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Quell’oscuro oggetto del desiderio…

Quell’oscuro oggetto del desiderio…
di Nicoletta Tancredi

500-porte_battente-48836-b-1Quatta, quatta mi avvio verso il bagno. Una cosa da niente. Un atto fisiologico che non prende più di due minuti. Nonostante la panciera per sostenere il pancione. E incluse le mani lavate.
Le bambine stanno giocando nella stanza accanto. Meglio non farsi vedere. Così procedo a passo lento e felpato. Oddio, non mi si immagini proprio come un felino in agguato. La mia andatura è più da elefantessa in attesa di gemelli. Ma sono comunque silenziosissima. È questo che importa. Non devono sentirmi. Si dà il caso, infatti, che ogniqualvolta si accorgono che mi avvio verso il bagno, piombano immediatamente ed entrambe con una certa urgenza. “Mamma, mamma mi scappa” – fa Paola, mentre prende il vasino. “Acqua!” – esclama Camilla mentre apre il rubinetto del bidet. E quindi Paola si alza, in un felice “l’ho fatta”. Ma cosa le avrò fatto mangiare? E intanto Camilla, sempre vigile, lascia il bidet e si muove per andare a svuotare lei il vasino della sorella. Dove? Ma nel wc ovviamente. Anche se la mamma ci sta seduta sopra.
Stavolta invece potrò godermi due minuti di solitudine. Io e il mio pancione. In questo caldo pomeriggio di ottobre.
Le due bamboline avranno trovato un gioco molto interessante da fare insieme. Non le sento nemmeno discutere. Stanno crescendo, amori di mamma.
Cerco di buttare l’occhio per vedere che cosa stiano facendo esattamente. Ma devono essersi messe sotto al tavolo. Forse giocano con la culletta di Cicciobello o con le costruzioni. Non le vedo. Ma non mi sporgo oltre. Se mi intercettano, è la fine.
Anzi, meglio non far sentire neanche il rumore della maniglia del bagno, che è un po’ cigolante. Mi appoggio lentamente, roteando sulle punte, graziosa come una ballerina di Botero. Apro la porta, mentre volgo lo sguardo a destra e a sinistra. Nessuna voce, niente “mammaaaa”. Faccio due passettini, sempre in punta di piedi. Sono in bagno. Nessuno mi ha visto. Sono meglio dei servizi segreti. Col fiato sospeso, richiudo la porta e finalmente mi giro verso l’agognata poltrona. La seduta del silenzio e della solitudine. Della liberazione e della libertà. Ed ecco è in questo preciso momento che il respiro non mi ritorna in gola.
32-1074Eccole le mie pargole! Più indaffarate di estetiste e parrucchiere il 31 dicembre. Sul pavimento c’è l’impossibile. Dai trucchi di carnevale ai bigodini che non ho mai usato e neanche sapevo di avere. Spazzole, phon, piastra. Una bambola se ne sta in disparte con una ciocca fucsia e un colore poco distante. Più pimpante di una ballerina di can-can Paola mi chiede: “Faccio bella anche te, mamma?” mentre continua ad acconciare la sorella, che ha i capelli mezzi bagnati. Poi guardo Camilla. Su un’espressione seria e compita di chi si sottopone a un po’ di torture per apparire meravigliosa al gran ballo ci sono tratti di rossetto rosso. Pare uscita da un manicomio. Intorno al bidet è un lago. “Mamma, perché ho fatto lo shampoo a Camilla”.
“Ti faccio bella, mamma?” – mi chiede di nuovo Paola.
“No, grazie, ero venuta solo per fare la pipì”.
“Ok!” mi dà il consenso Camilla.

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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