a parole, si dice di voler contrastare. Circa un mese fa, I Confronti lanciarono l’allarme, amplificando le preoccupazioni del magistrato Catello Maresca, 43 anni, da 11 presso la direzione antimafia di Napoli. Il pm campano aveva denunciato il settarismo di “Libera”, che gestirebbe in regime di monopolio “e con modalità anticoncorrenziali”, i beni sequestrati alle mafie. “Registro e osservo – dichiarò il magistrato, in un’intervista rilasciata a Panorama – che associazioni nate per combattere la mafia hanno acquisito l’attrezzatura mentale dell’organizzazione criminale…”. Un j’accuse che trova, ora, una puntuale conferma in tre nuovi libri in arrivo, dedicati proprio a quanti sfruttano l’antimafia. L’anticipazione di Attilio Bolzoni, nella pagina della Cultura de la Repubblica di venerdì 12 febbraio, dà infatti notizia di questo rinnovato interesse saggistico per la decomposizione del tessuto morale dal quale trasse origine la combattiva forza conosciuta come “antimafia”. Dal delitto del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, infatti, originò il moto di sdegno che ha favorito, negli anni, un’energica azione di contrasto alla criminalità organizzata. Si è trattato di una convinta e vigorosa manifestazione di disagio esistenziale e civico, sostenuta da una progressiva presa di coscienza del valore della libertà come pre-condizione di una democrazia moderna. Purtroppo qualcosa, anzi molto, di quello spirito si è perso e dietro il paravento di protocolli territoriali per la legalità si nascondono ormai interessi al guadagno, alle carriere e alla scalata sociale.

I tre libri in arrivo sono: “Contro l’Antimafia” di Giacomo Di Girolamo (Saggiatore), già domani, sabato, in libreria; “Antimafia Spa” di Giovanni Tizian e Nello Trocchia (Chiarelettere) e “Le trappole dell’Antimafia” di Enrico Del Mercato ed Emanuele Lauria (Laterza). Tre titoli emblematici, ma soprattutto tre gravi denunce del lobbismo antimafioso che ha corrotto un fronte civico per anni schierato in difesa della civile convivenza. “L’Antimafia ha perso – spiega Di Girolamo – perché si è creato un circuito in cui tutti ci guadagnano”. Si tratta di un flusso considerevole di danaro pubblico che incrocia ambizioni incontenibili di consulenti, conferenzieri, esperti, suggeritori, centri di cultura e di invisibile promozione, università, scuole, editori, organi di informazione. Ad elargire i fondi sono più casse, tutte generose ed efficientissime: ministero dell’Interno, Pubblica Istruzione, amministrazioni pubbliche, Regioni in primo luogo. Quasi sempre, i soldi arrivano a destinazione senza bando, rapidamente e con modalità sorprendentemente dirette e “discrete”. Un’eccezione di efficienza e di tempismo nell’Italia della lentocrazia. Molti, troppi antimafiosi con bollino blu sono, però, finiti in carcere per gravi reati, favoriti dall’assenza di ogni sensibilità per l’etica pubblica. Si tratta di loschi figuri in doppiopetto saliti sul grande, costosissimo baraccone delle meraviglie, costruito sul sangue delle vittime e sulle vessazioni dei più deboli. A proposito, quanti sono i distacchi sindacali di personale pubblico ufficialmente all’opera in associazioni antimafia? E quanto costano allo Stato, questi esoneri spesso ingiustificati?

Il vice presidente del Csm Legnini, ricorda Bolzoni, ha manifestato sconcerto “per la vicenda dei patrimoni sequestrati convertiti in commercio familiare”. Su questo punto, si è registrato anche l’allarme del ministro della Giustizia Orlando, che ha già convocato per i prossimi giorni gli “Stati Generali dell’Antimafia”. Una mobilitazione ampia, proprio mentre i nuovi tre libri/denuncia sull’Antimafia degenerata e corrotta stanno per raggiungere il mercato, con i loro inquietanti interrogativi e soprattutto con storie che difficilmente saranno digerite e metabolizzate dall’allegra faciloneria italica.

Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, è da mesi impegnata in un’operazione di smascheramento di questo fenomeno. Il suo obiettivo è di rilegittimare il vasto movimento dell’Antimafia, separando il grano dal loglio. Siamo così arrivati al paradosso di un’antimafia che indaga sull’antimafia, ma i tempi richiedono approfondimenti accurati e coraggiosi. Il grande raggiro dei professionisti dell’Antimafia, che inquietò Leonardo Sciascia, ha assunto dimensioni intollerabili, che preoccupano quasi quanto la mafia. Se non di più.

In copertina, Leonardo Sciascia

redazioneIconfronti

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